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La “Bidonville” di San Ferdinando. Che fare?

Pino Macino, da Pupari & Pupi

Questa mattina sono stato nella città dei lavoratori neri senza i quali gli agrumeti della Piana di Gioia Tauro potrebbero essere rasi al suolo.Se non si viene sul posto non si riesce a capire la misura del dramma e prima ancora dello scandalo San Ferdinando. Conosco da anni questi luoghi…ed è sempre andata peggio. Ricordo la tendopoli blu del Ministero degli interni…ordinata….un accampamento di quelli che si vedono pochi giorni dopo un intervento su una zona terremotata o alluvionata…Solo che qui…come la vita…gli uomini, i bisogni, la fame, il desiderio di sopravvivere continuano a girare senza fermarsi mai…moltiplicando le speranze ed i problemi. Accanto alla bella tendopoli blu..i nuovi arrivati….i poveri più poveri cercano un posto…che ricavano da cartone e plastica sorrette da improbabili pali fatti da giovani piante prese chissà dove. Quei pali che hanno resistito alle fiamme violente  che hanno avuto solo il tempo di divorare le coperture e le poche cose contenute in quelle case . Case…sì case…perchè quello era il loro tetto…quelli i muri .Ed intorno a questa baraccopoli….molto meno di una bidonville africana o brasiliana …si sono stabiliti gli strani equilibri della convivenza…i punti di partenza e di arrivo….il balbettio di una pluralità di rapporti…il fiorire di commerci interni…l’esercizio della prostituzione ed il suo sfruttamento…pare anche di droghe…L’uomo crea le città. Cerca e vuole gli altri . Ed anche le città della fame  e del bisogno sono città con qualche gioia e molti demoni.Il punto è che non ci sono altri San Ferdinando in Italia…ci sono state in Puglia…in Campania..oggi solo da noi. E’ sempre complesso e difficile domandarsi perchè. Ma non è più consentito fare domande e cercare risposte rimandando tutto al prossimo incendio…alle prossime morti. Perchè le baraccopoli che sono rimaste sono grandi ed anzi più grandi di quelle bruciate.Stamani vi era grande silenzio. Quasi vuote…il lavoro schiavizzato ancora c’è e bisogna lavorare. Polizia carabinieri e vigili del fuoco vanno avanti e indietro.Non mancano di certo e mostrano la umanità di chi sa di non potere far fronte più di tanto.C’è la consapevolezza che non c’è una soluzione.Ma ci sono tante piccole soluzioni a grandi grandi problemi. Non siamo estranei. Non possiamo ritirarci nell’indifferenza.Tutto questo ci appartiene.Ed alla domanda “che fare? ” siamo tenuti a dare una risposta.

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