๐Ÿฏ๐Ÿฌ ๐—ฆ๐—ฒ๐˜๐˜๐—ฒ๐—บ๐—ฏ๐—ฟ๐—ฒ ๐Ÿฎ๐Ÿฌ๐Ÿฎ๐Ÿฒ LE RUBRICHE DELLA SERA: ๐—–๐—”๐—ฅ๐—ข ๐— ๐—”๐—ฅ๐—ญ๐—œ๐—ข, ๐—ค๐—จ๐—˜๐—ฆ๐—ง๐—” ๐—Ÿ๐—˜๐—ง๐—ง๐—˜๐—ฅ๐—” ๐—ก๐—ข๐—ก ๐—›๐—” ๐—จ๐—ก ๐—œ๐—ก๐——๐—œ๐—ฅ๐—œ๐—ญ๐—ญ๐—ข…๐— ๐—” ๐—”๐—œ ๐—ง๐—จ๐—ข๐—œ ๐—ฉ๐—˜๐—ก๐—ง๐—จ๐—ก๐—ข ๐—”๐—ก๐—ก๐—œ, ๐—˜ ๐—” ๐—ง๐—จ๐—ง๐—ง๐—œ ๐—œ ๐—š๐—œ๐—ข๐—ฉ๐—”๐—ก๐—œ ๐—–๐—›๐—˜ ๐—›๐—”๐—ก๐—ก๐—ข ๐—”๐—ก๐—–๐—ข๐—ฅ๐—” ๐—ง๐—”๐—ก๐—ง๐—œ ๐—ฆ๐—ข๐—š๐—ก๐—œ ๐——๐—” ๐—ฉ๐—œ๐—ฉ๐—˜๐—ฅ๐—˜..di Don GAETANO MARIA SACCร€

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รˆ da un mese che questa lettera cerca le parole. Le trova, le perde, ricomincia. Perchรฉ ci sono dolori davanti ai quali persino le parole sembrano vuote, incapaci di raccontare una persona e di misurare il vuoto che ha lasciato.

Questa sera, perรฒ, voglio scriverti. Come se tu fossi ancora seduto davanti a me, come quella sera a cena in cui ci siamo conosciuti.
Ci sono persone che frequentiamo a lungo senza riuscire a incontrarle davvero.

Con te รจ bastata una sera. Ricordo la tua simpatia, il tuo modo affabile di stare insieme agli altri, quel sentimento che attraversava le tue parole. La conversazione aveva qualcosa di raro: la naturalezza di chi non deve dimostrare nulla e sa farti sentire accolto. Ci eravamo appena conosciuti, eppure sembrava che il dialogo fosse cominciato molto tempo prima.

Avrei voluto che ci fossero altre occasioni. Altre parole, altre risate, altri racconti. Avrei voluto sapere dove ti avrebbero portato i tuoi sogni.

Poi รจ arrivato quel 27 agosto. Il mare di Ponza. La notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere.
Ventuno anni, Marzio. Pronunciarli fa male. Perchรฉ a ventuno anni la vita รจ ancora piena di futuri: quello che vorrai fare, la persona che diventerai, i luoghi che vedrai, lโ€™amore che costruirai. E oggi piangiamo anche questo: tutto ciรฒ che avresti desiderato vivere e che non abbiamo potuto vederti realizzare.

Il mare รจ un grande dono di Dio. Nella sua vastitร  lโ€™uomo ritrova il senso dellโ€™infinito e avverte quanto sia fragile. Ma da quel giorno, per chi ti ama, il mare porta anche il peso della tua assenza. La sua bellezza non cancella ciรฒ che รจ accaduto. Davanti a quelle acque il nostro cuore si ferma, domanda, piange.

Non so spiegare perchรฉ sia successo. Non possiedo una risposta da consegnare ai tuoi genitori. E non me la sento di dire loro che doveva andare cosรฌ: il mistero di Dio non ci autorizza a spiegare il dolore degli altri.

La fede mi sostiene in una speranza: che tu, in quellโ€™istante terribile, non sia stato solo; che il Signore ti abbia accolto e che adesso custodisca tutta la tua vita, anche ciรฒ che ai nostri occhi รจ rimasto incompiuto.

Te ne sei andato nel giorno di santa Monica, la madre di santโ€™Agostino. Una madre che ha portato suo figlio nella preghiera e nelle lacrime. A lei vorrei affidare la tua mamma, il tuo papร  e tutti coloro che ti cercano ancora nei gesti di ogni giorno.

E vorrei riuscire a pregare cosรฌ: ยซSignore, dentro i nostri perchรฉ, aiutaci anche a ringraziarti per avercelo donatoยป.
Perchรฉ tu ci sei stato, Marzio. Per ventuno anni hai abitato questo mondo e la vita di tante persone. Hai amato, hai sorriso, hai fatto compagnia. Hai lasciato unโ€™impronta che il tempo non potrร  rendere insignificante.

