“Scrivere un libro è come mettere al mondo un figlio”di Caterina Sorbara

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Sono di nuovo incinta!

Non è come pensate, ho semplicemente iniziato a scrivere un romanzo.
Per me scrivere un libro è come mettere al mondo un figlio: c’è il concepimento, la gestazione, il parto.
Quando sono impegnata nella stesura di un romanzo, a volte capita di avvertire la necessità di “ricaricare le batterie”,  di trovare altro inchiostro, la mia anima ha sete di linfa nuova.
Ho bisogno di emozionarmi.

Ho bisogno di nuove ispirazioni.

Decido così  di uscire in cerca delle muse.
Mi reco così sul Monte Sant’Elia di Palmi, dove un tempo prima della nascita di Cristo i seguaci del dio Dionisio celebravano il loro culto.
Chiudo gli occhi e mi sembra di sentire la musica dei cembali, dei timpani, dei flauti e l’evoè, il grido orgiastico dei seguaci del dio. Sensualità e misticismo nutrono la mia anima.

Sì !Anche misticismo perché secondo la leggenda, su questo monte ,Sant’Elia il Giovane , mentre costruiva il tempio che Dio gli aveva chiesto in sogno, fu infastidito più volte dal Diavolo.
Sant’Elia spazientito, gli diede uno spintone e il Diavolo precipitò nel mare. Riemerse al largo, sputando fuoco e fiamme, nel punto in cui oggi si trova lo Stromboli. Nella caduta il Diavolo lasciò impresse su una pietra le orme del ginocchio, di un braccio e di una mano.
Da qui il mio sguardo si perde nel mare, in un caleidoscopico alternarsi d’acquamarina, di turchese, d’azzurro, di profondo blu.
Il mio sguardo si posa sull’Anfiteatro di Località Motta, anch’esso luogo dell’anima.

Ricordo gli  spettacoli del Magna Grecia  che hanno deliziato  le mie notti estive ,tanti  anni fa.

Lascio questo monte carico di magia e mi reco proprio  in località Motta,  dove respiro la Magna Grecia; sento il dolore acuto di Medea trapassare la mia anima, odo i lamenti luttuosi delle Troiane, ascolto in silenzio l’eco della favola di Amore e Psiche.

Le quinte di questo teatro sono la roccia del promontorio che lo ospita, il verde degli alberi che lo circondano e poi, di fronte al teatro ancora mare, speroni di rocce, incantevoli scogliere, rupi appuntite a picco sul mare e poi ginestre , mirti eriche, fichi d’india.
Nell’infinito cielo i gabbiani volano, disegnando aerei ghirigori. Scendo fino alla Marinella un luogo che ti rapisce il cuore.

Mi sembra di essere in Grecia, il sole volge al tramonto ed io mi sento turista nella mia stessa terra.

Continuo il cammino in cerca delle muse.

Ed eccomi a Villa Repaci, la Pietrosa dimora di Leonida Repaci e della sua amata Albertina.

Cammino nel parco dove bellezza, magia e dolore danzano nell’aria.

Albertina non aveva avuto figli, e  questo la faceva soffrire.

Sento sulla mia pelle  il suo dolore.

La Guardiola  è semplicemente incantevole.

Il mio sguardo vola  dall’Etna  alle isole Eolie,  fino a capo Vaticano.

Un posto incantevole dove l’anima danza sul lago del tempo.

Non voglio andare via, ma un desiderio mi assale, mi spinge ad alzarmi, mi vuole portare alla Tonnara. M’incammino piano piano e, penso ai viaggiatori stranieri che un tempo hanno visitato la Calabria, il loro stupore , la loro emozione , la stessa che sto provando io oggi.
Decido una piccola deviazione, voglio visitare il Parco Archeologico dei Taureani.
Prima di entrare nel parco, visito l’antichissima chiesa e cripta si San Fantino.
Un sogno che parte da lontano, nel tempo che fu.
Entro finalmente nel parco.
Ancora un salto dal sacro al profano. Cristianesimo e paganesimo.
Provo un’ emozione senza fine , mentre cammino all’interno del parco dei Taureani, percorro la strada romana, pensate che la sua prosecuzione fuori città conduceva alla famosa via Popilia, importante asse viario di collegamento tra Reggio Calabria e Capua-Roma.
L’edificio per gli spettacoli, il quartiere abitativo, il Santuario romano, meglio conosciuto come la casa di Donna Canfora, una bellissima donna palmese che rapita dai pirati saraceni, si suicidò gettandosi dalla nave. Si narra che la nobildonna avesse un vestito azzurro e nel punto dove lei si è suicidata le acque del mare sono più azzurre. Si racconta anche che nelle notti di bufera si leva un canto melodioso dallo Scoglio dell’Ulivo, il canto della bellissima donna Canfora. Infine la torre saracena, costruita nel 1565.

Un sogno essere vicino alla Torre.

Mille volte da bambina avevo sognato di essere qui, accarezzo la torre con le mani ed è come accarezzare la storia, mi godo il bellissimo panorama mozzafiato, ancora mare, ancora fichi d’india, ancora verde, piante rare e bellissime. Tutto questo è un sogno.
Dal Santuario Romano cade una piccolissima pietra, la prendo l’appoggio sul mio cuore, sento che batte all’unisono con il cuore del Santuario.
Ed eccomi seduta sulla spiaggia, di fronte allo scoglio dell’Ulivarella.
Chiamato così per via di un ulivo che vegeta sulla sua cima rocciosa.
Per me questo è il posto più bello del mondo.
Ho trovato una conchiglia e, mi sento ancora turista , sono ritornata in Grecia.
Chiudo gli occhi e mi sembra di sentire il canto delle sirene e la dolce voce di Donna canfora che supplica i pirati di lasciarla andare. Chiedo ad un pescatore di portarmi a Rovaglioso, una caletta naturale a dir poco incantevole , dove il mare ha mille sfumature.
E’ un piccolo paradiso Rovaglioso, mi sembra di essere dentro un dipinto del mio amico pittore, Mimmo Morogallo.
Un uccellino zampetta vicino a me, come se volesse dirmi qualcosa.
In realtà so cosa vuole dirmi, recentemente è stato aperto un sentiero, tra gli uliveti, i vitigni e i fichi d’india, i tedeschi ne vanno matti.

Rovaglioso è conosciuto anche come “Porto Oreste”, il matricida che guarì dalla pazzia proprio in questo paradiso.
E’ tempo di ritornare a casa.
Il pescatore mi riporta sulla spiaggia dell’Ulivarella, mentre mi accingo a lasciare la spiaggia, odo ancora dal Sant’Elia i suoni di Dionisio.
La mia anima è adesso “in gran forma”, sono pronta, la mia anima è piena d’inchiostro,  presto “partorirò” il mio romanzo .
Seduta davanti al mio “angolo dell’io”(il posto dove scrivo) faccio una piccola riflessione: se i nostri politici avessero avuto l’intelligenza di capire che la ricchezza della Calabria può derivare solo dal turismo e dall’agricoltura, questa Regione non sarebbe “malata”.

In Calabria non servono Centrali, Rigassificatori, Pirolisi e  altre diavolerie.

In Calabria si deve puntare sul turismo e sull’agricoltura.
Mi viene voglia di piangere. Se almeno nel prossimo futuro qualcuno che lo capisse.
Ma adesso basta, questa è un’altra storia, una storia amara, fatta di beffe, giochi sporchi e compravendite.
La mia è un’altra storia. E’ un romanzo d’amore il mio. E’ solo l’amore che io voglio raccontare. Sento le “contrazioni” e inizio a scrivere…

Caterina Sorbara

 

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