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Limbadi, il progetto dell’Università dell’antimafia ai titoli di coda

Il mancato affidamento in concessione dei beni confiscati alla criminalità organizzata per mancanza di partecipanti all’avviso pubblico emanato dalla commissione straordinaria che sta gestendo il Comune riporta al centro del dibattito un problema delicato che i vertici istituzionali continuano a sottovalutare o, comunque, a non affrontare con la necessaria efficacia. I commenti sul bando disertato da associazioni e cooperative si rincorrono. Le opinioni sono le più disparate. Alla luce del bando andato deserto, si tende a concordare soprattutto su un dato: il rischio che il progetto dell’Università dell’antimafia realizzato utilizzando i beni confiscati al clan Mancuso sia destinato a finire nel nulla. E’ vero che la commissione straordinaria manifesta l’intenzione di ripetere la gara magari dando alla stessa una più adeguata pubblicizzazione, ma è altrettanto vero che i contenuti dell’avviso, qualora si volesse davvero rilanciare il progetto inizialmente sviluppato da “Riferimenti”, andrebbero modificati. Tra le pieghe del documento elaborato dalla triade commissariale, infatti, non esiste nulla che possa favorire la prosecuzione della passata esperienza essendo lo stesso aperto alla partecipazione di enti, comunità, associazioni, cooperative, organizzazioni di volontariato e comunità terapeutiche. Tutti soggetti che, nella maggior parte dei casi, nulla potrebbero avere a che fare con l’Università dell’antimafia.

pino morello
pino morello

Sul dubbio che l’idea iniziale, la cui valenza aveva indotto il ministero dell’Interno a finanziare una spesa di oltre due milioni di euro, possa fallire manifesta totale rammarico l’ex sindaco Pino Morello. <Non continuare sulla stessa strada – afferma – significa sancire il pieno fallimento dello Stato. Limbadi aveva ed ha bisogno di vera visibilità; l’Università dell’antimafia era il veicolo più efficace per ottenerla. Naturalmente, mi lascia molto perplesso il contenuto dell’avviso contrassegnato da un assemblaggio di possibilità nell’eventuale nuovo affidamento. Lo Stato – prosegue – ha puntato su Limbadi per fare qualcosa di nuovo e dimostrare tutta la sua capacità di porre in essere nuove strategie per combattere il potere mafioso>. Peraltro <porre fine a questa iniziativa – sottolinea Morello – significa consegnare alle forze del male l’opportunità di continuare a crescere in maniera smisurata nel segno delle proprie regole>. Non manca un salto nel suo recente passato amministrativo per rimarcare che <quando ero ancora in carica più volte ho espresso la volontà di oppormi a qualche tentativo di declassare il progetto perché, in tutta modestia, avevo subodorato manovre per cancellare una scomoda e crescente realtà. Oggi – sottolinea – probabilmente le mire potrebbero essere quelle di trasferire nei beni confiscati la caserma dei Carabinieri ricavandoci anche alloggi per i militari. In realtà – conclude – altre dovevano essere le azioni mirate a combattere la criminalità a cominciare dall’accorpamento delle caserme del comprensorio per creare una Compagnia dotata di un organico specializzato nella lotta alla mafia>.

Nell’avviso pubblico emanato dal Comune con l’obiettivo di aprire una selezione di soggetti cui dare in concessione i beni confiscati alla mafia non vengono posti vincoli o limitazioni tali da scoraggiare la partecipazione dei soggetti interessati. Tutto

