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Festival di “San Romolo” 2017 …ops San Remo.

Aldilà della storia dei due fratelli Romolo e Remo che la tradizione insegna diedero vita alla città di Roma, la moderna San Remo prende il nome da San Romolo, un eremita che visse e morì in una grotta ai piedi di Monte Bignone. San Romolo è una frazione posta a nord ovest di San Remo.

Forse, è proprio da ricercare in questa trasposizione eremitica di San Romolo da cui poi deriverà il nome della città di San Remo, la causa del fatto che i pronostici sul Festival canoro non azzeccano mai il vincitore, elevando sugli altari dell’Ariston la santità canora di un divo poi, sistematicamente, smentita dal voto finale.

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Ha vinto Francesco Gabbani, gabbando tutti.

Furbo , moderno, con la faccia da schiaffi di chi sembra passato lì per caso, Francesco Gabbani sbanca Sanremo. E’ l’Occidentali’s Karma la canzone vincitrice , ma ancor di più sarà il tormentone della prossima estate. Era già tutto stato avviato dall’anno scorso, con Amen. Occidentali’s Karma, “la scimmia nuda balla…essere o dover essere il dubbio amletico…l’intelligenza è demodè…l’evoluzione inciampa…tutti tuttologi col web… per tutti un’ora d’aria , di gloria…” , sono alcune parti della canzone-mantra che un po’, prende in giro la credenza filosofica orientale esportata in occidente…

Ora ci sarà da verificare la sua statura di artista e di autore. Siamo pronti a farci sorprendere, noi già lo amiamo.  Lo scorso anno è stato presente alla Festa della Birra a Rizziconi (RC) , intervistato da Rosy Iacopino del gruppo Agorà https://www.facebook.com/agora.rizziconi/   e già, da allora, Francesco, sembrava avere le idee abbastanza chiare.

Seconda classificata è Fiorella Mannoia. “Che sia benedetta” è una canzone destinata a durare, un inno alla vita da ascoltare come mantra mattutino quando l’umore è sotto i piedi e la fatica si fa sentire. Fiorella, che di canzoni entrate nella storia della musica italiana se ne intende,  sa che quella del tempo è la vittoria più dolce da assaporare, perché è quella più vera. Anche se poi, scherzosa nella sua signorilità, avverte i giornalisti con un sorriso e l’occhiolino: “La prossima volta però non ditelo più che vinco io”.

Poi c’è il terzo classificato, la vicenda di un bravissimo autore, uno dei migliori della nuova generazione, scappato da ragazzino da un padre violento, via dall’Albania e approdato in Puglia. Ermal Meta, riservatissimo sulla sua vita privata su cui in troppi si affannano a mettere il cartello: gay. Ironia della sorte, Ermal partecipo’ alla parata arcobaleno e lo aggredirono, gli gridarono “muori, frocio”. E non quelli di Forza Nuova o gli adepti di Salvini, ma i gay friendly. Ma quando sei abituato a conquistarti la credibilità passo passo, lavorando sodo, affilando la penna, allora lasci perdere il ronzio di sottofondo e il successo, quello vero, arriva. Vietato morire non è la sua migliore canzone, ma è l’ennesimo tassello di un percorso tutto costruito sul rispetto dell’arte musicale, del pubblico. Ermal scrive temi di successo per la tv (Braccialetti Rossi), per Chiara, per Emma, per Mengoni. E per sé. Con una sensibilità fuori dal comune, quella che gli ha permesso di presentare una delle più belle reinvenzioni di Modugno mai ascoltate.

Sanremo è una guerra tra bande. Mentre la discografia è in agonia, per andare avanti devi avere gente che spinge fortissimo. E oggi le tre bande meglio attrezzate sono: Suraci di Rtl (Atzei in gara), Amici di Maria (Elodie, Lele, Sylvestre tra gli altri) e la Sugar.

