Venerdì 14 agosto, nella suggestiva cornice di piazza Mercato a Gioia Tauro, si è svolta la presentazione del libro “Dove il mondo trattiene. Luoghi invisibili, arresto e custodia. Un’etica dell’abitare a partire dalla Calabria” di Roberto Longordo.
Davanti a un pubblico attento e qualificato, dopo i saluti istituzionali del sindaco di Gioia Tauro, avv. Simona Scarcella; hanno dialogato con l’autore le professoresse Caterina Sorbara e Caterina Provenzano.
Dal confronto è emersa una riflessione profonda su una domanda che, sebbene sembri semplice, è di grande rilevanza: che cos’è davvero un luogo?
Per Longordo, un luogo non si limita a essere uno spazio geografico. Mentre uno spazio può essere attraversato, un luogo è ciò che ci trattiene. È quel momento in cui il tempo rallenta, il passo si arresta e il mondo smette di essere solo uno sfondo delle nostre azioni, trasformandosi in una presenza capace di toccare e cambiare chi lo vive.
Da questa intuizione nasce un percorso filosofico che esplora il complesso rapporto tra uomo e territorio, memoria e paesaggio, presenza e consumo, offrendo una critica incisiva alla società contemporanea, caratterizzata da una frenesia che rende tutto veloce, accessibile e immediatamente utilizzabile.
Il cuore pulsante del libro è la Calabria, non semplicemente come ambientazione, ma come “terra-soglia” .
Longordo la descrive come un luogo che conserva la possibilità di incontri autentici, poiché non è stato completamente assorbito dalle logiche della funzionalità e del consumo. Non si tratta di idealizzarla, ma di riconoscerla come un territorio ferito e incompiuto, dove è ancora possibile sperimentare quella sospensione che rende un luogo davvero tale.
I numerosi itinerari calabresi – da Ferruzzano Antico agli ulivi della Piana, dalla costa tra Riace e Monasterace a Papasidero, Stignano, la Grecanica, Ferramonti di Tarsia e le Ferriere di Mongiana – diventano per l’autore occasioni di riflessione sul significato dell’abitare.
In un mondo che ci spinge a consumare esperienze e immagini senza mai fermarci davvero, Longordo propone un’etica della presenza: imparare a sostare, ad ascoltare il silenzio dei luoghi ea riconoscere ciò che non può essere ridotto a semplice attrazione o prodotto turistico.
Il dialogo a tre, ha stimolato il pubblico a confrontarsi sui temi dell’identità, del paesaggio, della cultura e del futuro della Calabria, intrecciando filosofia, esperienza concreta e riflessione civile.
Le letture sono state curate da Maria Concetta Pesa, mentre tra i presenti si è unito Don Natale Ioculano, parroco della Parrocchia San Francesco da Paola di Gioia Tauro, insieme a numerosi rappresentanti dell’associazionismo locale.




