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Le riflessioni del Vescovo Renzo, nel tradizionale messaggio natalizio.

Come ogni anno SE il Vescovo Mons. Luigi Renzo ha scritto un messaggio natalizio – il cui titolo quest’anno è “Il Bambino di Betlemme, la chiave che libera dalla schiavitù – che proponiamo integralmente ai nostri lettori.

Carissimi,

Il Natale è un giorno speciale; è un giorno di grande gioia perché Gesù, l’amore del Padre, decide di prendere carne a Betlemme nascendo nell’umiltà di una mangiatoia. Sembra assurdo, ma è proprio così! Il Creatore di tutte le cose sceglie di venire nel mondo e nascere nella povertà di una mangiatoia, privo di tutto, persino di un tetto, migrante e forestiero in casa propria.

Quel neonato Bambino, il Re dei Re, fuori da ogni protocollo di corte, convoca ai piedi di quella mangiatoia i pastori e noi con loro al fine di farci tutti ricchi di pace e di amore, consegnando nelle nostre mani la chiave ideale che libera da tutte le schiavitù che imbrigliano il cuore e la vita: “O Chiave di Davide, che apri le porte del Regno dei cieli, vieni e libera l’uomo prigioniero che giace nelle tenebre e nell’ombra della morte” (cf versetto canto al Vangelo, 20 dicembre).

Il Natale è la festa in cui possiamo presentarci tranquillamente e senza timore davanti al Signore pur con tutte le catene che ci imprigionano e di cui non riusciamo a liberarci da soli: sarà Lui a spezzare quelle catene. Viene proprio per questo. Gesù viene e si offre Lui come “chiave” di liberazione per aprire tutte le serrature delle stanze chiuse del nostro cuore e della nostra vita. Le cattiverie che commettiamo, il successo ed il profitto a tutti i costi, il potere a discapito dei più deboli, l’attaccamento morboso alle ricchezze di questo mondo, il piacere a qualsiasi prezzo, incalzano da ogni angolo e ci incastrano in forme di schiavitù così subdole da non farcene nemmeno accorgere. Sono queste le catene dell’egoismo, dell’incomprensione, dell’indolenza spirituale, dell’indifferenza, della cultura dello scarto, della corruzione: catene che ci tengono prigionieri in una vita di buio, di insoddisfazione, di tristezza e di morte al punto da toglierci persino il respiro della libertà del cuore.

La chiave per uscire da questi imbrogli e tranelli è Gesù, è proprio quel Bambino che oggi adoriamo tutti felici nel presepe. Proviamo a mettere ai piedi della mangiatoia del presepe di casa nostra anche una piccola chiave simbolica che ci ricordi questo richiamo. È chiaro che non è una “chiave magica” che risolve tutti i nostri problemi, ma è certamente la chiave e la luce giusta che ci fa dare senso e speranza alle nostre attese più profonde, sciogliendo proprio quelle catene (i nostri difetti e cattiverie) che ci tengono incatenati e schiavi di strade senza uscite.

Con la nascita di Gesù il villaggio di Betlemme diventa il centro motore del mondo; qui il Regno di Dio si afferma e prende realmente piede “in mezzo a noi”. È questa la bella notizia che gli angeli annunciano ai pastori e che annunciano ancora oggi a tutti gli uomini di buona volontà; è questo il vangelo della gioia che è annunciato personalmente anche a noi e viene a bussare al nostro cuore per orientarci al regno di Dio.

“La condizione per entrare a far parte di questo regno – ci ricorda Papa Francesco – è compiere un cambiamento di vita, cioè convertirci ogni giorno, un passo avanti ogni giorno. Si tratta di lasciare le strade, comode ma fuorvianti, degli idoli e delle schiavitù di questo mondo”. Con la nascita di Gesù a Betlemme “è Dio stesso che prende dimora in mezzo a noi per liberarci dall’egoismo, dal peccato e dalla corruzione, da questi atteggiamenti che sono del diavolo” (Angelus, 4 dicembre 2016).

La nostra vita religiosa personale, familiare, la nostra pastorale, le nostre comunità parrocchiali, i nostri giovani hanno bisogno di questo soffio nuovo per rinascere. La chiave che Gesù ci porge è la carica interiore per ritornare ad essere liberi, per ricuperare la freschezza originale del Vangelo, per aprire nuove strade di fiducia, di relazioni umane più autentiche, di forme e di espressioni vitali creative, di segni più eloquenti di testimonianza cristiana fuori dagli “schemi noiosi” di tradizioni vecchie e senza stimoli, che non invogliano al cambiamento della vita.

Non ci serve a nulla arroccarci e voler conservare quello che non c’è più. La celebrazione del Natale di quest’anno si colloca nel contesto speciale del nostro Sinodo Diocesano aperto lo scorso 25 ottobre. Una Chiesa lieta di testimoniare il Vangelo è la prospettiva che ci siamo data per i prossimi anni, una prospettiva che ha bisogno di essere spalancata dalla “chiave di Gesù”. La chiave e “l’acqua viva che zampilla per la vita eterna”, che Lui non ci farà mancare, ci porteranno a rompere quelle consuetudini passate, quelle false luci che non fanno più luce e che non sono più utili, né funzionali alla edificazione del Regno di Dio, reso visibile e fruibile nella mangiatoia di Betlemme.

A Natale la forza di questo Bambino, inerme ed apparentemente debole, giunge a rincuorarci e a richiamarci all’impegno di non aver paura ad osare di più, a non lasciare le cose come stanno, schiave ormai dell’inerzia e spiritualmente malate croniche. Auguro che il Natale possa essere per tutti “la chiave che libera dalle schiavitù” proprie e collettive, portandoci la grazia di far entrare nel nostro cuore la sola luce capace di dare speranza, gioia ed intima serenità. Un pensiero voglio rivolgere in particolare ai malati, ai disoccupati soprattutto giovani, alle famiglie, ai sofferenti in generale: a tutti auguro di trovare proprio nel Bambinello la chiave di volta della vita per non smarrirsi e non scoraggiarsi oltre quello che le situazioni di precarietà già per conto loro procurano.

Auguri di gioia a tutti e che Gesù possa trovare la porta del cuore di ciascuno sempre aperta e pronta ad accogliere il seme della pace e della santità. Ci aiuti a vivere questo incontro speciale la Vergine Maria, Lei che col suo “eccomi” ha reso possibile la nascita nel mondo di questo Figlio meraviglioso, venuto a creare le basi di un mondo nuovo, liberato da tutte le schiavitù e dagli umani malesseri. Buon Natale e buon inizio di Anno nuovo.

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