Il finto Armageddon in Medio Oriente. Il conflitto in Iran contro il globalismo britannico. Seconda parte. Il finto Armageddon in Medio Oriente. Il conflitto in Iran contro il globalismo britannico. Seconda parte.

Il finto Armageddon in Medio Oriente. Il conflitto in Iran contro il globalismo britannico. Seconda parte.

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Nella relazione sulla Strategia di Sicurezza Nazionale USA del novembre 2025, sono stati messi in chiaro gli obiettivi militari e geostrategici, senza quindi rimanere meravigliati dalle azioni attuali in Iran che sono coerenti con quanto stabilito strategicamente: <L’Iran – la principale forza destabilizzante della regione – è stato notevolmente indebolito dalle azioni israeliane dopo il 7 ottobre 2023 e dall’Operazione Midnight Hammer del presidente Trump del giugno 2025, che ha degradato in modo significativo il programma nucleare iraniano… L’America avrà sempre interessi fondamentali nel garantire che le forniture energetiche del Golfo non cadano nelle mani di un nemico dichiarato, che lo Stretto di Hormuz rimanga aperto, che il Mar Rosso resti navigabile, che la regione non sia un incubatore o un esportatore di terrorismo contro gli interessi americani o contro il territorio statunitense e che Israele rimanga sicuro. Possiamo e dobbiamo affrontare questa minaccia sul piano ideologico e militare senza decenni di infruttuose guerre di “nation-building”. Abbiamo anche un chiaro interesse ad ampliare gli Accordi di Abramo ad altre nazioni della regione e ad altri paesi del mondo musulmano. Ma i giorni in cui il Medio Oriente dominava la politica estera americana, sia nella pianificazione di lungo periodo sia nell’esecuzione quotidiana, sono per fortuna finiti – non perché il Medio Oriente non conti più, ma perché non è più l’irritante costante e potenziale fonte di catastrofe imminente che è stato in passato. Sta piuttosto emergendo come un luogo di partenariato, amicizia e investimento – una tendenza che dovrebbe essere accolta e incoraggiata. Infatti, la capacità del presidente Trump di unire il mondo arabo a Sharm el-Sheikh nella ricerca della pace e della normalizzazione consentirà agli Stati Uniti di dare finalmente priorità agli interessi americani.>

L’attuale guerra in Iran, per gli USA di Trump, è il mezzo per ridimensionare l’influenza di Israele su tutta l’area medio orientale e in Iran in particolare, vincendo già a monte l’attuale strategica partita con i propedeutici Accordi Di Abramo che hanno livellato e pacificato Israele e quel variegato mondo arabo, stringendo un patto di amicizia, di difesa e collaborazione strategica e commerciale, privilegiando tra tutti, gli Stati Uniti.

Nessun media mainstream scrive del patto dell’Arabia Saudita che ha finanziato gli USA di Trump con 1000 miliardi di dollari per stabilizzare l’area mediorientale che, in verità, sono stati versati anche per finanziare l’attuale guerra contro l’Iran sciita, nemico giurato e odiato degli arabi musulmani sunniti e wahabiti. Il principe saudita, nel pagare il conto, ha giocato su tre tavoli: la distruzione del regime degli Ayatollah, il ridimensionamento militare e l’alto rischio di un pantano militare per gli USA. Il 27 marzo scorso, Trump, davanti a una platea di investitori sauditi riuniti a Miami per il Future Investment Initiative – il forum finanziario dell’Arabia Saudita – ha parlato di Mohammed bin Salman, dicendo: “Non pensava che avrebbe finito per leccarmi il culo. Davvero no. E ora deve essere gentile con me”, alludendo alla scommessa della vittoria in atto contro l’Iran. In sostanza gli ha detto, tu hai pagato, io ho combattuto, ora stai al tuo posto. A breve potrebbe riservare analogo trattamento a Netanyahu sul quale incombe un mandato di arresto internazionale e sta pure per essere pubblicato un documentario su di lui “The Bibi Files”, che mostra il lato oscuro del potere, i cui diritti li ha acquistati il noto giornalista Tucker Carlson. Ancora il conflitto è in atto con la prevista invasione di terra e, a parte l’imponderabile, si prevede una implosione del regime iraniano funzionale ad una più ragionevole transizione di regime.

Anche i tentativi di pace a Gaza sono sempre stati boicottati dall’entità inglese ed anglosassone, ma Trump ha spinto per bypassare l’ostacolo con la recente creazione a Davos del “Consiglio di Pace”, un organismo ambizioso presieduto dallo stesso Trump con la partecipazione di ben 24 paesi fondatori il cui obiettivo, secondo lo statuto, è quello di «promuovere la stabilità, restaurare un governo affidabile e legittimo, e assicurare una pace duratura nelle aree afflitte o minacciate dai conflitti».

