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Papa Francesco. Trump e Hitler: il paragone che non c’è

“Mi sembrano critiche del tutto pretestuose quelle rivolte a Papa Francesco, per una sua presunta equiparazione fra Trump ed Hitler, espressa nell’intervista al quotidiano spagnolo El Paìs”. Ad affermarlo è Massimo Borghesi, docente di filosofia morale all’Università di Perugia. “Il Papa, in quell’intervista non ha per nulla voluto identificare il presidente americano con Adolf Hitler, sarebbe stata una follia”. “Fa riflettere, piuttosto, che Francesco, spesso accusato di essere populista, per il suo peronismo, sia ora criticato proprio per aver condannato i populismi”.

Cristianesimo concreto
“Nell’intervista a El Paìs – spiega lo studioso – il Papa ha detto chiaramente che ‘spaventarsi o gioire’ per quello che potrebbe accadere con l’Amministrazione Trump sarebbe una ‘grande imprudenza’. Francesco ha invitato esplicitamente a giudicare il presidente Usa dalle sue azioni politiche, evitando ogni critica o applauso preventivo. Mi pare un atteggiamento estremamente realista, concreto, che corrisponde a un cristianesimo concreto, che o è tale o non è cristianesimo”.

La Santa Sede è alla finestra
“Sono parole in perfetta sintonia con quelle usate tempo fa dal cardinale Parolin, Segretario di Stato vaticano. La Santa Sede sta, per così dire, alla finestra, per valutare le azioni politiche del presidente americano, ma non grida alla catastrofe, come si dovrebbe fare se il tycoon di New York fosse un dittatore sanguinario”.

Su Putin, sintonia fra Santa Sede e Usa?
“Poi è vero che, a mio modesto parere – continua Borghesi – tra il Papa e Trump ci siano molti punti di disaccordo: sulla questione dei migranti; sulla questione palestinese; sull’accordo nucleare con l’Iran. Ma c’è, per fare un esempio, una certa sintonia sul processo di distensione con la Russia di Putin che sarebbe stato gravemente minacciato dalla presidenza di Hillary Clinton. Su quel punto c’è una forte consonanza. Entrambe le parti la considerano una scelta distensiva di realpolitik”.

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