Intelligence, Domenico Talia al Master dell’Università della Calabria Intelligence, Domenico Talia al Master dell’Università della Calabria

Intelligence, Domenico Talia al Master dell’Università della Calabria

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Algoritmi, Dati e Democrazia” è il titolo della lezione tenuta da Domenico Talia, professore ordinario di sistemi di elaborazione delle informazioni all’Università della Calabria e vicepresidente della Società italiana di intelligence, al Master in Intelligence dell’ateneo calabrese, diretto da Mario Caligiuri.

Domenico Talia

Talia ha introdotto affermando che oggi l’intelligenza artificiale (IA) è sulla bocca di tutti, ma alla maggioranza delle persone non è ancora ben chiaro cosa sia e come funzioni. Esistono nel mondo varie forme di intelligenza: animale, vegetale, umana. L’ultima arrivata è l’intelligenza artificiale, inventata dall’uomo ma che se mal utilizzata, potrebbe metterlo in crisi. Il docente ha spiegato come si debba partire dalla definizione di algoritmo per poter ragionare sulla IA. In informatica, l’algoritmo è un processo computazionale ben definito e non ambiguo composto da un insieme finito di operazioni che trasformano i dati di input in risultati. Gli algoritmi per la prima volta vengono eseguiti sui primi calcolatori elettroni, durante la Seconda Guerra Mondiale, anche per per scopi bellici, superando l’uomo nella velocità di calcolo. Alan Turing e Von Neumann, coloro che sono ritenuti i progenitori dell’informatica, non avevano previsto il ruolo che i computer avrebbero ricoperto oggi: dei veri e propri “mediatori” tra uomini e tra uomini e realtà.

L’uomo utilizza sempre più le macchine per comunicare, per scrivere e quando cambia il modo di scrivere, cambia anche il modo di pensare. Così le sequenze di calcolo nel ventunesimo secolo sono diventate il “nuovo logos”. Ha poi continuato spiegando come l’uso diffuso del web abbia portato le poche aziende che gestiscono le principali piattaforme ad ottenere una immensa quantità di dati in ogni secondo della nostra vita. Si parla di Big Data in quanto in ogni angolo del mondo connesso, si producono Volumi immensi, ad una Velocita istantanea, una Varietà infinta di dati purtroppo non Verificati (teoria delle quattro V). Queste informazioni hanno un Valore elevatissimo in quanto contengono informazioni su qualsiasi comportamento umano. Si stima che in tutto il mondo siano, ad oggi, conservati circa 175 Zettabyte di dati (che corrispondono a 175 miliardi di Terabyte). A partire da questa mole infinita di dati, si decide di usare algoritmi sempre più sofisticati per raggrupparli, interpretarli e fare previsioni. Il professore ha spiegato in seguito come le Big Tech abbiano utilizzato spesso algoritmi di Deep Learning: essi sono definiti “deep” in quanto utilizzano reti neurali artificiali molto complesse per funzionare (Chat GPT, Gemini e altre IA funzionano proprio in questo modo). Il funzionamento interno di questi sistemi, purtroppo non è “leggibile”: nemmeno coloro che li hanno programmati sanno con precisione come questi strumenti calcolano i loro risultati. In gergo tecnico si dice che questi sistemi non siano spiegabili, quindi non si riesce a capire dove sia il difetto in caso di errori. Questo pone pongono problemi di controllo, responsabilità e trasparenza. Usare quindi sistemi di Deep Learning in contesti delicati come la giustizia o la sicurezza nazionale, potrebbe portare a conseguenze catastrofiche. Caso di scuola è quello di Robert Williams, un innocente finito in carcere causa un errore di un sistema di intelligenza artificiale che aveva un bias (pregiudizio) sugli afroamericani nel USA. La riflessione del docente si è poi concentrata sul rapporto tra algoritmi e democrazia: le Big Tech grazie all’infinita quantità di dati conoscono bene ogni singolo elettore, potendolo facilmente manipolare. Un voto, una preferenza su un prodotto, un gusto potrebbe benissimo esser indotto o predetto da queste nuove, grandi potenze. Luigi Zingales ha spiegato che “20 programmatori di Google influenzano la vita di 2 miliardi di persone ogni giorno”. Talia ha definito questo potere come “SOFTware power”: un potere del software latente, lieve ma molto efficace nel lungo periodo. Le aziende che possiedono queste tecnologie potrebbero facilmente costruire una egemonia culturale costruendo una supremazia basata sul consenso, orientando le scelte di interi stati. La battaglia attuale si sta combattendo tra USA e CINA: purtroppo l’Europa è rimasta indietro. Rispondendo poi alle numerose domande degli studenti, ha ribadito come l’intelligenza artificiale debba esser un sussidio all’uomo, uno strumento potente che debba esser utilizzato responsabilmente. Ipotizzabili soluzioni potrebbero essere: riconoscere piena proprietà dei dati ai consumatori, potendoli cancellare ad nutum e comunque dopo la scadenza di un termine. Stabilire un uso limitato se non vietato in determinati ambiti, della intelligenza artificiale, con un costante controllo critico umano. La Bomba Atomica è un’arma che potrebbe spazzare via l’uomo in pochi istanti, tuttavia dopo che è stata inventata e sviluppata, gli stati ne hanno avuto il monopolio e si sono accordati, normandone il disarmo. Di conseguenza, si auspica una situazione in cui l’intelligenza artificiale e l’uso dei Big Data vengano studiati e normati con consapevolezza.

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