“Il giorno della Civetta”. Marcia a favore del tabaccaio di Nicotera. Per Kreonte non è stato un flop.
“Il giorno della Civetta”. Marcia a favore del tabaccaio di Nicotera. Per Kreonte non è stato un flop.

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“Il giorno della Civetta”. Marcia a favore del tabaccaio di Nicotera. Per Kreonte è stato un flop.

Ieri sera, sabato alle ore 20.00, si è avviato, per le strade di Nicotera, il corteo in favore del tabaccaio Carmine Zappia, di recente vittima di usura ed estorsione da parte di esponenti del clan Mancuso di Limbadi. Erano circa 50 persone quelle partite dalla sede del mobilificio che è una seconda attività commerciale del tabaccaio Zappia. Sul numero di presenze non si polemizza mai, anche se ci fosse stata una sola persona, le manifestazioni contro la ‘ndrangheta sono sempre valide.

Lungo il percorso della manifestazione il corteo è andato man mano aumentando fino ad arrivare a circa 80 persone, arrivando al centro della città per poi dirigersi alla sede municipale dove, vista l’ora tarda, in molti incominciavano a rientrare a casa. Le persone rimaste hanno avuto modo di ascoltare alcuni interventi e, tra questi, degno di nota, è stato quello di Nino Cento, originario di Cittanova, anch’egli vittima di ‘ndrangheta il quale, purtroppo, lamentava di essere rimasto senza scorta e senza più alcuna attenzione, il tutto rivolgendosi in maniera accorata al tabaccaio Zappia, postando stamattina, sconfortato, anche sui social il suo pensiero, riaffermando: <Ieri sera ho portato la mia solidarietà all’imprenditore Carmine Zappia, a Nicotera, e ho detto la mia, senza se e senza ma. Perché ritengo giusto che le persone perbene sappiamo quello che succede dopo la denuncia. Scusate ma con le mezze verità non cambierà mai la nostra Calabria>.

Ma l’improvvisazione organizzativa e il “Trionfo dell’individualismo” già denunciato e previsto in precedenza su questo giornale, non possono rimanere inosservati. Durante il corteo si son visti solo due striscioni in testa. Il primo inneggiava ad una frase d’effetto del giudice Antonino Caponnetto, riferita dall’ex magistrato Pietro Grasso e fuori contesto all’odierno corteo <fatti forza ragazzo, schiena dritta e testa alta> mentre il secondo e grande striscione, riportava evidente il simbolo pubblicitario dell’associazione Kreonte, con sotto scritto, a caratteri cubitali, la generica frase: <Giustizia e progresso dalla parte delle vittime di tutte le mafie>. Naturalmente tutto questo, per Kreonte, non è stato un flop anzi, scrive la vice presidente, sempre sui suoi social di essere <Emozionata>, nel mentre stranamente, postava solo alcune foto, per lo più sfuocate che non danno il senso della partecipazione.

Durante il corteo in molti hanno notato che mancava uno striscione contro il clan Mancuso e né ve ne era alcuno contro la ‘ndrangheta in generale e neanche a favore della vittima: il tabaccaio Zappia. Peccato!!!| Avrà prevalso di sicuro “l’emozione” durante l’organizzazione. Altresì viene spontaneo notare una foto della vice presidente di Kreonte postata sui social dopo un acquisto fatto dal tabaccaio di una <fiammeggiante macchinina gialla>. In tal senso ci saremmo aspettati, durante il corteo, almeno lo striscione di un invito di sensibilizzazione e solidarietà per una raccolta fondi da devolvere al tabaccaio, stante che proprio da questo giornale e dalla Gazzetta del Sud era già partito, da giorni, l’allarme disperato che il tabaccaio aveva lanciato in una intervista dicendo che per via dell’estorsione subita, era rimasto senza liquidità per portare avanti l’attività, necessitando di forniture di sigarette ed altro.

Coniugi Vinci/Scarpiulla

Non sono mancate le polemiche al corteo, già previste e annunciate su questo giornale, che hanno messo in luce alcune opacità dell’associazione Kreonte e della sua vice presidente che ha voluto organizzare in fretta e furia, il corteo, pur sapendo che già si stava organizzando una manifestazione tra tutte le associazioni, il Comune e la Chiesa locale. Già in precedenza, anni fa, un analogo fatto grave contro un tabaccaio ucciso in una rapina, il compianto Rocco Minniti,  aveva mobilitato l’associazionismo e la Chiesa costituendosi a Nicotera un comitato a favore della vittima, formato dalle stesse persone che si stavano mobilitando per Zappia le quali, riuscirono ad organizzare un corteo di solidarietà alla famiglia e di condanna del vile assassinio con la partecipazione di miglia di persone. Kreonte, purtroppo, ieri non è riuscita a coinvolgere la cittadinanza, rimasta tra l’altro priva di avvisi e manifesti che annunciavano il corteo. Kreonte si è limitata ad un avviso sui social amministrati dalla stessa Enza Dell’Acqua, rivolto alle associazioni e ai comitati come “invitati” e non come coinvolti. Tra l’altro, sorprende che nessun appello sia stato rivolto alle forze politiche, alla Chiesa e alle istituzioni, nonostante alcuni siano stati presenti con il Consiglio Comunale al completo e il Sindaco Pino Marasco in testa. Dopotutto non avevano altra scelta, se non quella istituzionale, di aderire ad una manifestazione del genere, seppur carente ed improvvisata per come, in sostanza, lasciava già prefigurare la stessa richiesta ufficiale inviata dalla vice presidente, ai vigili urbani il 29 luglio-prot. n° 666, con evidenti errori grammaticali e priva di forma.

