SACRALITA’ DEL CARABINIERE 212° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELL’ARMA CERIMONIA A REGGIO CALABRIA

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Il 212° anniversario nazionale della fondazione dell’Arma dei Carabinieri è stato celebrato a Reggio Calabria presso l’Arena dello Stretto alla presenza del Capo del Governo, On. Giorgia Meloni; del Ministro della Difesa, On. Guido Crosetto; del sottosegretario di Stato alla Difesa, Sen. Isabella Rauti; del Capo di Stato Maggiore della Difesa, Gen. Luciano Portulano; del Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Gen. Salvatore Luongo; del Sindaco di Reggio Calabria, On. Francesco Cannizzaro; del Prefetto, dott.ssa Clara Vaccaro; delle autorità civili, militari e religiose. Presenti anche i Ministri dell’Interno, On. Matteo Piantedosi, del Lavoro e Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, e della Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo. Intervento del T. Col. Paracadutista MOVM Gianfranco Paglia. Hanno giurato gli Allievi Carabinieri del 144° corso con l’apposizione degli alamari. Commovente il discorso del Comandante della Scuola Carabinieri di Reggio Calabria, Col. Enrico Pigozzo pronunciato ai Reparti schierati in armi, alle autorità, alla popolazione intervenuta.

Tanto tempo è passato dalla nascita dell’Arma dei Carabinieri e da allora è cambiato il modo di intendere lo Stato. L’Italia ha vissuto esperienze belliche, politiche e sociali devastanti, sino alla promulgazione della Costituzione repubblicana e democratica. Il progresso ha modificato profondamente l’organizzazione della società e il modo di vivere degli italiani. Nuove fonti legislative e regolamentari hanno seguito e sostituito le precedenti.

Le nostre tradizioni le insegnato i comandanti e gli istruttori nelle scuole e nei reparti, i commilitoni più anziani e quelli in congedo, che sono la grande tradizione orale e narrativa, le istituzioni e i cittadini dabbene, i riconoscimenti e le opere letterarie e i saggi consegnati alle stampe anche dai nostri militari, negli ultimi anni. Le indicano gli esempi silenziosi dei Carabinieri nei compiti quotidiani e in quelli fulgidi di tanti nostri eroi, anche senza gloria, senza fama o riconoscimenti. Lo insegna la nostra esperienza professionale e il rapporto con la gente.

La missione del Carabiniere è il servizio allo Stato italiano e alla sua popolazione. E’ la consapevolezza dei valori e dei doveri sui quali essa si fonda ad essere un ponte verso la società, contribuendo ad assicurare sicurezza e benessere. Il quotidiano è dettato dai principi di disciplina che diventa uno stile di vita, il modo migliore per rafforzare il rapporto di fiducia con tutti i cittadini, ai quali offriamo il nostro impegno per il bene comune.

La scelta d’istinto e di ragione è di onorare ogni giorno e ogni dove la vita professionale, che riempie l’esistenza. La nostra intera vita con gli alamari, lunga e fugace, vissuta con l’entusiasmo e con forza del primo giorno, nel rispetto del giuramento prestato, ha confermato l’importanza di chiari riferimenti etici, di una guida morale e concreta.

Abbiamo vissuto tanti momenti di soddisfazione e qualcuno di amarezza. Sempre, abbiamo potuto contare sulla grande famiglia dell’Arma che, insieme alla nostra famiglia privata, ha accompagnato il lungo percorso con il suo sostegno e la sua comprensione.

Per il Carabiniere, la Costituzione è il faro che illumina il suo percorso professionale e umano; le leggi e i regolamenti sono rispettivamente le delimitazioni entro le quali rimanere e le indicazioni da seguire; la formazione morale e professionale è l’abilitazione alla guida durante il percorso, non sempre pianeggiante e rettilineo; così l’etica è la bussola e il navigatore per raggiungere la meta.
Nella complessa, potente, affidabile macchina dell’Arma ciascuno è una entità importante, necessaria per il più efficace funzionamento dell’insieme; qualche malfunzionamento e qualche scalfittura sono inevitabili, ma non possono incidere sulla sua totale affidabilità. Il nostro ultracentenario motto “Nei secoli fedele”, nel quale ci riconosciamo, succeduto al più antico “Usi a obbedir tacendo e tacendo morir”, ci impone la fedeltà. “La Fedelissima” è la nostra marcia d’ordinanza e la “Virgo Fidelis” la nostra Patrona.

Una fedeltà laica allo Stato e, quindi, alla sua Costituzione, alle sue leggi, alla sua gente, all’Arma dei Carabinieri, nella quale, per decisione consapevole comunque motivata, abbiamo scelto di servire. La fedeltà è una scelta che ci impegna ad affrontare con entusiasmo la modernità, partecipando attivamente alle tante opportunità che essa offre. Nella attuale e futura società, l’Arma può e deve rappresentare uno scrigno di valori, un riferimento etico per l’intera comunità.

L’appartenenza all’Arma impegna ad essere cittadini esemplari, quale che sia la sua provenienza e il grado. Militari e operatori di polizia, responsabilmente convinti che “essere” Carabiniere è al tempo stesso una professione e una missione. Ognuno è parte integrante e preziosa dell’Istituzione, fondamentale negli assetti della sicurezza dello Stato italiano. Una Istituzione solida, coesa, trasparente, autorevole, affidabile, efficiente, permeata di principi etici e valori antichi, attenta al presente e protesa al futuro. Forza di polizia a competenza generale che dal rango di Forza armata trae alimento morale, urgenza e disciplina di azione, spirito di servizio e di sacrificio per l’attività istituzionale sul territorio italiano e anche all’estero nell’ambito delle iniziative per la pace e la sicurezza nel mondo.

“Le Istituzioni non sono entità astratte, camminano sulle gambe delle donne e degli uomini che le servono. Crescono grazie al loro esempio e conquistano rispetto e fiducia dei cittadini attraverso il sacrificio quotidiano. E’ cosi che, in oltre due secoli di storia, i Carabinieri hanno costruito il legame profondo che li unisce agli italiani”. Lo ha ribadito Guido Crosetto, Ministro della Difesa.

Cap. Cosimo Sframeli

 

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