ANPI, NUDM e Il CUORE DI MEDEA, GIOVEDÌ LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO “MUSSOLINI HA FATTO TANTO PER LE DONNE, LE RADICI FASCISTE DEL MASCHILISMO ITALIANO”

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Sarà il rapporto tra il maschilismo italiano e il fascismo ad essere al centro della nuova iniziativa messa su dalla sezione ANPI “Ruggero Condò”, da NUDM e da “il cuore di Medea”. Infatti, giovedì 27 ottobre, alle ore 18, al “Venezia Club”, verrà presentato “Mussolini ha fatto tanto per le donne, le radici fasciste del maschilismo italiano”, l’ultimo libro di Mirella Serri, docente universitaria presso la Sapienza di Roma.

In via Venezia 14, introdotti da Maria Lucia Parisi, presidente della sezione “Condò” e coordinati da Anna Foti, giornalista, parteciperanno la stessa Serri, Giovanna Vingelli, ricercatrice UNICAL, Antonella Tassitano, esponente di NUDM di Reggio Calabria, e Patrizia Gambardella, Presidente de “Il cuore di Medea”.

L’evento, che avrà come appendice una cena con l’autrice, tratterà del libro che racconta la storia del “maschilismo di stato” inaugurato da Mussolini. Infatti, il Duce, grande amatore, sviluppò un’incredibile ostilità per il genere femminile, che declinò in leggi e divieti contro le donne, destinati a permeare la mentalità degli italiani. I pregiudizi alimentati dal maschilismo fascista condizionarono profondamente anche il dopoguerra. Mussolini amava le donne. E per questo aveva creato per loro un prototipo ideale a cui dovevano strettamente adeguarsi: “angelo del focolare” e “moglie devota” che sostiene il marito e consacra la sua vita alla riproduzione. Qualora una donna, però, proprio non fosse riuscita a sposarsi avrebbe dovuto lavorare per servire il suo Paese, magari come stenografa, dattilografa, venditrice di macchine da cucire, grata di ricevere la metà dello stipendio di un collega uomo. Certo, poteva anche essere una prostituta, al servizio di ogni necessità fisica dell’uomo fascista.

Ripercorrendone la biografia, la Serri si sofferma sui rapporti di Mussolini con le sue amanti, mettendoli a confronto con il femminismo di quegli anni e dimostrando che in realtà non amava per nulla le donne. Amava alcuni dei possibili ruoli femminili, forse. Ma per il resto le temeva. Le aveva viste in piazza, unite nei movimenti per il suffragio, indipendenti e libere grazie ai lavori che avevano ottenuto e agli incarichi che avevano ricoperto durante la Grande Guerra mentre gli uomini erano al fronte. E si era sentito umiliato da loro. Aveva sviluppato un’ostilità antifemminile che declinò in leggi e divieti. Le prime norme che emanò appena arrivato al potere furono contro le donne e i progressi da loro compiuti in campo sociale. Inasprì il Codice di Famiglia, per esempio, e modificò anche il Codice Penale, garantendo lunga e prospera vita al famigerato “delitto d’onore”.

Inaugurò così il maschilismo di Stato. Come denuncia in questo libro la Serri, ancora oggi, che sono passati cent’anni dalla marcia su Roma, il maschilismo di Stato del fascismo e il suo tessuto culturale continuano tristemente a condizionarci.

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