In questi giorni in cui Eolo e Nettuno non danno tregua, mi ha fatto compagnia un coinvolgente romanzo : La Levatrice di Bibbiana Cau. Edizioni NORD.
Il romanzo è ambientato in Sardegna nel 1917, a Norolani(paese immaginario)dove la terra, il vento, i profumi, i gesti quotidiani e i costumi comunitari sono restituiti con grande intensità, rendendo la lettura immersiva.
La protagonista è Maddalena Devaddis, conosciuta da tutti come Mallena, una levatrice empirica che esercita il suo mestiere da molti anni
Ha imparato l’arte dell’assistenza al parto da sua madre e mette le sue conoscenze al servizio delle donne più povere, senza mai chiedere denaro, diventando un punto di riferimento nella comunità.
Mallena incarna il sapere tramandato oralmente , esercita attraverso pratiche antiche, è legata alla natura e usa esclusivamente erbe medicinali.
Quando il marito Jubanne torna ferito dalla guerra, Mallena chiede il riconoscimento economico per il suo lavoro al consiglio comunale, ma ottiene un rifiuto.
Nel frattempo il Consiglio Comunale decide di assumere un’ostetrica diplomata, arriva così dal “Continente”, in paese, Angelica Ferrari
Angelica rappresenta la medicina “ufficiale”, simbolo delle trasformazioni sociali e sanitarie in corso all’inizio del Novecento.
Anche lei ha dovuto combattere contro stereotipi e pregiudizi familiari e sociali per diventare una professionista.
Le donne del paese non si fidano di lei, perché non parla il dialetto e viene percepita come estranea; malgrado ciò non si arrende.
Angelica è l’alter ego moderno di Mallena: la sua presenza mette in scena lo scontro (e poi la possibile convergenza) tra tradizione e innovazione, tra esperienza radicata e sapere formale.
Jubanne (Giovanni) il marito di Mallena,, partito per la guerra nel 1917 e poi tornato fisicamente e psicologicamente devastato.
La figura di Jubanne incarna le ferite profonde della guerra, che non colpiscono solo il corpo ma anche la psiche e le relazioni familiari.
Anche se non è protagonista in senso attivo, la sua condizione influenza fortemente le scelte di Mallena e l’intensità affettiva del romanzo.
Inoltre emerge nel romanzo la figura di tzia Nonnora, custode delle tradizioni e dei rituali antichi.
Tzia Nonnora incarna la memoria collettiva e la ricchezza spirituale della cultura locale.
Un romanzo che esplora il rapporto tra tradizione e modernità, competizione e solidarietà femminile.
Resilienza e Sorellanza rappresentano il cuore del libro.
Mallena di fronte alle difficoltà (come la guerra e la marginalizzazione del suo ruolo), non si arrende e cerca la giustizia sociale, e non si arrende nemmeno Angelica.
Sorellanza per la capacità, tra le donne, di sostenersi e di proteggere la vita, nonostante pregiudizi e ingiustizie.
La narrazione è “potente e intensa”, capace di avvolgere il lettore fin dalle prime pagine, grazie alla combinazione di esperienza storica e sensibilità narrativa.
La scrittura è apprezzata per il suo realismo e coinvolgimento emotivo, con una prosa sensoriale che fa “respirare” la vita quotidiana del tempo.
Un libro che consiglio a tutti di leggere.
Bibbiana Cau è nata e vive in Sardegna. Dopo gli studi di Ostetricia all’Università di Cagliari, nel corso di una lunga carriera lavorativa ha avuto il privilegio di accompagnare alla nascita tantissime nuove vite. Lettrice da sempre, ha scoperto l’interesse per la scrittura durante la stesura della tesi in Storia sociale e, dopo essersi laureata in Educazione degli adulti e in Formazione continua all’Università di Roma Tre, ha frequentato i corsi della Scuola Holden di Torino, di Medicina narrativa presso le Aziende Sanitarie Locali sarde e di Londra Scrive con Marco Mancassola. La levatrice è il suo esordio letterario.
Caterina Sorbara

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