LE RUBRICHE DELLA SERA: “IL TEMPO AMMAESTRA I CORPI E LA RAGIONE” di don GAETANO MARIA SACCÀ

Author: Nessun commento Share:

Ci sono giorni nei quali la vita sembra averci tradito.
Giorni in cui ci guardiamo indietro e ci domandiamo dove siano finite le promesse che avevamo fatto a noi stessi, i sogni che custodivamo, le persone nelle quali avevamo creduto.

Ci accorgiamo che alcune porte non si sono aperte, che certi abbracci sono mancati proprio quando ne avevamo più bisogno, che abbiamo dato molto e, qualche volta, ricevuto soltanto silenzio.

Ed è allora che il tempo comincia la sua lezione.
Non parla. Non spiega. Non restituisce ciò che abbiamo perduto.

Semplicemente passa.
Passa sul nostro corpo, lasciando qualche ruga e togliendoci un poco della presunzione di essere invincibili. Passa sulla ragione, insegnandoci che non tutto ciò che desideravamo sarebbe stato davvero un bene per noi.

Passa sul cuore e, lentamente, rende sopportabile persino ciò che un giorno credevamo impossibile sopportare.
Il tempo non cancella le ferite.
Insegna a portarle senza sanguinare.

E forse diventare adulti significa proprio questo: comprendere che non tutte le sconfitte sono la fine di una strada. Alcune sono soltanto una curva che, mentre la percorriamo, ci impedisce di vedere ciò che ci aspetta più avanti.
Per questo vorrei parlare soprattutto a chi, questa sera, è deluso.

A chi pensa di avere sbagliato tutto.
A chi ha amato e non è stato amato abbastanza.
A chi ha lavorato senza vedere riconosciuto il proprio valore.
A chi ha aspettato una telefonata che non è arrivata.
A chi ha bussato a porte rimaste chiuse.
A chi guarda gli altri andare avanti e sente di essere rimasto indietro.

Non abbiate paura del tempo.
Ciò che oggi sembra una condanna, domani potrebbe apparirvi come una liberazione. Quello che oggi chiamate fallimento potrebbe essere stato il modo misterioso con cui la vita vi ha impedito di fermarvi nel posto sbagliato.

Ma al tempo bisogna concedere una cosa: la nostra disponibilità a vivere.

Non possiamo aspettare che gli anni facciano tutto da soli. Bisogna alzarsi. Ricominciare. Rischiare ancora.

Bisogna avere il coraggio di desiderare qualcosa di nuovo anche dopo una grande delusione.
Soprattutto, bisogna smettere di attraversare la vita con il freno a mano tirato.
Per paura di soffrire ancora, qualche volta rinunciamo anche alla possibilità di essere felici.
Ci difendiamo così bene dal dolore che finiamo per difenderci anche dalla gioia. E invece vivere significa esporsi: amare sapendo che potremmo perdere, credere sapendo che potremmo essere delusi, partire senza avere la certezza dell’arrivo.

Un giorno, quando molte delle cose che oggi ci tormentano saranno ormai lontane, capiremo che la vita non ci chiedeva di avere tutte le risposte.
Ci chiedeva soltanto di non smettere di camminare.

E forse ci commuoveremo pensando alla persona che siamo stati: a quante notti ha pianto in silenzio, a quante volte ha creduto di non farcela, a quante volte avrebbe voluto arrendersi.
Vorremmo poter tornare indietro, abbracciarla e dirle:
“Resisti ancora un poco. Non sai quanta vita deve ancora venirti incontro.”

Perché il tempo ammaestra i corpi e la ragione, ma al cuore lascia sempre un’ultima libertà: quella di sperare.

E finché un uomo riesce ancora a sperare, nessuna sera è davvero l’ultima sera.

Condividi questo Articolo
Previous Article

Cittanova, l’Amore che costruisce Comunità: una giornata dedicata al dialogo, alla memoria e alla fraternità Il 15 settembre, nell’ambito della XXVII Giornata Europea della Cultura Ebraica, si sono svolti due momenti di riflessione nel Giardino dei Giusti e al cineteatro “Rocco Gentile”. Al centro l’incontro tra culture e fedi, la memoria, il rispetto della dignità umana e la Carta di Cittanova

Next Article

IN ASPROMONTE I PARACADUTISTI ONORANO I CADUTI  

You may also like