Sul dibattito relativo alle proposte di stabilire tetti massimi di presenza per gli studenti stranieri nelle classi scolastiche, interviene con fermezza il Sindaco di Cinquefrondi, Michele Conia. Un intervento duro nella sostanza ma formulato attraverso una provocazione politica diretta a smascherare quella che il Primo Cittadino definisce “una visione regressiva e offensiva dei diritti”.
In questi giorni assistiamo all’ennesimo tentativo di trasformare la scuola pubblica in un luogo di divisione e rigide percentuali, arrivando a teorizzare tetti di presenza, dichiara il Sindaco Michele Conia. «Da amministratore locale rifiuto con forza questa impostazione, che reputo profondamente discriminatoria e offensiva nei confronti dei principi di uguaglianza, inclusione e dignità umana su cui si fonda la nostra Costituzione. La scuola deve integrare, formare e unire, non contare le persone in base alla loro provenienza».
Proprio per evidenziare il paradosso di queste posizioni, Conia lancia la proposta ironica ma fortemente politica di una “Proposta di legge d’iniziativa popolare sui tetti”, da indirizzare però alle istituzioni centrali dello Stato.
«Se c’è un luogo dove servono tetti e parametri di valutazione rigorosi, quello è il Parlamento», incalza Conia. «Propongo di introdurre un tetto massimo del 5% di Parlamentari che non conoscono i principi fondamentali sanciti dalla Costituzione Italiana, i valori della Repubblica e i diritti umani inalienabili della persona. Volendo essere generosi, un 5% di “quota impreparazione” possiamo anche concederlo per pura rappresentanza statistica, ma per il restante 95% della rappresentanza nazionale dobbiamo pretendere la certezza di una piena cultura costituzionale e del rispetto dei diritti umani».
«La mia è chiaramente una provocazione», conclude il Sindaco di Cinquefrondi, «ma serve a mettere a nudo l’assurdità di certe teorie. Chi propone di limitare i diritti e le opportunità delle ragazze e dei ragazzi sui banchi di scuola dimostra spesso di non conoscere la sostanza e lo spirito della Carta fondamentale che ha giurato di servire. Prima di dare lezioni di integrazione e porre limiti ai giovani, si dimostri di conoscere e praticare i diritti umani fondamentali. È da lì che deve ripartire il senso delle nostre istituzioni».

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