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Le recenti elezioni iraniane e gli sviluppi possibili sulla scena internazionale.

Come ampiamente previsto da tutti gli osservatori geopolitici il presidente uscente, il riformista Hassan Rouhani è stato rieletto Presidente della Repubblica islamica dell’Iran con il 57.1% dei voti e senza ricorrere al ballottaggio.

Le elezioni sono svolte due settimane fa ma i risultati ufficiali sono stati resi noti solo nella giornata di oggi anche perchè si svolte – in contemporanea – i rinnovi per i consigli municipali.

Rohuani ha ottenuto 23,549,616 voti contro i 15.786.449 (38.1%) del suo principali competitore della coalizione conservatrice Ebrahim Raisi. Meno del due per cento, hanno raccolto gli altri due candidati. Rohuani ha vinto in 22 province del paese mentre Raisi ha prevalso in altre sette.

Il fronte riformista ha capovolto i rapporti di forza anche nelle città dove, alle precedente elezioni, i conservatori avevano ottenuto 240 dei 479 seggi contro gli 88 dei riformisti e 151 andati a candidati indipendenti. Dopo il conteggio dei voti infatti i riformisti balzano a 165 seggi contro i 91 dei conservatori e i 65 degli indipendenti.

Ai conservatori restano solo le città di Urmia, Shahr-e Kord, Ahvaz, Zanjan, Qom, Kermanshah e Sari, mentre tutte le altre città del paese vanno ai riformisti vicino al presidente. Impressionante la vittoria nella capitale Teheran, dove la coalizione riformista si è aggiudicata tutti e 21 i seggi in palio.

Questa volta i conservatori avevano fatto campagna elettorale in modo particolarmente intenso perché sapevano che non si trattava solo di scegliere il presidente ma anche, forse, la prossima guida suprema che andrà a sostituire l’attuale, l’ayatollah Ali Khamenei, che ha 77 anni.  Un posto chiave nell’assetto istituzionale dell’Iran visto che la Guida detiene molti poteri tra cui la nomina dei vertici delle forze armate.

Ma i conservatori sono stati sconfitti nonostante questa mobilitazione segno che le nuove generazioni vogliono sentir parlare più di lavoro, e problemi come quelli legati alle case e ai servizi che non la retorica anti occidentale dei leader del fronte anti-Rouhani.

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