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Trenta milioni di disavanzo in quarant’anni, così muore Nicotera

In poco meno di otto lustri il bilancio comunale ha vissuto di “sofferenze” che oggi, procedendo per larghe linee, possono essere quantificate con un disavanzo di circa trenta milioni ossia sessanta miliardi delle vecchie lire. In pratica, nelle casse comunali non sarebbero entrati circa 750mila euro l’anno, pari a un miliardo e mezzo di lire. Una cifra enorme che, giocoforza, col passare degli anni, non poteva che sfociare nel duplice fallimento dell’Ente con le immaginabili conseguenze negative a danno della città e del suo sviluppo. Andiamo per ordine. La delibera con cui la commissione straordinaria (Adolfo Valente, Michela Fabio, Nicola Auricchio) ha dichiarato il dissesto tarda ad essere pubblicata. Questo non significa che sia in atto un’operazione di ravvedimento. Tutt’altro. Gli impegni di due membri della commissione hanno fatto slittare alla prossima settimana la firma degli atti. Giorno in più, giorno in meno, la sostanza delle cose non cambia. Cambia, invece, anzi cresce il malumore dei tanti cittadini che, non avendo preso parte alla recente assemblea popolare convocata dalla terna commissariale per un’informativa sul dissesto, fatica ad accettare l’idea di un nuovo fallimento dell’ente comunale. Gli assenti hanno sempre torto, ma non tutti la pensano così. C’è spazio, quindi, per dubbi e cattivi pensieri. C’è spazio, soprattutto, per far di conto e arrivare a conclusioni che aprono le porte a molteplici valutazioni. Documenti alla mano, si parte dall’amministrazione guidata da Salvatore Reggio e, quindi, dalla dichiarazione del primo dissesto risalente al 1991 e chiuso dai commissari liquidatori nel 2011, cioè vent’anni dopo, con un esborso di circa sei milioni di euro. Peraltro, in quella fase, una volta pagati tutti i debiti, rimase un avanzo di circa 400mila euro rispetto a quanto era stato ottenuto per fronteggiare il dissesto. Avanzo che i liquidatori restituirono al competente ministero.

A partire dal 1992, e quando a palazzo Convento c’erano ancora i liquidatori, i debiti cominciarono a rifare capolino sino ad arrivare ad accumulare alla fine del 2014 circa otto milioni di euro per somme dovute ai vari creditori. Nel 2015 la Giunta Pagano, per fronteggiare una situazione divenuta estremamente delicata, chiedeva e otteneva un prestito pari a circa 6milioni di euro da restituire alla Cassa depositi e prestiti in ventotto rate annuali di circa 270mila euro. La commissione straordinaria subentrata a Pagano si sarebbe dovuta trovare di fronte una situazione non catastrofica. In realtà, Angelo Grande e Pino Curciarello, rispettivamente dirigente dell’area finanziaria, e sovraordinato della commissione, procedevano ad una ricognizione dei debiti che, dopo attenta verifica, quantificava la massa debitoria dell’ente in 10.300.000 euro per cui veniva stilata la proposta di procedere al dissesto per sanare la pesante situazione debitoria. La loro scelta, supportata dal parere favorevole della Corte dei Conti e del ministero dell’Interno, veniva recepita dalla terna commissariale che, la prossima settimana, procederà ad ufficializzare il dissesto con regolare atto deliberativo.

michela fabio, pino curciarello, adolfo valente, nicola auricchio
michela fabio, pino curciarello, adolfo valente, nicola auricchio

In tale contesto, i residui attivi legati ai circa otto milioni di euro non versati nelle casse comunali dalla Sogefil sono stati cancellati a norma dell’art. 46 del decreto legislativo n. 118/2011 che prevede la cancellazione dei residui qualora siano trascorsi più di cinque anni e gli stessi risultino chiaramente inesigibili. A conti fatti, in meno di quarant’anni, le casse comunali hanno registrato un disavanzo di circa trenta milioni di euro, una “carestia” crescente e dilagante alla quale né amministratori né commissari straordinari hanno saputo porre rimedio. In presenza di una più accorta gestione delle risorse, il Comune avrebbe potuto investire nel miglioramento dei servizi e nello sviluppo delle infrastrutture cifre considerevoli che avrebbero potuto ridisegnare il volto della città e garantire adeguati livelli occupazionali a tutti i residenti.

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