Oggi la Filcams CGIL Calabria ha partecipato alla marcia silenziosa promossa unitariamente da CGIL, CISL e UIL a Catanzaro contro le morti sul lavoro. In Calabria stiamo assistendo ad una vera tragedia quotidiana: incidenti, lavoro nero, precarietà e assenza di controlli continuano a colpire soprattutto chi è più fragile e ricattabile. Per questo abbiamo voluto dare una risposta collettiva, chiedendo misure serie, controlli veri e maggiore attenzione sul tema della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. La Filcams ha scelto di partecipare alla manifestazione insieme ad una delegazione di giovani migranti con i quali stiamo costruendo un percorso di formazione e sindacalizzazione preventiva rispetto al loro ingresso nel mondo del lavoro. Grazie anche al progetto “A Muzzo”, finanziato dalla Filcams Cgil nazionale, il Segretario Generale Giuseppe Valentino sta seguendo personalmente un percorso settimanale all’interno del centro di accoglienza dove vivono questi ragazzi, affrontando temi legati ai contratti di lavoro, ai diritti, alla prevenzione, alla salute e sicurezza. È un lavoro sindacale concreto, fatto prima che arrivino nei luoghi di lavoro, per evitare sfruttamento, ricatti e tragedie come quella di Diallo El Hadji Mamadou, il ragazzo migrante di 23 anni morto la scorsa settimana mentre lavorava in un cantiere che sarebbe dovuto diventare un lido turistico a Paola. I ragazzi oggi hanno voluto esserci con i loro corpi e con un messaggio forte: “Non siamo invisibili, non saremo fantasmi”. Una frase che racconta bene il senso del nostro impegno: costruire coscienza, consapevolezza e organizzazione sindacale affinché nessuno venga lasciato solo o sfruttato nel silenzio. La giornata di oggi è stata intensa, importante ed emozionante. Abbiamo portato in piazza quello che denunciamo da anni nel settore turistico e rispetto al sistema delle concessioni balneari e dei beni pubblici: non è tollerabile che su una concessione demaniale, quindi su un bene pubblico, si possa lavorare in nero e perfino morire di lavoro. Per questo continuiamo a chiedere norme serie, responsabilità e controlli. Non bastano le parate istituzionali o l’indignazione di fronte all’ennesima vittima. Servono leggi che tutelino davvero lavoratrici e lavoratori e che colpiscano le imprese che risparmiano sulla sicurezza trasformando il lavoro in una condanna.
19.05.2026

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