Questa lettera, perรฒ, vorrei che arrivasse anche ai tuoi coetanei. Ai ragazzi che guarderanno la tua fotografia e incontreranno il tuo sorriso. Non pretendo di sapere che cosa diresti loro. Ma, pensando alla bontร  che ho conosciuto in te, immagino un invito semplice e forte: abbiate cura della vita.

Ragazzi, abbiate cura di voi. Del vostro cuore, del vostro corpo, della vostra dignitร . Non misurate il vostro valore con lโ€™approvazione degli altri. Cercate la vostra identitร  con pazienza: avete diritto al tempo necessario per capire chi siete e quale strada desiderate percorrere.

Imparate a sognare. A credere in qualcosa che meriti il vostro impegno. Non vergognatevi dei desideri belli, anche quando sembrano difficili da realizzare. Studiate, costruite, mettete a frutto ciรฒ che avete ricevuto. E lasciate spazio a Dio, anche soltanto con una domanda sincera, con una preghiera incerta, con quel bisogno di senso che talvolta non sapete nominare.

Amate la vostra famiglia. Quando tornate a casa, fermatevi qualche minuto in piรน. Ascoltate i vostri genitori, raccontate loro qualcosa di voi. Cercate i vostri fratelli, le vostre sorelle. Sedetevi accanto ai nonni: anche una storia giร  ascoltata puรฒ diventare un ricordo prezioso.

Le famiglie non sono perfette. A volte ci si ferisce, si fatica a capirsi. Ma, dove รจ possibile, cercate il dialogo, trovate il coraggio di chiedere scusa, concedetevi la possibilitร  di ricominciare. Non date per scontato lโ€™affetto di chi vi vuole bene.
Siate amici capaci di esserci. Chiedete a qualcuno come sta e fermatevi ad ascoltare davvero la risposta.
Accorgetevi di chi rimane in disparte, di chi scherza sempre e forse nasconde una fatica, di chi avrebbe bisogno di parlare ma teme di disturbare. E quando sarete voi a sentirvi fragili, lasciatevi aiutare. Nessuno dovrebbe affrontare tutto da solo.

Non arrendetevi al primo ostacolo. Un esame andato male, una delusione, una scelta sbagliata non esauriscono ciรฒ che siete. Potrete correggere la strada, imparare, ripartire. Anche il fallimento puรฒ insegnarvi qualcosa, se non gli permetterete di diventare una condanna contro voi stessi.
La vostra vita merita di essere vissuta anche nei giorni in cui fate fatica ad amarla.

Caro Marzio, vorrei che il tuo ricordo aiutasse tutti noi a comprendere questo. Vorrei che qualcuno, guardando il tuo sorriso, trovasse il coraggio di fare pace, di telefonare a una persona cara, di riprendere un progetto abbandonato, di chiedere aiuto. Che tornasse a sperare.

La tua morte ci ferisce. La tua vita, invece, ha ancora tanto da insegnarci. E nella fede nella risurrezione affidiamo al Signore la speranza che il bene che hai donato continui a generare bene.
Penso alla tua casa. A quanto possa pesare la tua assenza nelle ore piรน normali, quando tutto sembra andare avanti e, invece, per chi ti ama ogni cosa รจ cambiata.

Penso ai tuoi genitori, ai tuoi nonni, ai tuoi parenti, alla tua fidanzata, ai tuoi amici. A ciascuno manca qualcosa di irripetibile di te.

Non chiedo loro di essere forti a ogni costo. Chiedo al Signore che possano piangere senza sentirsi soli. Che trovino persone capaci di restare, anche quando non cโ€™รจ piรน nulla da dire. Che la vicinanza non finisca dopo i primi giorni e che il ricordo di te possa, lentamente, portare anche tenerezza dentro il dolore.

รˆ trascorso un mese, eppure sembra ancora di udire la tua voce. Basta guardare una fotografia perchรฉ tornino il tuo sorriso, la tua affabilitร , il bene che sapevi trasmettere. E io torno con il pensiero a quella cena, grato di averti incontrato e addolorato per tutto il tempo che non abbiamo avuto.
Questa lettera non ha un indirizzo, Marzio. La affido alla preghiera, con la speranza che in Dio nessun gesto dโ€™amore vada perduto.
Il Signore ti custodisca nella sua pace. Sostenga chi ti ama. E insegni a noi, che continuiamo il cammino, a volerci bene con piรน attenzione, con piรน coraggio, senza rimandare sempre.

Ti saluto cosรฌ, questa sera, portando nel cuore il tuo sorriso.
E quel grazie che avrei voluto dirti ancora una volta, seduto accanto a te, il tuo amico di una sera…don Gaetano.

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