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Intelligence e lodo Moro all’Unical. Rivelazioni inedite

RENDE (13.5.2017) – “Moro è stato rapito e ucciso da persone che l’hanno confessato”. È l’introduzione dell’intervento di Ciriaco De Mita, segretario della DC e Presidente del Consiglio negli anni Ottanta, in occasione del convegno “Aldo Moro e l’Intelligence. Il senso dello Stato e le responsabilità del potere” che si è tenuto il 13 mattina all’Università della Calabria a Rende.

La manifestazione è stata introdotta dal Rettore Gino Crisci ed è proseguita con la relazione di Mario Caligiuri, Direttore del Master in Intelligence dell’ateneo calabrese. Tra i relatori il senatore Luigi Zanda e gli storici Vera Capperucci, Giacomo Pacini, Andrea Ambrogetti, Francesco Maria Biscione e Virgilio Ilari.

Ricordando che Aldo Moro è stata una delle figure più significative della storia della Repubblica, De Mita ha ribadito che “la lettura vera della democrazia in Italia è una lettura di rara complessità e sulla tragica vicenda di Moro ci si è interrogati più sull’individuazione dei responsabili che sugli esiti per la democrazia italiana”. Le relazioni stanno proseguendo anche nel pomeriggio.

 Durante il convegno “Aldo Moro e l’intelligence. Il senso dello Stato e la responsabilità del potere”, promosso questa mattina a Rende dal Centro di Documentazione Scientifica sull’Intelligence dell’Università della Calabria. Dopo l’introduzione del Direttore del Master in Intelligence Mario Caligiuri e diverse relazioni tra le quali quelle di Ciriaco De Mita e Luigi Zanda, è intervenuto anche lo storico Giacomo Pacini, dell”Istituto Storico Grossetano della Resistenza e dell’Età Contemporanea che ha presentato documentazione inedita per tentare di fornire una ricostruzione del cosiddetto Lodo Moro.

Ossia di quella sorta di patto di non belligeranza che prevedeva la salvaguardia dalla minaccia di attentati terroristici in cambio della liberazione dei militanti palestinesi arrestati sul suolo italiano, la tolleranza per i traffici di armi verso il Medio Oriente, nonchè un impegno a arrivare a un riconoscimento ufficiale da parte delle diplomazie europea dell’Olp come legittimo rappresentante del popolo palestinese.

Ha sostenuto Pacini che “sulla base del materiale che è stato possibile rinvenire, si evince che i primi contatti tra funzionari dei Servizi segreti italiani e emissari palestinesi avvennero a fine 1972 nell’ambito di una trattativa che portò alla liberazione di due militanti del Fronte Popolare di Liberazione della Palestina (Fplp) arrestati nel precedente agosto per aver nascosto un ordigno in un mangianastri portato inconsapevolmente su un aereo israeliano da due turiste inglesi.

Fu però con il ritorno di Aldo Moro al ministero degli Esteri che il patto prese davvero forma. In particolare dopo l’arresto avvenuto a Ostia nel settembre 1973 di 5 palestinesi trovati in possesso di missili Strela che intendevano usare per abbattere un aereo israeliano. Nell’ambito delle complesse trattative che portarono alla loro liberazione (e che coinvolsero anche la Libia) l’Olp si impegnò ufficialmente a non effettuare più azioni di guerra sul suolo italiano.

Tuttavia le frange più estremiste della galassia palestinese non accettarono quell’intesa e si resero responsabili della strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973. Fu solo dopo quella tragedia che il cosiddetto Lodo Moro cominciò a diventare qualcosa di davvero strutturato e funzionante, grazie soprattutto al fondamentale lavoro di mediazione svolto del colonnello Stefano Giovannone, capo centro Sismi a Beirut, funzionario dei Servizi da sempre molto legato a Aldo Moro”

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