Rende (30.4.2026) – “Il Mediterraneo come spazio di competizione geoeconomica” è il titolo del Seminario tenuto da Salvatore Capasso, Direttore del Dipartimento di Scienze Umane e sociali, patrimonio culturale del CNR e Direttore dell’Istituto di studi sul Mediterraneo del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismed) al Master in Intelligence dell’Università della Calabria diretto da Mario Caligiuri.
Nel corso della sua lezione, Salvatore Capasso ha offerto un’analisi ampia e articolata delle sfide che attraversano oggi il Mediterraneo, andando oltre la semplice esposizione accademica e intrecciando economia, dinamiche geopolitiche e logiche di intelligence.
Il leitmotiv dell’intervento è riconducibile a un mutamento profondo nel modo di leggere il potere internazionale. Nello scenario attuale, infatti, la forza degli Stati non si misura più in termini esclusivamente militari, ma attraverso variabili economiche, controllo delle risorse energetiche e capacità di innovazione tecnologica.
L’economia non è più solo la scienza che studia la ricchezza, ma si è trasformata in una vera e propria arma, una leva strategica utilizzata dai Paesi per dominare e competere sul palcoscenico globale, introducendo così il concetto di “geoeconomia”.
Strumenti come dazi, sanzioni, controllo delle terre rare e controllo dei circuiti finanziari internazionali sono i nuovi mezzi con cui si combattono i conflitti, prima ancora che questi esplodano a livello militare.
L’analisi è stata inquadrata anche sotto il profilo storico: dopo la caduta del Muro di Berlino, la globalizzazione ha generato forti “differenze di potenziale” tra gli Stati.
Capasso ha illustrato come la Cina, grazie a una crescita media annua dell’8,5%, abbia decuplicato in pochi anni la ricchezza pro capite dei propri cittadini, trasformando radicalmente la società; al contrario, l’Europa è sprofondata in una preoccupante stagnazione, crescendo più lentamente degli Stati Uniti.
Sono esattamente queste faglie di asimmetria economica a generare le tensioni che oggi infiammano il mondo.
Calando questo scenario nel contesto mediterraneo, il docente ha descritto l’area come un perfetto “laboratorio di geoeconomia”, crocevia di interessi e profonde disuguaglianze. Da un lato la sponda Nord (Euromed) detiene ben il 76% della ricchezza, pur mostrandosi demograficamente anziana ed esausta; dall’altro, i Paesi della sponda Sud ed Est presentano economie più fragili, ma sono trainati da popolazioni giovanissime e in forte espansione.
Ed è proprio sulla demografia che Capasso ha posto uno degli accenti più drammatici e interessanti della lezione: l’Italia si trova ad affrontare un “inverno demografico” pesantissimo, con un deficit strutturale di 400.000 nascite l’anno.
Un calo che non si inverte con semplici bonus, ma che rischia di sottrarre milioni di lavoratori al nostro sistema produttivo entro i prossimi decenni.
Da qui, il suo pensiero divulgativo si è fatto estremamente pragmatico: i flussi migratori non devono essere letti solo come fenomeno emergenziale, ma come un fenomeno naturale dettato dai differenziali di reddito, che agisce come un sistema di “vasi comunicanti”.
Se gestiti in maniera strutturata e inseriti in strategie di cooperazione, come nel caso del cosiddetto Piano Mattei, tali flussi possono rappresentare sia una risposta alle esigenze produttive interne sia un’opportunità di crescita per i Paesi africani, arginando le influenze predatrici di Russia e Cina nell’area del Sahel.
Non è mancata, inoltre, una lucida critica alle dinamiche politiche. Rispondendo alle perplessità sulla mancata valorizzazione di hub strategici (come il porto di Gioia Tauro) o sugli scarsi investimenti in ricerca, Capasso ha svelato la miopia di certe scelte governative. Spesso, l’orizzonte temporale del politico, focalizzato sulle elezioni imminenti a 5 anni, è fortemente disallineato rispetto all’orizzonte strategico del Paese, che richiede decenni per raccogliere i frutti in settori come infrastrutture, ricerca ed energia. Proprio quest’ultima è stata indicata come uno degli snodi principali della competizione internazionale e, al contempo, una delle principali vulnerabilità per i sistemi Paese.
Tuttavia, il messaggio finale che Capasso ha voluto lasciarci non è stato di rassegnazione, ma di visione concreta e orientata all’azione.
La vera intelligence non risiede nell’ossessione per gli armamenti, bensì nella capacità di acquisire e interpretare informazioni economiche e demografiche complesse, così da anticipare i cambiamenti e orientare scelte strategiche consapevoli.
Per aree come il Mezzogiorno d’Italia, questa fase di transizione rappresenta un’opportunità preziosa: abbandonando l’industria pesante a favore di settori “leggeri” e ad alto valore aggiunto (digitale, aerospazio, biotecnologie e farmaceutica), il Sud e l’Europa nel loro complesso possono individuare nuove traiettorie di sviluppo, puntando su modelli produttivi innovativi e trasformando criticità strutturali in opportunità di rilancio.

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