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Elezioni negli USA: prima sconfitta per i Repubblicani nell’era Trump e in Maine gli elettori votano per estendere la copertura sanitaria ai poveri.

Prima sconfitta per il Partito Repubblicano dopo l’ascesa di Trump alla Presidenza giusto un anno fa, quella subita stanotte nelle elezioni che si sono tenute in due importanti stati – Virginia e New Jersey e nei più importanti centri urbani degli states. Ci si aspettava una vittoria democratica ma la portata di questa vittoria ha sorpreso analisti, commentatori e persino gli stessi democratici e mette paura al Partito repubblicano in vista delle elezioni per il rinnovo della Camera dei rappresentanti e di un terzo dei seggi del Senato in calendario per il novembre del 2018.

In Virginia – stato tradizionalmente repubblicano ma passato nelle ultime due legislature presidenziali nel campo dei democratici, Ralph Northam è il nuovo governatore con il 53.7% dei votti battendo il repubblicano Ed Gillespie con il 45.1%. Da sottolineare come il candidato Repubblicano ha vinto nelle contee più rurali ma è stato completamente surclassato nelle città, dove ha perso anche di 30 o 40 punti percentuali.

In New Jersey, il democratico Phil Murphy con il 55.5% dei voti ha battuto la vice governatrice uscente dei Repubblicani, Kim Guadagno, fermatasi al 42.4%. Da sottolineare come in questo caso gli elettori moderati hanno preferito il candidato democratico nonostante questi si presentasse con un programma spiccatamente progressista.

Per quanto riguarda il voto nelle grandi città e metropoli poi, spicca la riconferma del sindaco uscente di New York,  Bille De Blasio con il 66.5% dei voti. Vittoria democratica anche a Los Angeles (California) dove Eric Garcetti è il nuovo sindaco con l’81.4% dei voti. Vittorie democratiche anche a North Miami (Florida) dove il nuovo sindaco è Joseph Smith con il 59.8% dei consensi e a Charlotte (North Carolina) che ha eletto per la prima volta sindaco una donna afroamericana, Vi Lyles anch’essa del Partito Democratico. Vittorie democratiche anche a Detroit (Michigan) e a Boston (Massachussets) dove a conteggio non ancora ultimato è però ormai certa la vittoria dei democratici Mike Duggan e Marthy Walsh. Altra vittoria democratica anche a St Loiuse (Missouri) dove è stata eletta sindaco con il 67.5% dei voti Lidya Krewson.

In altre importanti città – St Paul (Minnesota), Buffalo (New York), Seattle (Washington), New Orleans (Luisiana). Jackson (Missisipi), Pittsburgh (Pennsilvanya) e Cleveland (Ohio) non c’è stata praticamente partita in quanto la competizione avveniva tra due candidati democratici.

Delle grandi città al voto va ai repubblicani solo Omaha (Nebraska) dove Jean Stothert batte l’avversasrio, il democratico Haeth Mello, con il 52.5% dei voti.

Bruciano poi altre due sconfitte molto significative. La prima è quella avvenuta in uno stato da sempre bastione repubblicano cioè la Georgia, dove i Democratici hanno vinto due seggi alla Camera locale, due collegi così solidamente Repubblicani che negli scorsi anni gli stessi Democratici non trovavano nemmeno qualcuno da candidare. L’altra è la vittoria del referendum tenutosi nello stato del Maine dove gli elettori contro il parere del governatore repubblicano, hanno approvato l’estensione del Medicare, il programma governativo di copertura sanitaria destinato alle persone più povere e dei punti più importanti della riforma sanitaria voluta da Obama. La proposta è passata con il 60% dei voti ben tredici punti in più dei voti raccolti l’anno scorso dai democratici alle presidenziali, dove la Clinton aveva battuto Trump di misura per 47% a 44%, segno che per la proposta, anche molti repubblicani hanno votato a favore.

Un campanello d’allarme pericoloso per il Presidente Trump stesso visto che ora molti stati potrebbero convocare dei referendum per estendere l’Obamacare.

Al mometo dell’insediamento il 20 gennaio scorso Trum eletto con il 46.1% dei voti era approvato da una quasi simile percentuale di americani contro una percentuale del 45% che lo disapprovavano mentre oggi il consenso per l’operato del presidente è sceso al 37% mentre la percentuale per coloro che non sono contenti del suo operato è schizzata al 57%.

Trump ha adesso un anno per correggere il tiro. Già a gennaio infatti la macchina elettorale per legislative si metterà in moto e la situazione di partenza vede i Repubblicani disporre di vantaggi non solidissimi. Al Senato essi infatti dispongono di una maggioranza limitata (52 a 48) mentre nella Camera, dove la maggioranza è di 218 seggi, essi hanno 239 seggi.

 

 

 

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