Considerando che solo a Nicotera si contano oltre 40 associazione e comitati vari, ipotizzando un coinvolgimento totale con almeno 4 rappresentanti per categoria, si dovevano presentare in 160. Invece solo circa 80 persone di cui moltissime venute da fuori in rappresentanza di alcune associazioni, tipo Libera di Vibo, Unicef e Avis. Da rilevare la presenza dei genitori di Stefano Piperno, dei coniugi Vinci/Scarpulla, di Vincenzo Chindamo, don Francesco Vardè, dell’on. Riccardo Tucci e dei familiari di Zappia, le sorelle Giulia e Rosaria con i rispettivi mariti e figli e il fratello Antonio e tanti altri parenti. Assenti alcune importanti istituzioni. Ma, d’altronde, se proprio l’Associazione Kreonte, che è stata la promotrice irrefrenabile dell’improvvisato corteo, ha avuto solo tre rappresentanti presenti al corteo, cosa si poteva pretendere dalle altre associazioni? Difatti, a riscontro dell’efficacia organizzativa, sul sito ufficiale Facebook di Kreonte il post, relativo all’avviso del corteo, ha avuto solo tre mi piace e nessuna condivisione. Addirittura, il quarto socio Rosario Marra, dimissionario, che afferma di essere un fondatore, così giura che gli è stato garantito da Kreonte, ha stigmatizzato il metodo illegittimo usato all’interno di Kreonte per non essere stato consultato e né è stato riunito il direttivo o l’assemblea di Kreonte per deliberare in merito al corteo, contestando, pertanto, da giorni, <la validità della promozione del corteo di sabato prossimo, perché fatto in modo non rispettoso delle norme statutarie e delle norme civiche e morali. Norme che vanno necessariamente seguite, specie in una associazione in cui ci si vanta del rispetto della legalità, della democrazia e della libertà.>

Sindaco Marasco con Carmine Zappia

Durante il corteo di solidarietà a favore di una vittima di ‘ndrangheta, aver visto Marra in via Castello stazionare sulla sua motoretta da invalido, colpiva al cuore i tanti presenti che lo notavano rimanere ai margini ed escluso dalla manifestazione, sorgendo spontaneo il risalto di una assenza di sensibilità da parte dei soci di Kreonte che, nel mentre esaltavano il tabaccaio vittima, isolavano un’altra vittima della violenza criminale. Il fatto ha lasciato i presenti basiti, e la dice lunga su quel “trionfo dell’individualismo” da noi denunciato in tempi non sospetti. In merito al numero dei soci di Kreonte viene in mente la nota canzone di Renato Carosone che, più o meno, cantava così:<…Io, fratima e tu..>. Sembra che a fondare Kreonte siano stati solo in tre: Enza Dell’Acqua, suo fratello Salvatore e Francesco Tripaldi. Sarebbe interessante sbirciare tra gli scopi dello statuto della Kreonte per sapere se, realmente, vi siano la lotta alla mafia, alla ‘ndrangheta e la beneficenza a favore di Enti come l’Asp, oppure vi sia un generico scopo di “legalità”, come presente e/o sottinteso in qualsiasi associazione al mondo…

L’antimafia, diceva il grande Leonardo Sciascia, è spesso fatta dai professionisti dell’antimafia, quegli stessi che l’ex presidente dell’Antimafia Francesco Forgione nel suo libro li definisce: “I tragediatori”.

L’Antimafia, diciamo noi, va fatta da persone specchiate, limpide e immacolate fino alla settima generazione. Persone che della legalità non ne fanno un uso ad personam e ad momentum. Chi è un calunniatore o un diffamatore non può ritenersi impunito e immune dal rispetto della legalità che sta già violando penalmente, ma va denunciato contemporaneamente sui giornali e nelle aule dei tribunali. Questo è il rispetto della legalità senza opacità e senza individualismi. La gente, il cittadino, il paesano capisce, fiuta e reagisce non partecipando alle inquinate chiamate, pur rischiando di sentirsi calunniato e accusato di una strumentale omertà, quella usata dai tragediatori per darsi un tono e una visibilità, spesso cinica e distruttiva, alla ricerca di un “consenso sociale” che spesso rasenta e scimmiotta proprio quel consenso sociale tanto ricercato dai mafiosi.

 

Per approfondimenti su articoli correlati:

Nicotera. Corteo di Kreonte, trionfo dell’individualismo.

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