don peppino fiorillo
don peppino fiorillo

viene affidato in comodato gratuito, mentre i beni acquisiti al patrimonio comunale potrebbero essere utilizzati per varie finalità. Una sola richiesta viene posta con determinazione: l’obbligo di esporre nei beni concessi <una o più targhe di dimensioni cm 30 x cm 60 di metallo color bianco con scritta rossa sulla quale dovrà essere apposta, oltre allo stemma del Comune di Limbadi in alto al centro, e il numero della concessione, anche la seguente dicitura: “Bene, confiscato alla criminalità organizzata – Comune di Limbadi”>. Aspetti di non secondaria importanza e che tuttavia non convincono a fondo don Peppino Fiorillo, fondatore di “Libera” nel Vibonese. <Se vogliamo dare un segnale chiaro della volontà di intaccare i patrimoni della mafia – sostiene – dobbiamo fare in modo che gli stessi vengano in tempi brevi messi a disposizione della società. Solo così si può bloccare l’arroganza della criminalità. Con convegni e passerelle non andiamo da nessuna parte, anzi rischiamo di rafforzare i clan invece di colpirli al cuore indebolendoli economicamente. Altre strategie servono solo a fare romanticismo e ad esaltare il dilettantismo>. Naturalmente, don Peppino Fiorillo non nasconde le sue perplessità su quanto sta accadendo a Limbadi. La sua “verità” è semplice. <Come associazione di Libera – spiega – non abbiamo mai partecipato alle iniziative dell’Università dell’antimafia perché poco convinti dell’efficacia del progetto. Ciò non toglie che la gara deserta – aggiunge – sia un fatto altamente negativo e scoraggiante. Un fatto che dimostra come il territorio sia ancora dominato dalla criminalità. Probabilmente c’è paura ad imbarcarsi in qualcosa di rischioso e i precedenti, di certo, non incoraggiano. L’unica speranza – conclude – sono i giovani. La loro mente non è condizionata quanto quella degli adulti. Solo loro possono cambiare il corso della storia in queste difficili realtà>.

pantaleone sergi
pantaleone sergi

Il progetto del “Centro studi italiano sull’antimafia e sulla cultura della legalità”, poi ribattezzato “Università dell’antimafia”, comunque, non ha mai avuto facile né, sin dall’inizio, sono mai mancate le perplessità. Ne sa qualcosa Pantaleone Sergi, sindaco di Limbadi nel periodo in cui i beni confiscati alla criminalità organizzata vennero assegnati al Comune perché li utilizzasse per finalità sociali. Nel ricostruire l’intera vicenda, rammenta l’iniziale no di Libera ad avviare un percorso ritenuto poco convincente e, poi, la chiamata in causa di Riferimenti che prese in carico il patrimonio confiscato per realizzare l’Università dell’Antimafia. <Ho sempre sostenuto – afferma Sergi – che quel progetto era solo propagandistico anche perché non ritenevo l’associazione a cui erano stati assegnati i beni non in grado di portare avanti un’iniziativa per la cui attuazione necessitavano mezzi economici non indifferenti. Nè si poteva immaginare che lo Stato, per come affermato dal viceministro dell’Interno Filippo Bubbico nel corso di una riunione in Prefettura, potesse finanziare continuamente le varie attività>. In realtà <non possiamo parlare – insiste l’ex sindaco limbadese – di un progetto morto perché, nella sostanza, quel progetto non è mai nato. Non a caso allora proposi che i beni venissero demoliti oppure trasformati in caserma e alloggi per i militari>. Per Sergi, visto come sono andate le cose, <sarebbe opportuno che qualcuno oggi si interrogasse sull’utilità di spendere poco meno di tre milioni di euro per poi non approdare ad alcun risultato concreto. Purtroppo – conclude – nessuno mi ascoltò quando, in tempi non sospetti, sostenevo queste cose>.

laura ferrara
laura ferrara

Probabilmente, se la storia dell’“Università dell’antimafia”, dovesse finire qui, il segnale che ne deriverebbe i cittadini e per lo Stato non sarebbe esaltante. E questo anche perché <un bene confiscato alla ‘ndrangheta – sostiene Laura Ferrara parlamentare europea pentastellata – deve essere restituito alla comunità. Gli immobili che un tempo appartenevano al clan dei Mancuso – sottolinea – dovrebbero rappresentare il simbolo del contrasto della società  civile alle mafie locali, ma finchè i locali resteranno inutilizzati non potranno assolvere a questa importante missione>. Allo stato attuale <sarebbe interessante capire – prosegue – se ci sono e quali sono le motivazioni che non incentivano le numerose associazioni, cooperative e fondazioni impegnate sul fronte dell’antimafia, a partecipare al bando per la gestione di questi immobili e del progetto dell’Università. Anche a livello europeo stiamo cercando di portare avanti l’importanza dell’uso dei beni confiscati alla mafia che molto spesso ricicla all’estero i propri capitali>.

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