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Papa Francesco negli Emirati arabi, parla di pace tra guerre e galere

Di Ennio Remondino.

La pace delle fedi che si appella alla ‘tolleranza’, sperando sia concessa dal principe. La pace laica di Amnesty, che ha la pretesa di un diritto, denuncia «gli squilli di tromba per la visita di papa Francesco che non saranno ascoltati dai molti difensori dei diritti umani incarcerati». Sullo sfondo del viaggio di Bergoglio la guerra in Yemen

Complessità e problemi, speranza e riprovazione

Papa Francesco negli Emirati arabi, parla di pace tra guerre e galere
Il documento sulla “Fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” che il pontefice ha firmato assieme ad Ahmad al Tayyeb, Grande Imam di Al-Azhar del Cairo, la scuola teologica più autorevole dell’Islam sunnita. Obiettivo chiave di un rischioso e discutibile viaggio papale raggiunto. Con i leader emiratini che descrivono la visita di Bergoglio come una prova del “rispetto delle diversità” garantito nel loro paese, e qui esagerano, come giustamente rimarcano in molti, da Amnesty a Michele Giorgio, Nena News.
Dopo il 2011, anno delle rivolte arabe, i servizi di sicurezza emiratini hanno ridotto al silenzio le voci critiche di giornalisti, accademici, studenti e difensori dei diritti umani. Amnesty International fa i nomi di Ahmed Mansoor, Nasser bin Ghaith e Mohammed al-Roken, che stanno scontando lunghe condanne solo per aver esercitato il loro diritto alla libertà d’espressione. Amnesty ha chiesto al pontefice una intercessione. E pace anche in Yemen, dove Abu Dhabi contribuisce alla guerra crudele ai ribelli sciiti Houthi, incurante della gravissima crisi umanitaria.

Severissimo Alberto Negri

«Vette di ipocrisia, fake news e propaganda Rai con il Papa negli Emirati». Alberto Negri che poi ironizza: «Un Paese aperto al dialogo e tollerante nei confronti delle minoranze. Indovinate chi è? Ma gli Emirati Arabi Uniti certamente, nella descrizione di un servizio Rai sul Papa ricevuto ad Abu Dhabi: mai un accenno alla guerra degli Emirati in Yemen, ai massacri contro i civili e gli sciiti e al sostegno dato negli anni ai jihadisti in Siria schierati anche contro i cristiani. Come scritto ieri il viaggio del Papa è uno strumento di propaganda di un Emirato che con 1,5 milioni di abitanti spende in armi 22 miliardi di dollari l’anno, più dell’Italia».
Qualche concessione in più da parte di Umberto De Giovannangeli, sull’Huffington Post, che rimarca la «Sfida di pace nel Golfo di guerra». «Una strada tutta in salita, quella intrapresa da Bergoglio, perché la sua storica visita negli Emirati Arabi Uniti fa i conti con una realtà, quella del Golfo arabico, il cui segno prevalente è quello del doppio scontro: all’interno del campo sunnita, e nella contrapposizione, sempre più virulenta e strategica, tra il fronte sunnita a guida saudita e la prima potenza sciita: l’Iran. La religione è piegata agli interessi di potenza, di più, ne è al servizio».

Cronache non Rai dagli Emirati

Nello stadio di Abu Dhabi della messa papale, tanti dei 900mila asiatici, in maggioranza filippini di fede cattolica, che vivono e lavorano negli Emirati. E non c’è tutela di diritti nei loro confronti. L’incontro privato del Papa con il principe ereditario, Sua Altezza Mohammed bin Zayed, Mbz dicono negli Emirati, amico personale con il principe ereditario saudita, Mohamed bin Salman, MbS per i media internazionali. Condivisione d’intenti su due fronti caldi; la spietata guerra in Yemen e l’embargo al Qatar. Manco a parlare di diritti umani e della libertà d’espressione: vedo cosa è accaduto al giornalista Khashoggi.
Prova a mostrare l’altra faccia della luna, quella del bene comunque ottenuto, il segretario di stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin. «Costruire sentieri di riconciliazione e di pace», nonostante attorno fischino le bombe, aggiungiamo noi. Il Papa nel cuore dei problemi arabi in fase di rivoluzione totale. «Molto di ciò che accade oggi in Siria, Iraq, Yemen, Libia, Egitto, dipende primariamente dalle scelte politiche di Arabia Saudita, Iran, Qatar ed Emirati Arabi Uniti…».

Emirati, conti umanitari aperti

Gli Emirati Arabi Uniti l’alleato chiave dell’Arabia Saudita nella aggressione allo Yemen, per ora a 13.600 vittime. Sono gli Emirati Arabi Uniti a gestire le prigioni segrete nello Yemen, dove centinaia di detenuti subiscono torture, denuncia l’Organizzazione araba per i diritti umani Aohe. Bombe a grappolo acquistate dagli Usa e utilizzate contro i ribelli Houti del Nord. Ma non solo mostruosità di guerra. Nel ‘Golfo delle divisioni’ la questione centrale del rispetto dei diritti umani, ribadisce l’HuffPost, ma senza segni concreti, lo storico viaggio, “rischia di essere un favore al regime”.
Non è un capo politico, Bergoglio, ma il messaggio ecumenico che lancia ha comunque una forte valenza politica. «Le religioni non vanno strumentalizzate per giustificare la violenza». L’Imam di Al Azhar, invece, ha paventato il rischio di una terza guerra mondiale e ha insistito molto sui versetti del Corano che presentano i cristiani come buoni credenti, pieni di misericordia. Il Papa, “A voi cittadini musulmani in Occidente inseritevi, rispettate le leggi delle nazioni che vi ospitano e ricordatevi che la sicurezza di questi paesi è vostro un dovere religioso”. Appello conclusivo, “Il terrorismo non è colpa delle religioni ma delle politiche di fame, povertà e ingiustizia e degli Stati che finanziano le organizzazioni terroristiche”

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