Dichiarazione di Pietro Marchio

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Pietro Marchio  Coordinatore Dipartimento Giustizia DemA Calabria, in una nota afferma:

 “Fino a vent’anni fa di ‘ndrangheta non si parlava, o per meglio
dire, si faceva finta di ostracizzare il fenomeno nella terra in cui è
nata, si è sviluppata e cresciuta: la Calabria.

La ’ndrangheta è oggi la più potente, ricca e pericolosa delle organizzazioni criminali
non solo in Italia, presente nel nord della penisola a partire dagli
anni settanta, ma anche in Europa e nel mondo.

Ha capacità di infiltrazione o condizionamento della sfera politica e istituzionale,
esercita l’impresa mafiosa sul mercato e condiziona lo sviluppo
locale.

Attua e crea nel territorio in cui opera strategie di controllo per
vincere appalti, controlla il mercato del lavoro e del traffico di
stupefacenti, è in grado di creare consenso. La lotta alla
‘ndrangheta ha assunto negli ultimi anni, carattere universalistico,
legata alla narrazione dei grandi traffici e del flusso finanziario, che
allontana dalla dimensione quotidiana e dalle condizioni materiali di
vita di chi abita i territori presidiati dalla criminalità organizzata.

Le promesse non mantenute, la lacerazione evidente sul piano culturale,
le speranze tradite e deluse, si traducono in autentica frustrazione per
migliaia di giovani diplomati e laureati, che trovano chiusa ogni porta
del mondo del lavoro e avvertono con maggiore sensibilità lo stato di
sottosviluppo dell’area sociale ed economica in cui vivono, coscienti
del fatto che la loro condizione di precarietà, che spesso li costringe
ad andare via, è dovuta non solo alla mancanza di opportunità
lavorative e all’arretratezza culturale, ma soprattutto al degrado
etico-civile e al peso intollerabile del fenomeno mafioso”.

 Continuando dice:”
Occorre essere cittadini consapevoli e responsabili, occorre un’azione
collettiva, occorre educare le generazioni future alla cultura della
legalità. Occorre un grande impegno per l’affermazione dei diritti
democratici per tutelare la libertà del popolo calabrese e del resto
del Mezzogiorno d’Italia.

Non più una politica che privilegi gli interessi di questo o di quel
gruppo, ma una politica che sappia con forza e fierezza difendere i
diritti di ogni essere umano, una politica che, come dice l’art. 3
della nostra Costituzione, rimuova _“gli ostacoli di ordine economico
e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei
cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e
l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione
politica, economica e sociale del Paese”.

Infine conclude :“Abbiamo una proposta da fare: chiediamo a tutti i Comuni della Calabria di inserire nel loro Statuto la costituzione di parte civile nei
processi per ‘ndrangheta e nei casi di violenza sulle donne, come ha
fatto il Comune di Cinquefrondi con l’amministrazione Conia”.

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