INTELLIGENCE, ALESSANDRO ROSINA AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA “IL FUTURO DEMOGRAFICO DIPENDE DALLA DISTRIBUZIONE EQUA DELLE RISORSE”

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Rende (27.3.2026) – “Demografia e Sicurezza Nazionale” è il titolo della lezione tenuta da Alessandro Rosina, docente di demografia e statistica sociale dell’Università “Cattolica” di Milano, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
Rosina ha introdotto la lezione ponendo una riflessione agli studenti del master in intelligence. Perché lo studio della popolazione è così cruciale oggi? Perché bisogna considerare la demografia come un vero e proprio termometro sociale, uno strumento indispensabile per misurare l’intensità e la direzione delle trasformazioni in atto nel nostro mondo. Le grandi questioni del nostro tempo gravitano attorno a quattro pilastri fondamentali, strettamente interconnessi tra loro: Invecchiamento, Immigrazione, Innovazione tecnologica e Impatto ambientale. Il benessere e la stabilità delle società moderne dipendono strettamente dalla capacità dei singoli Stati di governare queste variabili interconnesse.
Il demografo è conscio del fatto che la vera discriminante dei prossimi decenni sarà l’abilità nel gestire il rapporto fondamentale tra popolazione e risorse disponibili, un equilibrio vitale per la prosperità di ogni civiltà. Dunque, la chiave per interpretare il cambiamento attuale risiede nel modo in cui concepiamo il legame tra l’essere umano e l’ambiente. Grazie alla rivoluzione cognitiva, la nostra specie ha sviluppato il pensiero astratto e complesso. Storicamente, i momenti di massima trasformazione coincidono con una ridefinizione radicale del sistema di sussistenza. Alessandro Rosina sottolinea il fatto che l’uomo ha imparato a riscrivere le regole del gioco passando da un modello di ricerca delle risorse, “L’Uomo cacciatore” a uno di produzione, “L’Uomo agricoltore”. Questo passaggio non è stato solo un cambio di abitudini, ma una vera metamorfosi del paradigma di civiltà. Modificando il bilancio tra rischi e opportunità, la specie umana ha dimostrato di poter agire direttamente sul sistema per garantirsi un futuro.
Dalla propria storia evolutiva, l’umanità ha tratto una lezione fondamentale: non restare prigionieri di un sistema che non garantisce più la sopravvivenza o lo sviluppo. Quando le coordinate di un modello sociale diventano obsolete, è necessario agire per riscriverle radicalmente. Tuttavia, ogni cambio di paradigma è un’arma a doppio taglio: porta con sé un nuovo orizzonte di opportunità, ma genera inevitabilmente nuovi rischi sistemici.
Rosina evidenzia che oggi viviamo una fase critica: il sistema che ha costruito la nostra modernità sembra non essere più governabile, proiettandoci in una crisi di identità e gestione. Per capire dove stiamo andando, dobbiamo guardare a dove tutto è iniziato. La modernità affonda le sue radici nella visione di Cristoforo Colombo. Il suo non fu solo un viaggio geografico, ma un atto di rottura culturale, una sfida alla realtà apparente: Invece di seguire le rotte tradizionali verso Oriente, scelse di navigare verso Occidente.
Il concetto cardine che definisce la modernità è quello di rischio. Non più inteso solo come pericolo, ma come motore di sviluppo: l’uomo moderno, attraverso il commercio e l’esplorazione, ha imparato a moltiplicare le risorse a sua disposizione, superando i limiti della mera sussistenza agricola che avevano vincolato l’umanità per millenni.
Oggi, tuttavia, secondo gli studi condotti dal docente ci scontriamo con un paradosso biologico. Il nostro cervello si è evoluto per operare con efficacia all’interno di coordinate stabili e cambiamenti lenti. La realtà contemporanea, al contrario, è caratterizzata da una complessità iper-connessa e da trasformazioni repentine. Per abitare il presente, è fondamentale distinguere tra due stati psicologici e sociali che spesso confondiamo: l’incertezza e l’insicurezza. L’incertezza è un indicatore di libertà e potenziale crescita. Tuttavia, se una società non possiede gli strumenti per decodificarla, essa degenera in insicurezza, trasformando l’apertura al futuro in una chiusura difensiva.
Il sistema sociale storico si è sempre retto su una base larga di giovani e una cuspide sottile di anziani. Tuttavia, a partire dal 1950 con proiezioni che si estendono fino al 2050 stiamo assistendo a un’inversione senza precedenti: nel vecchio modello molti giovani garantivano difesa, forza lavoro e dinamismo economico. Al contrario nel modello attuale riscontriamo una popolazione prevalentemente anziana supportata da una base giovanile sempre più ristretta.
Questa transizione ci proietta in un mondo di cambiamento perpetuo. A differenza del passato, ogni generazione vivrà in un contesto totalmente differente da quella precedente, con stili di vita e coordinate sociali inedite. Il futuro dei giovani sarà strutturalmente diverso da quello vissuto dai loro genitori. Per navigare in questo scenario fluido, le nuove generazioni devono possedere una preparazione superiore e padroneggiare strumenti tecnologici e cognitivi molto più sofisticati rispetto al passato.
Per meglio comprendere chi guiderà l’economia mondiale nei prossimi decenni, Alessandro Rosina fa riferimento al dividendo demografico: il rapporto tra la popolazione in età lavorativa (20-65 anni) e il resto dei cittadini.
Nel proseguo della lezione viene posta un ulteriore riflessione, ovvero: Se l’Occidente ha inventato la modernità grazie alla sua spinta demografica passata, chi erediterà questo ruolo ora che il baricentro della popolazione si è spostato?
Rosina è convinto del fatto che il mondo occidentale si trova a un bivio demografico. Se continueremo ad applicare le categorie interpretative del secolo scorso, l’Occidente sarà destinato a perdere la propria rilevanza demografica ed economica. La sfida non è fermare il cambiamento, ma riscrivere le regole del gioco: solo abbandonando i vecchi schemi potremo trasformare la crisi in un’opportunità e proiettare l’Europa verso una nuova fase di prosperità.
In conclusione, Rosina, ha posto uno sguardo sull’Italia, affermando che la sfida è ancora più serrata. Il nostro Paese deve imparare a gestire con pragmatismo e visione quattro fattori critici: Immigrazione, Longevità Attiva, Innovazione Tecnologica, Riforma del Lavoro. Sebbene il calo della natalità sia un fenomeno che accomuna l’intera nazione, l’impatto demografico si manifesta in modo profondamente eterogeneo tra le diverse aree del Paese. Si delinea così una “Italia a due velocità”, dove la capacità di attrazione compensa o aggrava il declino naturale.
Regioni come Lombardia, Piemonte e Veneto pur registrando tassi di natalità molto bassi, riescono a mantenere una certa dinamicità demografica grazie alla loro forza attrattiva. Al polo opposto si collocano le regioni del Sud Italia, che rappresentano l’area più vulnerabile del sistema demografico nazionale. Il futuro demografico dell’Italia non si gioca solo sulle nascite, ma sulla capacità di distribuire opportunità in modo più omogeneo, evitando che intere aree del Paese si svuotino dei loro talenti migliori.

 

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