Esprimo la mia totale vicinanza e solidarietà a chi, in queste ore e in questi giorni, sta lottando nelle nostre strade.
Quando guardo quello che sta succedendo in Calabria, con le strade bloccate e i tir fermi, il mio primo pensiero va a chi in questa filiera non ha nemmeno la voce per protestare. Prima ancora delle autiste e degli autisti, prima ancora delle merci che viaggiano, ci sono i campi. E nei nostri campi ci sono le braccianti e i braccianti. L’anello più debole, più fragile e più invisibile di tutta questa catena. Donne e uomini di cui quasi nessuno si ricorda, che vivono sulla propria pelle lo sfruttamento più feroce, il caporalato, salari da fame e condizioni di lavoro disumane per raccogliere quel cibo che poi finisce sulle nostre tavole.
Se vogliamo capire la rabbia che oggi soffia sui blocchi stradali, dobbiamo partire da lì, da quell’invisibilità, da quel lavoro calpestato. Io non me ne dimentico. Come Sindaco e come amministratore di questa terra, io parto esattamente da loro, dalla parte di chi non ha voce, per dire che la battaglia delle braccianti e dei braccianti e la protesta degli autotrasportatori sono la stessa identica battaglia: è la lotta delle cittadine e dei cittadini, del nostro popolo, contro un sistema che stritola lavoratrici e lavoratori e arricchisce pochi speculatori.
Le difficoltà che stanno piegando le nostre famiglie, i nostri trasportatori e le nostre e i nostri lavoratori agricoli non sono il frutto del caso o della sfortuna. Sono la conseguenza diretta di scelte politiche precise, scellerate e colpevoli, portate avanti da questo Governo e da chi decide a livello nazionale ed internazionale.
Siamo di fronte a un’economia orientata alla guerra, dove si trovano da un giorno all’altro miliardi per il riarmo e per le spese militari, mentre si lasciano esplodere i prezzi dei carburanti, dell’energia e delle materie prime, scaricando tutto il costo della crisi sulle spalle delle cittadine e dei cittadini. Assistiamo alla speculazione indisturbata delle multinazionali dell’energia, che accumulano profitti record senza che nessuno si sogni di fermarle o di tassare davvero i loro sovrapprofitti.
E come se non bastasse, questo Governo pensa bene di sferrare il colpo di grazia al Mezzogiorno con il progetto criminale dell’autonomia differenziata. Una scelta spietata che punta a spaccare definitivamente il Paese in due, a cristallizzare le disuguaglianze e a condannare la Calabria a restare una terra di serie B, senza risorse per le infrastrutture, per la sanità, per i trasporti pubblici e per la tutela del lavoro. Vogliono un Sud impoverito, da cui attingere solo manodopera a basso costo e risorse da sfruttare.
Io a tutto questo non ci sto. Da Sindaco e amministratore di questo territorio, al fianco di chi lotta nelle piazze e nei campi, pretendo un cambio di rotta radicale e immediato.
Pretendo che si metta fine allo sfruttamento nei campi, la fine del caporalato, il superamento dei ghetti e la garanzia di contratti e salari dignitosi per tutte le braccianti e tutti i braccianti. Pretendo un blocco immediato e un calmiere sui prezzi di benzina e gasolio, finanziato tassando al cento per cento i sovrapprofitti delle multinazionali energetiche. Pretendo che si fermi la corsa al riarmo e che quelle risorse vengano dirottate subito sui servizi essenziali, sulla viabilità del Sud e sul sostegno ai salari di tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori. E pretendo la cancellazione definitiva di ogni disegno di autonomia differenziata, perché la Calabria non chiede elemosine, ma pretende pari dignità, diritti e investimenti pubblici.
Dai solchi della terra fino ai blocchi sulle strade, la nostra è una battaglia unica di dignità e di giustizia sociale. Io sarò sempre qui, in prima fila, al fianco di tutte e tutti coloro che non si arrendono.
Michele Conia
Sindaco Cinquefrondi

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