L’Epica delle Radici: Da San Benedetto in Guarano (CS) a Louisville (Contea di Jefferson, Kentucky, Stati Uniti). Ci sono ferite burocratiche che il tempo non riesce a cicatrizzare, ma che la memoria trasforma in arte. La storia della famiglia di Michael Tracy affonda le sue radici più profonde nel cuore fiero e aspro della pre-Sila cosentina, precisamente nella frazione di San Benedetto di San Pietro in Guarano, in provincia di Cosenza. È da questa terra di pietre antiche, ulivi argentati e canti di spartenza che, in un arco temporale compreso tra il 1893 e il 1900, i nonni paterni Michele Tarasi e Carmelina Pizzuto intrapresero quel viaggio infinito attraverso l’oceano, senza mai poi far ritorno, spinti dalla speranza di quel Nuovo Mondo. Oltreoceano, le necessità di integrazione legate a quel tempo difficile imposero un tributo doloroso: il padre di Michael modificò il cognome originario da Tarasi a Tracy. Un velo burocratico, volto a proteggere la stirpe nella frenesia americana, una specie di ombra leggera come quella del Cristo velato di Giuseppe Sanmartino, capace al contempo di lasciare intatto il fuoco identitario, di ogni figlio di terre lontane, custodito nel sangue. Oggi, a distanza di oltre un secolo, Michael Tracy — uno dei più grandi educatori e musicisti jazz americani — compie un vero e proprio pellegrinaggio emotivo. Accompagnato dai suoi figli, torna a calpestare la terra natìa dei nonni per riappropriarsi dei luoghi in cui Michele e Carmela hanno vissuto e sognato prima della grande partenza, chiudendo magnificamente un cerchio generazionale rimasto aperto e distante troppo a lungo. Un rientro all’incontrario sui sentieri persorsi dai nonni, un tassello importante per quella necessaria e ineludibile ricerca identitaria. «Ritornare significa risalire il filo del tempo fino al vicolo esatto da cui tutto era partito.» (1) O, per dirla con gli altri nostri concittadini vissuti oltreoceano. «Rivedere la propria terra è riprendersi l’anima che si era lasciata custode tra quelle rocce.» (2) e ancora, «Tornare è spalancare gli occhi e scoprire che i colori della tua infanzia non erano un trucco della memoria.» (3) …La figura di Michael Tracy rappresenta una colonna portante della musica “afroamericana contemporanea”. Per oltre 42 anni, il Maestro ha guidato con sapienza e dedizione il prestigioso Jamey Aebersold Jazz Studies Program presso la School of Music dell’Università di Louisville, in Kentucky, l’istituzione dove si è formato, conseguendo il Bachelor of Music e il Master in Educazione Superiore. Sebbene nel 2023 abbia ufficialmente lasciato la direzione attiva per assumere il titolo di Professore Emerito, la sua attività di seminari, masterclass e concerti non è mai cessata. Nel corso della sua carriera monumentale – oltre i cinquant’anni -. Tracy ha calcato i palcoscenici mondiali più prestigiosi, facendo vibrare il suo sassofono tenore e soprano accanto a una schiera di artisti fra i più grandi del secolo: da Ella Fitzgerald, a Ray Charles, a Aretha Franklin, a Buddy Rich, a J.J. Johnson e a Marvin Hamlisch. Che sono le Icone del Jazz e del Pop Mondiale. Trasy ha collaborato anche con David Liebman, Jerry Coker, David Baker e il mentore Jamey Aebersold. Tutti I musicisti che sono diventati i Pilastri della Didattica, di quel “soffio dell’anima” che si fa carne attraverso quella voce dorata e sensuale, capace di tradurre in melodie incredibili ogni sospiri intimi del cuore. Sonorità che permettono – a chi ascolta – di compieere un vero e proprio viaggio da quelle dolci oscillazioni della malinconia profonda della notte alla passione ardente del desiderio che fa vibrare la pelle. Riconosciuto ufficialmente dal governo degli Stati Uniti come Fulbright Specialist, Michael Tracy ha portato il linguaggio del jazz in oltre 28 nazioni, tra cui Estonia, Georgia ed Ecuador, strutturando programmi accademici nei conservatori d’Europa e dell’America Latina. Il suo impegno ha toccato vette di straordinaria umanità in Kenya, dove ha collaborato attivamente con il progetto Ghetto Classics, offrendo ai ragazzi della baraccopoli di Korogocho, a Nairobi, una via di fuga e di riscatto attraverso lo studio della