Sorprende il silenzio di Hamas durante il conflitto in atto contro l’Iran, segno di una decapitazione militare che gioca a favore di Israele. Ma più sorprendente è il silenzio distratto dei media mainstream che hanno abbandonato ogni attenzione su Gaza e la martoriata popolazione, segno che gli editori sono al servizio di quel Deep State che usa cinicamente l’informazione a proprio uso e consumo. Lo stesso vale per l’Ucraina non più usata dai teleobiettivi mediatici per non dare visibilità alle posizioni favorevoli alla Russia, ma ipocritamente e cinicamente abbandonata al suo destino.

Trump e il movimento MAGA sono ab origine impregnati da un percorso politico di rivoluzione culturale nazionalista, sulla base di tre vicende cruciali legate la prima, a Julian Assange, con lo scandalo del sito web WikyLeaKs nel 2006 dove sono stati divulgati oltre un milione di documenti riservati o coperti da segreto militare e industriale, scoperchiando un vaso di Pandora colmo di corruzione e violazioni delle leggi federali da parte di massimi esponenti politici statunitensi di allora, che vanno dalle tangenti sul materiale di equipaggiamento militare nella guerra in Afghanistan, fino a rivelazioni sulla corruzione in Kenya e la criminale gestione del Campo di prigionia di Guantánamo.

La seconda vicenda, nel 2013, è legata al caso di Edward Snowden, un agente informatico della CIA che ha diffuso migliaia di documenti segretati della NSA consegnandoli ai giornali. La terza ed ultima recente vicenda è il caso Epstein iniziato nel 2005 e giunto finalmente ai giorni nostri in maniera dirompente con la diffusione delle prime migliaia di documenti relativi a violenza, stupro, pedofilia, satanismo e corruzione ai massimi livelli istituzionali. I tre casi sono una triade che ha fatto da base per un risveglio e una presa di coscienza sui popoli relativamente alle trame sotterranee dello “Stato Profondo”, occulto e deviato, definito per la prima volta da Trump, nel 2017: “Deep State”. Questa guerra in Iraq sta distraendo dal caso Epstein su due fronti contrapposti, quello dell’élite dei potenti che hanno interesse a insabbiare e quelli che hanno interesse che le indagini vadano avanti senza distrarre l’opinione pubblica con fake news per renderla complice inconsapevole di una strumentalizzazione atta a fermare il caso, alfine di evitare perquisizioni e arresti di elementi apicali che sarebbero in grado di attivare i mass media a favore del caos da guerra civile, da spingere le masse nelle strade e piazze per tentare di insabbiare ancora il caso.

Vittima illustre di questi due fronti è Pam Bondi che è stata costretta da Trump a lasciare l’incarico di Procuratore Generale (Ministro della Giustizia) al suo Vice Todd Blanche, insediatosi il 2 aprile, proprio per essere stata troppo debole nel marcare il caso Epstein, distribuendo lentamente i file ed esponendo le vittime senza il successo dell’incriminazione dei carnefici.

In questi giorni, in Francia, la Banca Rothschild che è il santuario delle banche mondiali, è stata posta sotto indagine e perquisizione. Un fatto che doveva verificarsi già da tempo e non sotto la copertura della guerra in Iran che distare l’evento epocale. Questo è stato un pessimo segnale che dimostra che all’interno del Dipartimento di Giustizia USA è ancora forte quel Deep State che va combattuto per adempiere al programma “America First “di Trump, unico modo per soddisfare le attese del movimento MAGA. Trump rimprovera a Pam Bondi di aver ceduto alle resistenze interne rallentando alcuni procedimenti giudiziari chiave: gli artefici della bufala RussiaGate, le operazioni di interferenza nelle elezioni del 2016 e del 2020, l’insabbiamento del caso Hunter Biden e la macchina di censura delle grandi aziende tecnologiche che hanno messo a tacere sui social i cittadini americani durante la pandemia. Sono casi gravi che stanno affrontando ritardi e ostacoli inaccettabili. Alcuni casi sono progrediti, ma l’epurazione completa dei funzionari dell’FBI e del Dipartimento di Giustizia rimasti in carica, non ha mai raggiunto il livello necessario secondo le aspettative di Trump. All’indomani della nomina del nuovo Procuratore Generale, è già partita l’operazione “Giudizio Finale” avviando l’arresto di moltissimi “traditori” la cui competenza per l’alto tradimento rientra nei tribunali militari, in base agli Ordini Esecutivi 13818,13848,13903,13928. Il messaggio è chiaro: servite la Costituzione o subirete le conseguenze.

Lo Stato profondo aveva pianificato una guerra legale senza fine, unitamente ad una strategica resistenza burocratica. Contavano sui giudici federali nei distretti a maggioranza democratica per rallentare ogni cosa. Avevano sottovalutato la velocità e la portata della lealtà militare nei confronti del presidente eletto. Il presidente Trump ha ricostruito la struttura di comando con generali che mettono l’America al di sopra del carrierismo.

