Ergastolo a Francesco Olivieri detto Ciko.
Ergastolo a Francesco Olivieri detto Ciko.

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Ergastolo a Francesco Olivieri detto Ciko.

Ergastolo, interdizione dai pubblici uffici, pagamento pene accessorie e risarcimento delle parte civili per Francesco Olivieri, detto Ciko, l’operaio 33enne resosi protagonista, nel maggio 2018, di gravi fatti di sangue. Sul suo capo pendevano, infatti, accuse per duplice omicidio con l’aggravante della premeditazione, tentato omicidio, detenzione illegale e porto abusivo di arma da fuoco in luogo pubblico, lesioni e danneggiamenti. La condanna gli è stata inflitta, nella tarda mattinata di ieri, dal giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Vibo Valentia, Giovanni Garofalo. Prima della sentenza, però, nell’aula del Tribunale tutti i presenti hanno vissuto momenti di forte tensione. Il 33enne omicida, infatti, quando il pm Concettina Iannazzo ha concluso la sua arringa chiedendo per lui l’ergastolo, s’è fatto sopraffare dall’ira finendo col perdere il controllo delle sue stesse azioni.

Calci alle inferriate, urla, pesanti minacce contro pubblico ministero e gup, spintoni contro Carabinieri e Agenti della polizia penitenziaria ad uno dei quali ha provato a sfilare la pistola d’ordinanza. L’aula si svuotava velocemente ed i lavori riprendevano solo dopo che l’Olivieri, su disposizione del gup, veniva riaccompagnato in carcere. Il pubblico ministero, alla luce di quanto accaduto in aula, chiedeva al gup che il verbale dell’udienza venisse trasmesso al suo ufficio per ogni necessaria valutazione. Ciko, peraltro, non sarebbe nuovo ad atteggiamenti di intemperanza tanto in udienza che in carcere. Per questo è andato incontro a frequenti spostamenti passando dal carcere di Vibo a quelli di Castrovillari, Catanzaro e Cosenza dove attualmente si trova. Tornata la calma, l’avv. Francesco Capria si prendeva tutto il tempo necessario per sviluppare un articolato tentativo di difesa dell’imputato imperniando ogni ragionamento sui contenuti di una perizia di parte mirata a mettere in discussione le effettive capacità di intendere e volere di Ciko Olivieri nel momento in cui, nel pomeriggio dell’11 maggio 2018, entrava in azione seminando paura e morte tra Limbadi e Nicotera. In sostanza, l’avv. Capria chiedeva, in primis, l’esclusione della premeditazione anche perché, prendendo per buoni i contenuti della perizia, emergeva, a sujo parere, un profilo di incompatibilità tra la parziale incapacità di intendere e volere e l’aggravante della premeditazione.

In altre parole, il succedersi dei fatti non appariva compatibile con un’azione delittuosa programmata nel tempo. Attenzione concentrata, poi, anche sulla richiesta di concessione delle attenuanti generiche motivate dal fatto che Ciko s’era costituito spontaneamente e in sede d’interrogatorio davanti al gip e al pm aveva dato piena confessione motivando il suo raid con la volontà di vendicare il fratello Mario ucciso nel dicembre del 1997 lungo la Provinciale Nicotera Marina – Statale 18.   L’arringa dell’avv. Capria, seppur ben strutturata, non serviva a intaccare la solidità dell’impianto accusatorio del pm la cui richiesta d’ergastolo veniva accolta in toto dal gup. La difesa, con ogni probabilità, promuoverà ricorso in appello puntando, se non ad altro, all’esclusione della premeditazione. Davanti al Gup di Vibo Valentia era presente anche la difesa dei familiari di Michele Valerioti e Giuseppa Mollese costituitisi parte civile. L’avv. Maria Concetta Marrella è tornata sui fatti ed ha chiuso la sua arringa chiedendo il risarcimento delle parti interessate. Risarcimento che il gup Garofalo ha concesso in sentenza disponendo che l’entità dello stesso venga definito in separata sede. I fatti che sono costati il “fine pena mai” all’Olivieri si sono verificati un anno fa. Nel primo pomeriggio dell’11 maggio 2018, Ciko usciva di casa imbracciando il fucile. Prima raggiungeva Caroni, poi si spostava a Limbadi e, quindi, tornava su Nicotera dove si dirigeva prima verso rione San Francesco e poi in via Nuovo Liceo, via Castello e piazza Cavour. Alle spalle si lasciava tre feriti lievi e due morti:   Michele Valerioti e Giuseppa Mollese.

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