“L’anno delle mille vite” di Heddi Goodrich è un romanzo che mi ha fatto sognare, perché mi sono identificata con la protagonista Turia.
La scrittura è evocativa e coinvolgente, capace di trasmettere le emozioni dei personaggi in modo autentico, e la narrazione ricca di dettagli.
Leggere il libro è immergersi completamente nella vita e nel cuore della protagonista.
Non ultimo è come leggere una lunghissima lettera d’amore, un amore che va oltre i confini del tempo.
Location è la meravigliosa Ercolano nel 69 d.C., un anno segnato da rivolte, guerre e instabilità politica, mentre Roma è travolta dall’anno dei quattro imperatori, perché in un brevissimo tempo, alla morte di Nerone, si sono avvicendati Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano.
Ercolano nel 69 d.C. era una città ricca, in cui i commerci si mescolavano con il fervore delle scuole filosofiche.
Turia, è una donna apparentemente fortunata: ha un marito di nome Felice che provvede a tutto, due figli Lucio e Felicia, una casa agiata e persino una schiava egizia Anù che le racconta sempre della sua terra, in particolare di Iside e Osiride.
Eppure, dietro questa superficie ordinata, si nasconde una profonda sensazione di prigionia.
Turia osserva il mondo più di quanto lo viva. La sua esistenza è scandita da gesti ripetuti, da ruoli imposti, da un destino già scritto che le lascia poco spazio per desiderare. La sua vita sembra immobile finchè non arriva Marco Gavio Firmo, il centurione incaricato di educare suo figlio.
Turia ascolta la voce di Marco da dietro le tende, ne osserva i gesti, ne intuisce i silenzi, e in questa distanza nasce qualcosa di profondo e inevitabile.
Non si tratta di un colpo di fulmine romantico, ma un ritrovarsi di due anime che si erano perse sul lago del tempo.
L’amore che Turia prova per Marco è l’unico luogo dove lei si sente apprezzata e ascoltata.
Un amore che rappresenta un atto di resistenza, un tentativo di affermare la propria identità in un mondo che impone ruoli rigidi e destini già scritti.
Il titolo “L’anno delle mille vite” allude a diverse esistenze possibili.
Ogni personaggio, e in particolare Turia, vive più vite nello stesso tempo: quella che le è stata assegnata, quella che sogna, quella che teme, quella che intravede negli altri.
La dimensione mitologica, richiamata attraverso il parallelo con Osiride e Iside, rafforza l’idea di un amore che sfida la frammentazione, che cerca di ricomporsi nonostante tutto.
Turia i racconta al centurione la sua vastissima attività immaginativa che, per quanto reclusa tra le pareti della domus, spazia tra paure, sogni e turbamenti narrati con raffinata sensibilità, specchio dell’anima di ogni donna, immutabile e senza tempo.
“Ho scritto un racconto che da al lettore la sensazione di origliare segreti che poi spariranno per sempre nel nulla. E poi, noi donne ancora oggi abbiamo le stesse ansie e passioni, lo stesso rapporto bello ma complicato con la maternità, così come la mia protagonista” ha affermato l’autrice .
Un libro che ha accarezzato la mia anima, facendomi volare sulle ali della storia e del perduto amore.
Heddi Goodrich originaria di Washington D.C., si è laureata a Napoli, dove ha lavorato come insegnante d’inglese per qualche anno dopo aver completato gli studi. Vive in Nuova Zelanda, ad Auckland. Il suo romanzo d’esordio Perduti nei Quartieri Spagnoli, tradotto in tredici lingue, è stato un grande successo internazionale. Scrive in italiano. Le relazioni interpersonali sono ben sviluppate e offrono spunti di riflessione sulle connessioni umane e sull’importanza di affrontare il passato per costruire un futuro migliore.
Caterina Sorbara

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