musica. Il Pathos Calabrese e l’Identità Musicale Nelle sue riflessioni più intime sul valore della memoria e dell’arte, il Maestro Michael Tracy ha tracciato spesso una linea continua tra l’espressività struggente del jazz e la genetica culturale calabrese. Durante le sue tante masterclass, spesso amava ricordare: “La Calabria non è una terra di mezze misure; è una terra di contrasti forti, di malinconie antiche e di passionalità travolgente. Quando suono il mio sassofono, mi rendo conto che il ‘blues’ e il ‘pathos’ che cerco di trasmettere non sono nati solo nelle strade di New Orleans o nelle aule di Louisville, ma erano già racchiusi nei canti di spartenza e nella resilienza dei miei nonni a San Benedetto in Guarano. Il jazz esprime il riscatto da una sofferenza, ed è esattamente ciò che il popolo calabrese ha fatto per secoli. In Italia, e in Calabria in particolare, non c’è bisogno di spiegare cosa sia il lirismo: lo avete nel DNA, nel modo di parlare, nella vostra cucina e nella passionalità che mettete in ogni espressione della vita.” Il Tributo dei Grandi dello Spettacolo L’impatto artistico e umano di Michael Tracy è testimoniato dalle parole dei giganti che hanno condiviso con lui la cattedra, il palco e la polvere della strada: “Michael Tracy non si limita a suonare il sassofono; lui lo usa per insegnare la vita. La sua dedizione nel diffondere il linguaggio del jazz nel mondo non ha eguali. Ha la rara capacità di salire su un palco con i più grandi musicisti del pianeta e, il giorno dopo, trasmettere la stessa identica passione a un ragazzo che prende in mano lo strumento per la prima volta.” — Jamey Aebersold (Pioniere mondiale della didattica Jazz). “Il suono del sax soprano di Michael ha una purezza e una voce lirica che catturano immediatamente. Ma la sua vera grandezza sta nella sua visione globale: è un costruttore di ponti culturali. Ovunque vada nel mondo, lascia dietro di sé una comunità musicale migliore e più unita.” David Liebman – Sassofonista leggendario, partner di Miles Davis – “Quando Michael Tracy è venuto a Korogocho, non ha portato solo la sua musica, ha portato dignità. Vedere un professore universitario americano sedersi nella polvere a ridere e suonare con i nostri ragazzi ha dimostrato a tutti noi che il jazz non appartiene a un’élite, ma è la lingua universale della libertà e del riscatto sociale.” — (Coordinatori del Progetto Ghetto Classics Nairobi, Kenya) In questa Settimana ci sarà un vero Appuntamento con la Storia, un’evento da non perdere. Sicuramente non alla presenza delle folle che hanno avuto modo di ascoltare le note del professore; questa volta “Il Soffio” avrà un parterre unico e intimo presso il circolo “Santino Imbrogno”, ad ascoltarlo ci saranno i conterranei della cittadina dei suoi nonni, che è la tappa più importante del suo viaggio di ritorno: una data da non dimenticare giovedì 8 ottobre alle ore 17:30. Su invito della comunità, e delle autorità municipali, il Maestro Michael Tracy terrà un incontro e un’esibizione esclusiva presso la sede dell’Associazione ‘Santino Imbrogno’. Questo appuntamento non rappresenta soltanto un concerto jazz, ma assume i contorni sacri di una ricongiunzione familiare collettiva. L’eco del sassofono di Michael si fonderà con i ricordi e gli sguardi degli anziani e dei giovani del paese, custodi storici di quella stessa generazione che vide partire Michele e Carmela e i figli di tanti parenti che sono restati in Calabria. Sarà davvero il momento del riabbraccio della Calabria, non solo per turismo genealogico, ma per quell’emozione, mai controllabile, che coglie l’anima di ognuno «Nel momento del ritorno, (quando) la terra ti riaccoglie senza fare domande, guarendo ogni ferita del viaggio.» (4) Sarà questo il fremito e la muta vibrazione Sonora, della comunità sampietrese, nel riabbracciare un suo figlio lontano, tornato dal Nuovo Mondo, per celebrare l’eternità dell’arte e l’indissolubilità del sangue.
- Gay Talese “ai figli dei Figli” Rizzoli del 1992
- Riccardo Cordiferro – Alessandro Sisca “Ode alla Calabria”
- Dennis Marsico Architetto Fotografo
- Pascal D’Angelo Son of Italy

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