Per l’ennesima volta assistiamo al tentativo da parte di Polisena e del Gruppo Risveglio di mistificare la realtà, rivolgendo a Rinascita e all’Amministrazione Comunale l’accusa ignobile, gravissima e infamante di essere “contro le donne”. C’è un limite alla propaganda politica, ed è quello oltre il quale si pretende di riscrivere la realtà pur di attaccare chi amministra.
Sentir sostenere che Rinascita per Cinquefrondi sia contro le donne è un’accusa talmente grave quanto smentita dalla storia, dagli atti e dalle scelte concrete di questa Amministrazione.
Prima di impartire lezioni, sarebbe opportuno conoscere ciò di cui si parla.
Noi non abbiamo scoperto oggi la violenza di genere. Non ci siamo ricordati delle donne perché è arrivata una proposta da votare e non abbiamo bisogno di un documento politico per dimostrare da che parte stiamo.
Lo dimostrano gli atti.
Lo dimostra lo Statuto comunale, che prevede l’impegno dell’Ente a costituirsi nei procedimenti relativi ai femminicidi.
Lo dimostra la Cittadinanza Onoraria conferita ad Anna Maria Scarfò, donna che ha avuto il coraggio di denunciare la violenza e di affrontare un percorso difficilissimo per affermare la propria dignità.
Lo dimostra il protocollo con la Fondazione Roberta Lanzino.
Lo dimostrano il Centro Antiviolenza, la memoria di Roberta Lanzino custodita attraverso l’intitolazione di spazi pubblici, il murale, le panchine rosse, i progetti nelle scuole, le iniziative di sensibilizzazione e il percorso di valorizzazione della toponomastica femminile.
Lo dimostrano le adesioni alle reti e alle campagne per i diritti, la parità e il contrasto alla violenza.
Lo dimostrano i nostri ragazzi e le nostre ragazze che a scuola hanno realizzato un cortometraggio, un murales e una panchina rossa.
Non sono parole pronunciate per convenienza. Sono scelte amministrative, atti e percorsi costruiti nel tempo.
Oltre a ricordare che siamo un’Amministrazione composta dalla maggioranza di donne, tre su cinque componenti della Giunta sono donne e ad aver eletto ben tre donne come Presidente del Consiglio.
Allora qualcuno dovrebbe spiegare come si possa cancellare tutto questo con un voto contrario a una singola proposta.
Perché è proprio qui che nasce la mistificazione: si confonde deliberatamente il dissenso su un documento con il dissenso sull’obiettivo che quel documento dichiara di perseguire.
La nostra dichiarazione di voto, depositata agli atti del Consiglio comunale, chiarisce la posizione senza lasciare spazio ad ambiguità: il contrasto alla violenza contro le donne è un impegno pieno e permanente. Il voto contrario riguarda il contenuto e l’impostazione politica della proposta Safe Place 4 Women.
Noi abbiamo presentato una dichiarazione di voto e non abbiamo votato alcun nostro documento, sono due cose diverse e chi ricopre un ruolo istituzionale dovrebbe saperlo distinguere.
Una dichiarazione di voto serve proprio a spiegare le ragioni di un voto. Non è un documento misterioso, non è un espediente e non è una prova di ostilità verso qualcuno. È uno strumento attraverso il quale un gruppo consiliare assume pubblicamente la responsabilità della propria posizione.
Se si vuole contestare la nostra scelta, lo si faccia nel merito, discutendo le motivazioni che abbiamo messo nero su bianco senza attribuire intenzioni che abbiamo espressamente escluso e che la nostra storia amministrativa smentisce.
Non accettiamo che il lavoro sulle donne, sui loro diritti e sulla prevenzione della violenza venga ridotto a un’arma da utilizzare contro un avversario politico.
La lotta alla violenza non appartiene a una parte politica. Non è una gara a chi presenta il documento più conveniente, né una competizione a chi riesce a costruire l’accusa più rumorosa.
È una responsabilità che si dimostra con la continuità, con la presenza delle istituzioni, con i servizi, con la prevenzione e con gli interventi concreti.
Noi abbiamo scelto di assumerci questa responsabilità attraverso gli atti. E continueremo a farlo.
A chi ci accusa di essere contro le donne rispondiamo con la nostra storia, non con gli insulti.
A chi distorce il significato del nostro voto rispondiamo che non abbiamo bisogno di un documento per occuparci di questo tema.
A chi vuole trasformare una questione politica in una condanna morale chiediamo di confrontarsi con i fatti.
Perché il rispetto delle donne è una cosa seria. Proprio per questo non può essere utilizzato per manipolare il dibattito pubblico offendendo profondamente le intelligenze delle persone con dichiarazioni false.
Il Consigliere mente sapendo di mentire e non si rende conto che le accuse si possono lanciare con un titolone sui giornali, gli atti, invece, restano e raccontano una storia, la storia di Rinascita!
Le Amministratrici del Gruppo Rinascita Per Cinquefrondi
Giada Porretta
Maria Rosaria Camelliti
Maria Annunziata D’Agostino
Roberta Manfrida
Roberta Gallo

- Tags: cinquefrondi, Rinascita, Roberta Manfrida, sindaco



