Rende (4.2.2026) – “L’Intelligence nella pubblica amministrazione italiana” è il titolo della lezione tenuta da Luigi Fiorentino, Capo Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, nell’ambito del Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
Fiorentino ha aperto la lezione illustrando il ruolo delle pubbliche amministrazioni nel rapporto con l’Intelligence, in particolare, esse devono configurarsi sempre di più come sensori istituzionali, vale a dire come soggetti in grado di cogliere e interpretare segnali e tendenze in atto nelle istituzioni, nell’economia e nella società civile di interesse per il sistema paese e che meritano di essere monitorati ed analizzati dal sistema di intelligence.
Il docente ha, quindi, evidenziato il cambiamento che egli stesso ha avuto della percezione dell’Intelligence nel corso della sua carriera professionale. Quarant’anni fa era complesso definirne i contorni organizzativi e funzionali, oggi, invece, è molto più chiaro il ruolo anche nel rapporto con le istituzioni e per i cittadini.
Oggi l’Intelligence è riconosciuta come un elemento fondamentale per garantire la stabilità democratica. Importante è il controllo esercitato dal Parlamento attraverso il COPASIR.
Fiorentino, passando all’esame del sistema pubblico nel suo complesso, ha evidenziato l’esigenza di soffermarsi sulla necessità di declinare le pubbliche amministrazioni al plurale, riprendendo l’approccio del maggiore studioso di diritto amministrativo del secolo scorso, Massimo Severo Giannini.
Tale declinazione trova fondamento nella diversificazione non soltanto funzionale, ma anche dei modelli operativi e gestionali di un sistema che oggi comprende complessivamente oltre tre milioni e trecentomila dipendenti.
Il docente ha successivamente illustrato il nodo fondamentale del rapporto tra Intelligence e amministrazioni pubbliche, riconducendolo sostanzialmente alla questione dell’interesse nazionale.
L’interazione tra questi sistemi è necessaria per prevenire situazioni patologiche potenzialmente in grado di costituire un vulnus per la democrazia. A sostegno di questa tesi, Fiorentino ha richiamato le conclusioni degli studiosi della Cornell University Bunce, Pepinsky e Roberts, secondo i quali la ridotta capacità dello Stato produce una limitazione della democrazia, poiché la progressiva erosione della solidità degli apparati pubblici si riflette inevitabilmente nel rapporto tra cittadini e istituzioni, generando sfiducia e minando il tessuto democratico.
L’Intelligence proprio di fronte a situazioni complesse, a valle di un’attività di analisi, può fornire suggerimenti all’Esecutivo per l’adozione di politiche finalizzate a tutelare l’interesse nazionale.
Un ulteriore aspetto fondamentale relativamente al rapporto tra Intelligence e amministrazioni pubbliche attiene al governo dell’economia. A tal fine si evidenzia il ruolo del Golden Power. Tale strumento, attraverso un tavolo di coordinamento favorisce un flusso informativo strutturato tra i dicasteri competenti e le Agenzie, in relazione ad investimenti suscettibili di avere un impatto sulla sicurezza nazionale. Le analisi e i pareri emersi in sede di coordinamento diventano fondamentali ai fini della decisione del Governo sull’esercizio o meno del Golden Power.
Fiorentino ha richiamato successivamente il tema delle fake news, tema quanto mai attuale direttamente correlato alle problematiche del nostro sistema educativo e di istruzione. Infatti, tali sistemi devono essere capaci di formare cittadini in grado discernere tra notizie vere e false, ponendosi con un’ottica critica verso un sistema di notizie “alluvionale”.
La soluzione prospettata da Fiorentino è l’adozione di politiche dell’educazione più incisive, che rafforzino il sistema scolastico, valorizzando il ruolo dei docenti, in termini anche di riconoscimento economico.
In tale contesto è ancora una volta fondamentale la capacità di analisi dell’Intelligence, indispensabile per fornire al Governo gli elementi necessari per orientare le proprie politiche in modo mirato, con esame anche delle possibili ricadute in termini sociali.
Un ulteriore tema trattato dal docente attiene al funzionamento delle pubbliche amministrazioni.
Le pubbliche amministrazioni, in questa prospettiva, vengono concepite come un’Intelligence collettiva, un sistema di vasi comunicanti in grado di generare un flusso di dati strutturato, utile sia per la definizione di politiche pubbliche, sia per l’attività di monitoraggio.
Fiorentino ha poi analizzato il sistema pubblico, evidenziando come lo stesso non sia più unitario, ma composto da una pluralità di soggetti, sia pubblici che in forma privata, che si affiancano ai Ministeri in un modello pulviscolare. Una delle principali fragilità di questo modello attiene all’impatto gestionale che si traduce in lentezze, in un aggravamento dei procedimenti e molto spesso in carenza di integrazione tra i livelli di Governo.
In tali prospettive sarebbe importante il superamento di questa frammentazione con l’implementazione di funzioni di project management che aggreghino e coordinino le attività dei singoli soggetti, garantendo l’efficienza complessiva del sistema. A questo profilo si collega indissolubilmente il tema del reclutamento della dirigenza pubblica, la cui capacità dal punto di vista organizzativo è essenziale per il funzionamento degli apparati.
La carenza di efficienza e credibilità delle istituzioni favorisce, difatti, la disaffezione verso il sistema democratico, fenomeno che rischia di essere amplificato dalla circolazione di fake news.
Il docente ha affrontato poi il ruolo delle esternalizzazioni ed in particolare delle società di consulenza nelle Pubbliche Amministrazioni. Ha evidenziato, in particolare, i rischi che un utilizzo poco oculato di tali strumenti può rappresentare in termini, ad esempio, di conflitti di interesse, e di accesso a dati riservati nonché di un loro utilizzo per finalità privatistiche.
In tale ambito, il ruolo che può svolgere l’Intelligence è importante in termini di prevenzione di fenomeni che possono indebolire la struttura pubblica esponendola ad interessi privati.
Da ultimo Fiorentino ha richiamato l’esigenza di un allineamento tra PA ed evoluzione tecnologica. Le trasformazioni indotte dall’informatizzazione e dalla digitalizzazione, fino all’attuale fase della digitalizzazione evoluta, con l’utilizzo della IA, hanno contribuito a ridefinire il profilo delle amministrazioni pubbliche, ma hanno parimenti messo in evidenza la necessità di un coordinamento e di una governance centralizzata sull’utilizzo di queste tecnologie, per massimizzarne l’impatto in termini di produttività e di cambiamento organizzativo.
In conclusione, al fine di massimizzare l’integrazione operativa del sistema pubblico con l’intelligence è fondamentale il rafforzamento di percorsi formativi su tali ambiti.




