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Crisi libica. L’Italia sta a guardare. In attesa della conferenza Onu, Aftar sferra l’attacco.

Conferenza Onu sulla Libia a dieci giorni il quasi addio

Haftar neo Gheddafi, giochi sporchi e i burattinai della crisi libica
A dieci giorni dalla Conferenza nazionale che l’Onu sperava per risolvere la crisi libica, il generale Khalifa Haftar lancia un’operazione per la conquista di Tripoli proprio il giorno in cui vera arrivato in visita il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres. Smargiassata e provocazione, visto che Tripoli, dove è stato messo il premier artificiale Fayez al-Sarraj, è un obiettivo forse militarmente impossibile, con le milizie dell’ovest e la potentissima Misurata subito schierate a difesa della capitale e dei loro interessi. Buoni e cattivi indistinguibili da quelle parti, dove sono trasparenti solo i moventi: territorio, petrolio, potere.

Fuoristrada armati di Haftar verso Tripoli

Tripoli, Mecca del generale

«Eccoci, Tripoli. Eccoci, Tripoli», il grido di guerra lanciato dal maturo generale-maresciallo nella formula islamica legata al pellegrinaggio alla Mecca. «Oggi facciamo tremare la terra sotto i piedi degli ingiusti», ha aggiunto il generale cirenaico trombone. Ma molti analisti ritengono che Haftar non abbia la forza per espugnare la capitale libica. Una valutazione rafforzata dal fatto che Misurata ha annunciato una sorta di arrocco -scrive la compassata Ansa-, «spostando milizie verso la capitale messa in “stato d’emergenza massima” con allerta anche per l’Aviazione». Solo muscoli militari alla caccia di vantaggio politico diplomatici?

Solo provocazione armata?

Provocazione armata o tentativo di conquista reale? Il Libyan Nation Army di Haftar l’ autoproclamato unico esercito del paese, raggiunge la cittadina di Garian, 120 km a sud di Tripoli, senza sparare. Ma la vera fase dell’operazione scatta nella notte tra mercoledì e giovedì, quando si mobilitano le milizie tribani pro e contro. La ‘brigata 155’, con Haftar. A Sabrata, costa di barconi verso l’Italia, arriva la ‘brigata 107’. Decisiva Tahrouna, città Stato dove ha sede la settima brigata,la stessa che a settembre causa violenti scontri nel tentativo di strappare l’aeroporto internazionale di Tripoli alle milizie fedeli ad Al Sarraj.

La risposta da Tripoli

A Tripoli frenetici confronti tra gli stessi gruppi deputati alla difesa della capitale: sempre dare avere. In città, secondo le testimonianze riportate sul web e riprese su ‘Occhi della Guerra’ da Mautrop Indelicato, «regna la paura: c’è il timore di ripiombare in scontri deleteri per la popolazione, come a settembre. Come si legge sul sito AddressLibya, già da mercoledì sera si registrano file nei distributori di benzina, la gente si prepara ad ogni eventualità». Decisiva (salvo contrordini e sorprese) la città Stato di Misurata dal 2011 è lo zoccolo duro del potere militare e politico in Tripolitania, al fianco (o sopra) di Al Sarraj.

Bagno di sangue o mercato?

Khalifa Haftar pronto marciare su Tripoli e gli aerei del governo riconosciuto che bombardano, rischio vera guerra civile. Francia, Gran Bretagna, Italia, Emirati Arabi Uniti e Stati Uniti fanno ufficialmente da pacieri, dichiarazione pacifiste ed ‘male azioni’ nascoste. «I nostri governi si oppongono a qualsiasi azione militare in Libia e riterrà responsabile qualsiasi fazione libica che faccia precipitare ulteriormente il conflitto civile», si legge nella nota. Appello condiviso e verità più oscure nascoste. Perché -diciamolo chiaramente- il pur tronfio Haftar non ha potuto certo decidere da solo di avanzare sulla capitale del governo fantasma di al-Sarraj.

Burattinai nascosti ma noti

«Qualche ordine deve essere arrivato. Perché è del tutto evidente che nel gioco delle potenze in Libia, né Haftar né tanto meno Sarraj si promuovono del tutto autonomamente», sostiene Lorenzo Vita. Haftar, l’uomo che gode del sostegno di Egitto, Francia, Emirati, può aver scelto il colpo di mano da solo? Cosa è successo, quale ‘via libera’? «2 aprile sul sito di analisi Libya security studies. anonima fonte diplomatica, si legge che da Parigi sia arrivato il via libera per Haftar per scatenare l’avanzata verso Tripoli. La fonte parlava di un’avanzata del comandante dell’Esercito nazionale libico da sud, e di un via libera dalla Francia»

La colonna dell’esercito di Haftar verso Tripoli

L’Italia ‘dall’altra parte’

Haftar apertamente sostenuto da Macron. Difficile credere che Parigi fosse all’oscuro di tutto, visti anche gli accordi sui raid aerei contro ribelli in Ciad. E ulteriore problema italiano. Giuseppe Conte in Qatar, Paese nemico degli Emirati che notoriamente sostengono Haftar. Dopo la conferenza di Palermo, Italia illusa.  Poi un Haftar vincente che di fatto segnava a sconfitta italiana nel sostegno a Sarraj. Ora, governo di Tripoli quasi fuori gioco e noi con lui. Mentre gli alleati di Haftar potranno sedersi al tavolo delle trattative da una posizione di forza. Con la Francia pronta riprendendosi la ‘pax libica’ e le concessioni Eni.

 

Escalation aerea e No-fly zone

Le forze di Haftar, non avendo quasi aviazione (ma anche gli avgersari non stanno molto meglio), lavevano ‘decretato’ una no-fly zone sulla parte ovest del Paese. «La regione occidentale è una zona militare dove l’aviazione è interdetta – si afferma sulla pagina Facebook dell’Esercito nazionale libico-, qualsiasi aereo militare o drone sarà considerato un obbiettivo nemico». Intanto, il ministro dell’Interno del Gan, Fathi Bashagha, ha annunciato il “controllo sulla totalità dell’aeroporto di Tripoli” da parte delle forze di Sarraj. Lo scrive Libya Ahrar. Ieri l’Esercito del generale Haftar aveva annunciato la presa dello scalo chiuso dal 2014, 25 km dal centro di Tripoli e il cosiddetto Checkpoint 27, nella zona di Wershiffana, 30 chilometri ad ovest di Tripoli, per cercare di bloccare la strada costiera verso la Tunisia.

Allarme anche diplomatico

Questa volta anche le ‘feluche’ ammettono l’evidenza. «Profonda preoccupazione» per la situazione in Libia espressa dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. E Parigi e Roma mettono da parte le storiche divisioni: «Ore drammatiche, cessino le ostilità». Il generale Haftar che continua a marciare verso Tripoli, ha sconvolto la riunione dei ministri degli Esteri del G7 in corso a Saint-Malo, in Francia. «Immediato cessate il fuoco», è la richiesta perentoria del G7, di cui la Francia è presidente di turno. E non è un mistero che il generale abbia goduto dell’appoggio dei francesi, insieme a quello dell’Egitto e della Russia. Forse un avvertimento non rituale al generale di scuola ‘gheddafiana’ e di doppia cittadinanza, libica e americana. Tanti legittimi sospetti, assieme a speranze ancora in campo: l’inviato Onu per la Libia, Ghassan Salamé insiste che la conferenza nazionale prevista per metà aprile resta ancora in programma. Se non sarà guerra totale e se Haftar non sarà il generale che succede al dittatore Colonnello.

In collaborazione con Ennio Remondino, remocontro.it

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