In qualità di sindaco di Cinquefrondi sottoscrivo e lancio questo appello Noi, Sindaci e Sindache dei Comuni italiani, ci rivolgiamo al Governo e al Parlamento perché l’attuazione dell’autonomia
differenziata, avviata con la legge 26 giugno 2024, n. 86, sta procedendo in una direzione che riteniamo incompatibile con la nostra Costituzione e con quanto
stabilito dalla Corte costituzionale nella sentenza n. 192 del 2024.
Lo facciamo da Sindaci e Sindache che ogni giorno amministrano comunità e si trovano in prima linea ad affrontare le tante difficoltà dei cittadini. Lo facciamo ogni giorno, in prima persona, con mille difficoltà e sacrifici e da vicino ci confrontiamo con le diseguaglianze presenti in questo Paese.
L’articolo 116, terzo comma, della Costituzione consente di attribuire alle Regioni ordinarie ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia. Ma questa possibilità va
letta insieme ai principi di unità della Repubblica, solidarietà, eguaglianza sostanziale e perequazione territoriale: l’autonomia è uno strumento per servire meglio i cittadini, non per dividere il Paese.
La Corte costituzionale, con la sentenza n. 192 del 2024, ha fissato limiti precisi.
Ha stabilito che il trasferimento può riguardare soltanto specifiche funzioni, non intere materie o interi ambiti materiali, e che ogni devoluzione deve essere puntualmente
motivata alla luce dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, dimostrando i vantaggi in termini di efficacia, efficienza, equità e responsabilità.
Il 16 luglio 2026 il Senato ha approvato le risoluzioni di maggioranza (Doc. XXIV, nn. 45, 46, 47 e 48) che valutano positivamente gli schemi di intesa preliminare sottoscritti con Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto e impegnano il Governo a proseguire l’iter.
Le materie coinvolte sono di grande rilievo: protezione civile, professioni, previdenza complementare e integrativa, tutela della salute e coordinamento della finanza pubblica.
Nella stessa seduta sono stati respinti tutti gli ordini del giorno delle opposizioni.
Il medesimo iter viene approvato, dalla maggioranza di Governo, presso la Camera dei Deputati nella seduta n. 694 del 21 luglio 2026Ci preoccupa il fatto che le pre-intese hanno a oggetto interi ambiti materiali,
esattamente ciò che la sentenza n. 192 del 2024 esclude.
Ci preoccupa il modo in cui questa maggioranza di Governo vuole attuare l’autonomia differenziata.
Infatti, procedere senza prima determinare e finanziare i LEP e senza istituire il fondo perequativo previsto dall’articolo 119, terzo comma, della Costituzione significa esporre il Paese a un
rischio concreto: nuove disuguaglianze territoriali, in contrasto con gli articoli 2 e 3 della Costituzione. A pagarne il prezzo più alto sarebbero i territori con minore capacità
fiscale per abitante, dalle aree interne e montane a molte realtà del Mezzogiorno e con essi i Comuni che vi operano. Il luogo di nascita o di residenza non può
decidere l’accesso alla salute, all’istruzione, ai servizi sociali, alla protezione civile, alle infrastrutture, al lavoro. L’autonomia differenziata non deve diventare
l’occasione per mettere i territori gli uni contro gli altri.
I nostri territori e le nostre Comunità hanno bisogno di aiuto e non di nuove disparità e tensioni tra territori.
Per queste ragioni diciamo con tutte le forze NO all’attuazione iniqua della legge 26 giugno 2024, n. 86 e accogliamo con favore la volontà del Presidente della Regione Puglia
Antonio Decaro di presentare ricorso presso la Corte Costituzionale.
Inoltre, chiediamo al Governo e al Parlamento l’immediata sospensione del procedimento relativo agli schemi di intesa preliminare sottoscritti con Liguria, Lombardia, Piemonte e
Veneto prima della trasformazione in disegni di legge, fino al completamento di una complessiva rivalutazione costituzionale, finanziaria, amministrativa e sociale.
Con il presente appello chiediamo che qualsiasi riforma e qualsiasi forma di autonomia siano attuate nel rispetto dell’unità e dell’eguaglianza e mai della frammentazione.
È in gioco la tenuta della nostra Repubblica come comunità di diritti uguali, ovunque si viva.
21 luglio 2026
I Sindaci e le Sindache