La De Filippi si è presa il Festival dei Giovani ma ha toppato quello Big. Questa è una grande sorpresa e , con stupore, constatiamo che tra i tre vincitori non ci sta nessuno della cordata De Filippi, vedendo tra gli esclusi, Elodie e Sergio Sylvestre.

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Le pagelle della serata finale.

I ladri di carrozzelle – Stravedo per la vita. Su le mani! Non vi vedo! Grida il cantante cieco di questa band di musicisti diversamente abili che sbattono in faccia all’Ariston tutta la loro energia positiva in apertura della serata finale. Con la musica si salta a pié pari oltre il fango della vita. Ed è stato bello che ce l’abbiano ricordato. 7

Zucchero – Trentadue anni fa Sanremo bistrattò Donne che arrivò penultima. Si è visto come è andata. Il partigiano reggiano riporta all’Ariston il suo mix di citazioni della storia del soul e del blues, sotto il quale, se scavi bene, c’è Augusto dei Nomadi e una tradizione di scrittura cantautoriale e melodramma (spettacolare il finale con Miserere). Che alla lunga verrà a galla, lasciando sul fondo la tara americana. E su il bicchiere di Lambrusco. 8

Rita Pavone – Premio alla carriera, 55 anni sul palco, ne ha 71. La grinta di quando ha cominciato neanche maggiorenne. Il tempo passa. Ma non tutti hanno i turbo che continua a sfoggiare lei. 8

Montesano – Aò ma ‘ndo stava Erico tutto ‘sto tempo fuori dalla gran tv? Un lungo monologo che parte dal canto, dai cantanti di un tempo e plana sullo spettacolo e sulla politica. La bravura è quella di sempre. Lo rivorremmo, mamma Rai, un paio di puntate dopo quelle capolavoro di Proietti. Grandioso quando imita Maria e i cantanti vintage. Se va a Tale e Quale asfalta tutti – 7

Geppi Cucciari – Amicissima di Maria, pure lei insiste sulla vicinanza Rai-Mediaset: “Facciamo C’è Sanremo per te, ora racconto io la storia della tua vita”. Poi il contropelo a chi scrive: “I giudici trivellano la Boschi” e “La patata bollente” riferendosi alla Raggi. “Beh, io mi schiero e dico: je suis la patata bollente”. Simpatica (sul palco) e cattivella come sempre. 6

Alvaro Soler – Belloccio col motivetto caramella spaccaradio sempre sotto l’ascella. E per qualche minuto Sanremo diventa il catamarano che ti porta nel resort finto esotico per turisti in crociera a prezzi scontati. D’altra parte lo hanno capito anche a X Factor. Da una parte la gommina nei capelli di El mismo sol, dall’altra la nemesi Manuel Agnelli, la faccia competente della musica. 5

Rocco Tanica – Il balletto completamente sbagliato del corpo di ballo di gruppo dei giornalisti sul pezzo di Al Bano è geniale. E lui, come autore, satirico, sempre molto bravo. 7

Cracco – Fico e antipatico, il personaggio che gli ha dato successo. Ma all’una del mattino si arriva tutti bolliti a prescindere dallo chef. A sentire lui, questo Sanremo è un piatto di pasta al pomodoro (Maria) affumicata (Carlo). Ah, questa nouvelle cousine. 5

LA GARA

Elodie – Apre lei la finale, presentata in video da Loredana Berté. Canta Tutta colpa mia, scritta per lei, tra gli altri, da Emma (come lei la cantante viene da Amici, dove arrivò seconda). Brava, sicura, con brano azzeccato per Sanremo. Ma non basta. 6

Michele Zarrillo – Lo introduce Riccardo Fogli. Riparte Mani nelle mani. Un pezzo di bella scrittura nella tradizione melodica italiana. Prima metà inappuntabile. Poi partono quei viertuosismi a metà fra Mango e il cugino di Beyoncé che, lo diciamo dalla prima sera, non è roba per lui. 5

