REGGIO CALABRIA: INCONTRO ASSOCIAZIONE ANASSILAOS

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Un episodio lontano di storia reggina risalente al 1543 quello da cui prende le mosse l’avvincente libro di Paolo Mobrici, medico chirurgo, cultore di Storia del Meridione, di Archeologia, di Numismatica nonché socio benemerito della Deputazione di Storia Patria per la Calabria nel libro, edito da Laruffa, “Il corsaro Barbarossa e la giovane Maria Gaitàn (1543 Reggio Calabria – Costantinopoli)” che sarà al centro di un incontro promosso dall’Associazione Culturale Anassilaos, congiuntamente con la Biblioteca Pietro De Nava, nell’ambito degli incontri promossi dal Comune di Reggio Calabria in occasione del  50° della scoperta dei Bronzi di Riace, che si terrà giovedì 13 ottobre alle ore 17,30 presso la sala Giuffrè della Biblioteca. Reggio Calabria per tutto il Cinquecento e i primi anni del Seicento fu oggetto di ripetuti attacchi da parte delle forze turchesche nell’ambito di un conflitto per il predominio del Mediterraneo che vedeva la Spagna di Carlo V e poi di Filippo II in lotta con l’Impero Ottomano con il cristianissimo Re di Francia ad aiutare i Turchi in funzione antispagnola. Inaudite violenze e soprusi, provocate dai pirati e corsari barbareschi colpirono così le località costiere dell’area del Mediterraneo e Reggio tra queste, priva com’era, al contrario della vicina Messina, di difese naturali. Dominò questo scenario il corsaro Khair ad-Dīn, detto Barbarossa, prima Beylerbeyi di Algeria, Tunisia e Libia e poi vassallo di Solimano il Magnifico, che lo nominò Grande Ammiraglio della marina turca e Governatore dei Governatori del Nord Africa ottomano. In questo contesto che vide sempre la popolazione reggina costretta a rifugiarsi nelle alture e nel 1543 – come racconta lo Spanò Bolani – nel fossato del Castello sperando che le truppe ivi acquartierate potessero meglio difenderla, appare un personaggio che sarebbe rimasto anonimo nella Storia se non avesse incontrato, nel 1543, il corsaro ottomano durante il suo attacco a Reggio.  Maria Gaitán (Gaetano), figlia diciassettenne del castellano di Reggio fu da questi  rapita, costretta a sposare l’ultrasettantenne Khair ad-Dīn e condotta nella favolosa Costantinopoli di Solimano. Ella assurge così a simbolo di violenza subìta, della coercizione fisica e psichica della persona e soprattutto, come dimostrano le vicende belliche di questi mesi, della donna sempre considerata preda.

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