Il movimento MAGA è stato inizialmente alimentato dal movimento “Q”, una operazione psicologica militare che ha lasciato intendere nell’immaginario collettivo repubblicano, che un gruppo di militari fedeli alla costituzione stia lavorando con Trump per salvare l’America, con a capo una entità chiamata “Q”, lasciando intendere che sia  JFK Junior scampato all’attentato sul suo aereo nel 1999, che sarebbe ancora vivo e protetto da un programma di protezione militare, pronto a riapparire al momento opportuno per rivelare al mondo le trame del Deep State. Un fatto che ha avuto molta presa emotiva. Proprio in queste settimane sui social viene rievocato JFK Junior da quei simpatizzanti, definiti “soldati digitali MAGA”.

La struttura del Deep State non è verticistica ma orizzontale perché il vertice si ritiene sia già formato dalla Corona Britannica, con le entità sottostanti esoteriche ed iniziatiche che fanno da cinghia di trasmissione, entrando nei gangli deviati di tutte le nazioni, nel sistema finanziario del debito, delle banche che riciclano immensi fondi neri, dell’apparato industriale delocalizzato, le multinazionali globaliste, l’ingombrante Big Pharma, i traffici illeciti di ogni genere, divenendo di fatto il Deep State, la “Cupola Mafiosa Mondiale”, (conosciuta anche come Cabala)  di un governo ombra sostenuto dai servizi segreti di Sua Maesta britannica che fanno da discreto badante, con una imbarazzante complicità devozionale dell’élite europea, da sempre suddita di Sua Maestà, tranne poche eccezioni.

Funzionali al progetto sono il WEF di Davos, il Council on Foreign Relations, la Commissione Trilaterale, il Gruppo Bilderberg, l’OMS  ed entità iniziatiche minori, il tutto per instaurare un soffocante controllo delle aree di influenza globali, compreso il Medio Oriente, con il sostegno di elementi apicali della CIA deviata, con il Mossad che è un osservatore distaccato e indipendente molto influente e molto forte nel controspionaggio e, infine, con i servizi segreti dei paesi del Golfo a garanzia del controllo dell’intera area. Tutto ciò era una macchina da guerra perfetta … prima degli Accordi di Abramo.

L’impero britannico aveva mantenuto il suo apice fino al XX secolo, divenendo il più vasto impero della storia, con suoi territori in tutti i continenti, inclusi nazioni come il Canada, Australia, Nuova Zelanda e India. Oggi la maggior parte è indipendente, molti dei quali membri del Commonwealth delle Nazioni. Una situazione favorevole per un colpo finale che Trump sta cavalcando per ridare agli USA quella centralità che le è stata depredata dai globalisti progressisti, sia interni che esterni agli Stati Uniti, che stanno per essere smascherati dall’attuale amministrazione statunitense, con l’accusa di cospirazione e alto tradimento a seguito di specifici Ordini Esecutivi.

SomalyGate

Alla base delle accuse che si stanno sviluppando nelle commissioni parlamentari d’inchiesta,  vi sono il caso Epstein che riesuma il caso insabbiato del PizzaGate, poi a seguire l’ObamaGate sull’Iran finanziato con miliardi di dollari a nero, il caso ElectionGate2020 e le frodi miliardarie alle casse dello Stato con il recentissimo scandalo SomalyGate e tanto altro, sono la pentola a pressione di un caos che sta per deflagrare le cui conseguenze. Rispetto ad un’evocata e mai compiuta terza guerra mondiale, la deflagrazione di questi scandali è superiore, paragonando il dirompente caos in arrivo di tracciamenti di documenti e file che vengono monitorati da tempo e controllati dall’alto tramite i satelliti StarLink di SpaceX e dalla US Space Force, la potente forza militare spaziale istituita da Trump nel 2019.

Da tutto questo, diviene comprensibile il sentimento di odio e il continuo tentativo di demonizzare Trump da parte degli esponenti di sinistra del Partito Democratico USA e di tutto il mafioso Deep State legato al filone globalista, ivi compresi i cartelli della droga venezuelani, cubani, messicani, colombiani e mafie europee.

Sorprende come le masse possano essere facilmente indirizzate dai media mainstream a demonizzare Trump spingendo la narrazione che sia un uomo folle, instabile, confuso, malato, demente, ecc. dopo aver convinto le stesse masse per quattro anni, nonostante le chiare evidenze, che rimba-Biden fosse un uomo talmente lucido da meritare il sostegno per la ricandidatura, nonché presentato immune da scandali nonostante la vicenda che lo lega al figlio Hunter sulla pedofilia e la corruzione in Ucraina, una vicenda venuta fuori dai file del proprio computer portatile.

Siamo forse giunti allo scontro finale di un Armageddon depotenziato, senza una terza guerra mondiale, ma solo una resa dei conti “a pezzetti” distribuita e controllata per zone territoriali: Europa, Medio Oriente, Centro America? Una domanda che meriterà una risposta a parte, tramite una approfondita analisi di Teo Intelligence.

 

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Antonio Leonardo montuoro. Analista di Teo Intelligence

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