Sergio Sylvestre – Il soul hulk torna in scena, Maria fa abbassare la scala in scenografia per permettergli di entrare. E’ un’altro dei suoi figli televisivi, pure lui della covata di Amici dove è uscito trionfatore. A lui gli auguri di Eros Ramazzotti. Stavolta canta Con te in modo perfetto. Via le indecisioni e i timori. E il pezzo funziona davvero. Che questo Big Brother di colore la spunti? No, solo sesto. 7

Fabrizio Moro – Rischia tantissimo a farsi presentare da Grignani, sempre mezzo stranito, autentica pecora nera del pop italiano. Portami via, ricanta, asciutto a suo modo. Continuando a guardare a Vasco nel finale. Ma il pezzo sa essere toccante e avrà fortuna in radio. 7

Alessio Bernabei – Gli auguri in video glieli fa Rudy Zerbi, compagno di merende di Maria. Prima cantava Noi siamo infinito, poi L’universo intero applaude noi. Forse bisognerà ridimensionarsi. 4

Marco Masini – Auguri da Batistuta. Spostato di un secondo, canta, ma lui è centratissimo e porta a casa anche questa esibizione. 7

Paola Turci – Fatti bella per te. E lei si fa bella, fila come un proiettile, sempre più efficace. Ma resta fuori dal podio. 7

Bianca Atzei – Auguri per lei da Kekko che con lei duetta e le ha scritto il pezzo. Ora esisti solo tu riparte a tutta grinta e rabbia. Più di così non le si può chiedere, anche perché l’intonazione è perfetta. Sarebbe ora di deporre i pregiudizi, caro Sanremo. E invece no. Ha troppa antipatia addosso. Tra gli ultimi. 6

Francesco Gabbani – Rosita Celentano lo introduce alla gara. Occidentali’s Karma è proprio un furbissimo pezzone pop-sanremese. Che spacca e sbanca. Complimenti. 10

Chiara – Renga la saluta in video. Nessun posto è casa mia. Siamo felici per la ritrovata forma fisica. Per quella musicale ci sarà da lavorare. Penultima. 3

Clementino – Ciao guagliù, ma raccumann’ gli dice in video Edoardo Bennato prima che ricominci Ragazzi fuori. Restano le perplessità che già abbiamo espresso nelle scorse sere su di lui. E’ un bravo e furbo produttore, scopritore di talenti. Non un gran rapper live. Arriva ultimo. 4

Lodovica Comello – Bisio molla le bacchette alla batteria in video e le fa un gran omaggio. Il cielo non mi basta finisce a fondo classifica. 4

Samuel – Giuliano dei Negramaro gli dice: “Canta e facci ballare come solo tu sai fare”. E in effetti Vedrai si presta benissimo a queste due cose. Sanremo è una tappa di passaggio, dopo anni di Subsonica a lui interessa reinventare una carriera. 6

Michele Bravi – Rovazzi gli dice di mostrare la vastità del suo talento. Il diario degli errori è scritta da Cheope, figlio di Mogol. Un ragazzino che canta di storie di vita vissuta non convince. Chissà cosa avrebbe fatto Califano di questo brano. Esile, esile. Eppure finisce quarto, alle mamme a casa il ragazzino tenero piace molto. 4

Carlo e Maria – Lui va via da re, lei si prende una fetta importante di Sanremo (vestita con grande finezza, non solo in modo minimale, per una sera). Il futuro, dicono tutti, è Bonolis. Disinnescate tutte le polemiche di critici e giornalisti da parte del duo di conduttori (che si trattano come fratello e sorella) c’è solo da capire come si trasformerà Sanremo. Si dice di tutto. Che traslocherà a Mediaset e forse anche a Sky. Quindi resterà dove è sempre stato, e chiunque arriverà dopo avrà un gran problema ad assicurare stesso professionismo e stessi enormi ascolti. 8

In parte tratto da un articolo di Cristiano Sanna.

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