Sono nata tra gli ulivi della Piana del Tauro, ma sin da bambina ho sempre amato il mare di un amore viscerale a tratti passionale, forse perché nella mia vita precedente abitavo in un luogo vicino al mare o c’è stato un episodio, un qualcosa legato al mare.
Quando guardo il mare , mi sento a casa, la mia anima è in pace, sono in pace con me stessa e con il mondo.
Anche nei momenti più bui della mia vita, il mare è riuscito a trasmettermi serenità.
Amo tutto ciò che è inerente al mare, per esempio adoro le conchiglie, trovarne una anche minuscola mi trasmette tanta felicità
Per me le conchiglie sono dono degli angeli, segni della presenza del divino.
Dicono che se il rumore del mare sovrasta i tuoi pensieri, sei nel posto giusto.
Il posto della mia anima è il mare.
Ricordo nel 1983 la canzone di Loredana Bertè “Il mare d’inverno”.
L’ascoltavo a Reggio Calabria, precisamente a Pentimele , guardando il mare e sognando.
Sembrava scritta per me.
L’aveva scritta Enrico Ruggeri, la musica l’aveva composta in collaborazione con Luigi Schiavone.
Ma solo la mitica Bertè poteva renderla così speciale.
Oggi il vento a Gioia Tauro soffia forte e agita il mare, io lo guardo affascinata, rapita.
All’inizio è azzurro chiaro, in fondo blu cobalto.
Mi perdo nei miei pensieri e come per incanto ritorno all’anno 2000, quando con la mia collega Rosa Melissari di Palmi andammo al cinema di Cittanova a vedere il film di Mimmo Calopresti dal titolo: “Preferisco il rumore del mare”.
Calopresti è calabrese, io l’ ho sempre ammirato, e per questo proposi a Rosa di andare a vedere il film, anche perché mi ci ritrovavo nel titolo, tratto da una poesia di Dino Campana che, in un passaggio, dice: “Fabbricare, fabbricare, fabbricare, preferisco il rumore del mare”.
Ricordo che mi emozionai tantissimo.
Protagonista Luigi un importante dirigente d’azienda rientra a Torino dopo una vacanza nel luogo natio, la Calabria, e non riesce a togliersi dalla mente Rosario, un ragazzo conosciuto al cimitero del paese: sepolta c’è la madre, vittima di una faida, mentre il padre è in carcere.
Rosario, quindici anni, è silenzioso, composto, scontroso, solitario.
Luigi, separato dalla moglie, ha un figlio coetaneo, Matteo, che, all’opposto, è svogliato e sfoga la sua insoddisfazione dipingendo e ascoltando musica.
Luigi si rivolge a don Lorenzo, un sacerdote che in città manda avanti una comunità per giovani disagiati e, con il suo aiuto, fa arrivare Rosario a Torino. Qui il ragazzo, che ha un forte sentimento religioso, entra nella vita della comunità, lavora in biblioteca, serve la Messa.
Luigi fa incontrare Rosario e Matteo. Tra i due c’è all’inizio una inevitabile distanza. Quando qualche confidenza comincia a farsi avanti, alcuni episodi relativi a piccoli furti scavano profonde incomprensioni. Luigi (che non riesce a gestire il rapporto d’affetto con l’amica Serena) fa di Rosario il bersaglio delle proprie difficoltà personali, lo accusa di abuso di fiducia, lo respinge. Quando arriva l’ultimo dell’anno, Rosario è in comunità con gli altri, Luigi è solo, Matteo va ad una festa ma quasi subito esce. Tornato a casa, avverte all’improvviso un vuoto che lo porta a tentare il suicidio. Telefona a Rosario che arriva in tempo, proprio poco prima dell’ingresso in casa anche di Luigi che soccorre il figlio e scaccia a male parole l’altro. Per Rosario è troppo.
Chiama don Lorenzo per dirgli che sta per tornare in Calabria. Don Lorenzo parte con lui per fargli cambiare idea ma, una volta arrivati, lui dice “Preferisco il rumore del mare”.
Il film si chiude con un finale simbolico sulla spiaggia in Calabria.
C’è Rosario insieme ad altri ragazzi del posto che lo prendono in giro e gettano in acqua il libro che sta leggendo. Rosario, sorridente, non si scompone, entra in acqua per riprendere il suo libro e si siede al sole a continuare a leggere.
Un’immagine che sottolinea la sua scelta di riprendersi la propria vita nella sua terra.
Lo ricordo come un film poetico, che mi ha fatto riflettere sul significato del ritorno alle origini.
Non ultimo, era bellissima anche la colonna sonora.
Oggi sarebbe attualissimo, perchè si parla spesso di Restanza e Ritornanza.
Ricordo poi che dopo il film, insieme a Rosa ci fermammo alla Villa per fare una passeggiata e commentare il film.
Era piaciuto anche a lei.
Oggi il mare della mia Geolia mi ha fatto tornare indietro nel tempo , un pomeriggio nella mia nobile Cittanova , Rosa e il film di Calopresti.
Rosa poi si trasferì nella sua Palmi e ci perdemmo di vista.
Qualche anno fa seppi che era volata in cielo. Ancora oggi mi chiedo perché.
Era troppo buona, dolce, sensibile per questo mondo malato di cattiveria.
Io sono rimasta a lottare, a cercare spazi e parole, sono rimasta ad intingere la mia penna nell’inchiostro del mare e a scrivere su fogli di nuvole.
Sono rimasta nonostante tutto e tutti.
Sono rimasta a piangere sulle sponde del Petrace sacro agli dei, a parlare con Ippolito di Metauros, sono rimasta in attesa, ora come allora, e ancora oggi in quest’oceano di dolore e solitudine preferisco l’odore del mare.
Caterina Sorbara



