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Con la riconquista di Mosul suona la campana a morto per lo stato dell’Isis.

Con la riconquista della grande moschea di al-Nuri, la seconda dell’Iraq, nella strategica città di Mosul, una delle due “capitali” del sedicente califfato islamico instaurato dall’Isis, tra la Siria e l’Iraq stesso, la battaglia per la liberazione di questi territori che vede assieme – fianco a fianco – forze governative irachene, guerriglieri curdi e alcune nazioni occidentali (Stati Uniti in testa) è giunta al definitivo giro di boa.

A Mosul ci sono ancora alcune sacche di resistenza nella cosidetta città vecchia, a ovest del fiume Tigre, ma la partita ormai è chiusa. E la liberazione è stata simboleggiata dalle immagine dei primi civili – uomini, donne e bambini – che sono usciti dai rifugi e hanno abbracciato, sotto gli occhi dei gironalisti, gli uomini che li hanno liberati dall’incubo del peggiore fantismo islamico.

La conquista di al-Nuri ha una grande valenza simbolica perchè in questa moschea, Abu Bakr al-Baghdadi annunciò proprio il 29 giugno di tre anni fa la nascita del califfato. I terroristi dell’Isis stesso avrebbero distrutto il celebre luogo sacro – noto in tutto il Medio Oriente – a dimostrazione che la loro visione religiosa, nulla a che fare con il vero Islam da sempre religione di pace ed era solo un paravento per conquistare il potere nell’area, e tenere, sotto il tallone di una dominazione spietata, le popolazione locali.

Negli ultimi due anni – con un paziente lavorio – le forze della colaizione internazionale che ha fronteggiato gli “uomini in nero” del califfato hanno riconquistato oltre 84 mila chilometri quadrati di territorio, liberando più di quattro milioni di persone dal giogo dell’Isis.

Le ultime forze del sedicente califfato islamico sono ora confinate in un ancora vasta ma pressochè desertica fascia di territorio (vedi cartina) posta a cavallo del grande fiume Tigri ma che si restringe ogni giorno che passa e in due piccole sacche attorno alle città irachene di Tal Afar e Hawija. Da ovest avanzano le forze governative siriane, da nord i curdi che sono alle porte di Raqquah l’altra città simbolo dello Stato islamico e da est le forze governative siriane. Un anello di ferro e di fuoco che non lascia scampo ai soldati di Al-Bagdadi.

 

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