“Se io non voglio… tu non puoi”. DDL  Bongiorno e violenza maschile sulle donne : una battaglia di civiltà ancora tutta da combattere.  Il sindaco Michele Conìa: “Condivido lo stato di mobilitazione permanente nazionale convocato da “Donne in Rete contro la violenza” per la giornata del  15 febbraio, trentennale dalla legge sulla violenza sessuale”

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“Con l’eliminazione della parola consenso,  nel Disegno di legge che mira a modificare l’art. 609 bis del Codice penale, assistiamo a un pericoloso arretramento nella storia dei diritti delle donne italiane limitando il loro diritto all’autodeterminazione sui propri corpi nel momento in cui denunciano una violenza” – non usa mezzi termini Michele Conìa  avvocato, sindaco di Cinquefrondi (RC) e consigliere metropolitano della città metropolitana di Reggio Calabria, delegato  a Trasparenza ed Anticorruzione, Politiche dell’Immigrazione e dell’Accoglienza e della Pace, Beni Culturali, Cultura, Spettacolo, Sanità, Sviluppo e crescita della Piana di Gioia Tauro,  nel commentare la riscrittura del testo approvato all’unanimità  con l’accordo Meloni-Schlein,  ma che è stato modificato durante il passaggio in Commissione  al Senato per volontà della presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno. Infatti nel nuovo testo sul reato di violenza sessuale scompare la parola consenso e  al suo posto ne appare un’altra: dissenso.  Sostituire il “consenso libero e attuale”  con la “volontà contraria all’atto sessuale” non è solo una scelta linguistica -continua il sindaco  Conìa-  e   nella norma primaria votata alla Camera erano state recepite le sentenze della Corte di Cassazione.  E in particolare nel secondo paragrafo, si  legge che la violenza «deve essere valutata tenendo conto della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso». Si specifica, inoltre, che «l’atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando della impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di

esprimere il proprio dissenso». Anche le pene poi si abbassano: per la violenza sessuale senza altre specificazioni, la reclusione si riduce da 4 a 10 anni, rispetto ai 6-12 anni del testo votato all’unanimità in prima lettura. Resta, invece, il range di 6-12 anni se “il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa”. La modifica rappresenta un passo indietro che indebolisce la tutela delle donne  considerando che  in Europa  21 Paesi hanno adottato  atti legislativi basati sulla violenza sessuale  che introduce  il concetto di consenso.  Il testo originario avrebbe incoraggiato le donne a denunciare le violenze sessuali e avrebbe abbassato il rischio di vittimizzazione secondaria.  Infatti non possiamo ignorare ciò che è ampiamente  documento  dalla letteratura scientifica: durante un’aggressione sessuale molte vittime entrano in uno stato di freezing o tanatosi, che impedisce loro di parlare o reagire. Tanta strada ancora da fare  dunque contro la vittimizzazione secondaria (victim blaming) sia nella cronaca giornalistica  che nelle aule giudiziarie–  continua il sindaco Conìa da esperto di Diritto- quando cioè  una persona che ha subito una violenza , che possiamo definire «primaria», rivive il trauma o subisce ulteriori violenze da parte di altri soggetti diversi. Un altro fenomeno odioso è l’himpathy  che mina a screditare la testimonianza femminile nei casi di violenza e per  empatia si protegge l’aggressore da un danno alla sua reputazione. Fin dal mio primo mandato di  Sindaco – conclude con orgoglio il Primo cittadino- recependo anche  la Convenzione di Istanbul (2011), ratificata in Italia nel 2013,  ho fortemente  voluto la modifica dello Statuto comunale rendendo obbligatoria la costituzione  di parte civile della mia cittadina in tutti i reati di criminalità organizzata ed episodi di violenza sulle donne. Condivido lo stato di mobilitazione permanente convocato da “Donne in Rete contro la violenza” per la giornata del  15 febbraio, trentennale dalla legge sulla violenza sessuale. Inoltre a Cinquefrondi  sta arrivando a compimento il centro antiviolenza costruito  su un terreno confiscato alla mafia “La Casa di Roberta” in memoria di Roberta Lanzino e,  nella piazza a lei dedicata,   è possibile  ammirare il murales dell’urban artist  Giorgio Scarfó, in arte Sero. Di fronte al lugubre aggiornamento dei femminicidi si avverte  ineludibile la necessità di prevedere l’educazione sessuale a scuola come materia curricolare  così come raccomandato dall’OMS e dalle Nazioni Unite  sottolineando l’importanza per i ragazzi di conoscere il proprio corpo, la propria sessualità, il valore del consenso e del rispetto reciproco.

Michele Conìa  avvocato, sindaco di Cinquefrondi (RC) e consigliere metropolitano della città metropolitana di Reggio Calabria, delegato ai Trasparenza ed Anticorruzione, Politiche dell’Immigrazione e dell’Accoglienza e della Pace, Beni Culturali, Cultura, Spettacolo, Sanità, Sviluppo e crescita della Piana di Gioia Tauro.

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