L’Azione Cattolica Italiana compie 150 anni.

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L’Azione Cattolica Italiana è la più antica, ampia e diffusa tra le associazioni cattoliche laicali d’Italia. Nel 2012 contava circa 400.000 soci e, secondo i dati emersi dalle ricerche della Conferenza Episcopale Italiana, alle sue attività partecipano ogni anno complessivamente oltre un milione di cattolici italiani. E oggi compie 150 anni di attività.

Furono Giovanni Acquaderni e Mario Fani riuniti in casa dei fratelli Malvezzi a Bologna a mettere a punto il programma della nascente «Società della Gioventù Cattolica» (1867), poi Azione Cattolica. Il motto «Preghiera, Azione, Sacrificio» sintetizza la fedeltà a quattro principi fondamentali: l’obbedienza al Papa (“sentire cum Ecclesia”); un progetto educativo fondato sullo studio della religione; vivere la vita secondo i principi del Cristianesimo; un diffuso impegno alla carità verso i più deboli e i più poveri.

La costituzione dell’associazione viene approvata il 2 maggio 1868 da papa Pio IX con il Breve apostolico Dum filii Belial. In sintonia con le posizioni del Pontefice l’opera di Fani e Acquaderni viene ufficialmente ribattezzata Società della Gioventù Cattolica Italiana. Dopo il congresso, prenderanno vita in Italia l’Opera dei Congressi e i Comitati cattolici. L’associazione cresce rapidamente e, nel giro di pochi anni, si diffonde nelle parrocchie di tutta Italia. In principio conserva una divisione in sessione maschile e femminile, che negli anni fu superata.

Nel 1904, Pio X scioglie l’Opera dei Congressi a causa dei perduranti contrasti tra “intransigenti” e “innovatori”. L’anno seguente, lo stesso papa pubblica l’enciclica “Il fermo proposito” (11 giugno 1905) con la quale promuove la nascita di una nuova organizzazione laicale cattolica che prende il nome di Azione Cattolica. Nel 1918, per iniziativa di Armida Barelli e con il sostegno di papa Benedetto XV prima e di Pio XI poi, nacque all’interno dell’Unione Donne la «Gioventù Femminile di Azione Cattolica».

L’attività formativa esercitata nei circoli dell’Azione Cattolica e la vicinanza di molti suoi iscritti al PPI diventarono poi motivo di scontro con il governo fascista. Già tra il 1921 ed il 1924 alcune sedi dell’AC furono attaccate e devastate dai militanti fascisti, pervasi da un odio anticlericale. Mussolini, ormai consolidato il suo potere, il 9 aprile del 1928 aveva decretato lo scioglimento di tutte le associazioni che non fossero state fasciste. Da qui nacque lo scontro con il Vaticano, che non accettò lo scioglimento anche dei circoli di Azione Cattolica, “pupilla degli occhi” del papa. Mussolini fu costretto, per non compromettere la stabilità dell’edificio concordatario dei Patti lateranensi, a far marcia indietro e ad escludere dal divieto l’Azione Cattolica.

I nodi vennero al pettine all’inizio del 1931. L’AC, con cinquemila sedi sparse in tutta Italia, man mano espandeva i suoi interventi al di fuori dei compiti strettamente religiosi, con iniziative sociali, attività culturali, ricreative, ecc. L’AC riuniva gli universitari nella FUCI, il fascismo nel Gruppo Universitario Fascista (GUF). Già nel 1930, il 3 agosto, L’Avvenire d’Italia, aveva invitato l’AC «ad invadere tutti i settori della vita sociale». Nascono i gruppi professionali. La FUCI rischia di far ombra ai GUF. La commemorazione del quarantesimo anniversario della Rerum novarum suona critica alle corporazioni fasciste e un informatore della polizia la definisce «una manifestazione di mai represso antifascismo». Ormai la corda è tesa. Si spezza in maggio e sarà la più dura repressione fascista mai attuata nei confronti dell’Azione Cattolica. Vengono inscenate violente manifestazioni anticlericali, i giornali intransigenti del regime vomitano ingiurie, sono devastate e saccheggiate le sedi dei circoli cattolici. Per tutto il mese le violenze continuano. Ci fu da parte vaticana un’accesa protesta e per tutta risposta Mussolini fa prudenzialmente chiudere le sedi di tutti i circoli della gioventù cattolica e tutte le federazioni universitarie. Il decreto di scioglimento è del 29 maggio 1931. Gli ultimi tre giorni del mese di maggio registrano il sequestro di tutti i circoli cattolici ad opera della polizia. In questo clima di accesa tensione (si imputa all’Azione Cattolica di tenere anche adunanze cospiratrici), ai primi di luglio esce, ma è datata 29 giugno, l’enciclica Non Abbiamo Bisogno che resta il documento fondamentale per definire la posizione e il giudizio del papa nei confronti di quel regime. Pio XI con questo testo condanna esplicitamente il fascismo come dottrina totalitaria, definendolo «una vera e propria statolatria pagana, non meno in contrasto con i diritti naturali della famiglia che con i diritti soprannaturali della Chiesa… ».

Il successivo accordo del 2 settembre stabilì che: l’AC è diocesana, dipende dai vescovi che scelgono i dirigenti; non ha gruppi professionali e sindacali perché si propone solo obbiettivi religiosi e forma i giovani alla spiritualità; i circoli giovanili si chiameranno “Associazioni di AC” e si asterranno da attività atletiche e sportive. Ma l’AC, pur costretta a una vita grama e repressa, sopravvisse, si rinforzò e poté preparare i quadri della futura Democrazia Cristiana. Nel 1931 la Società della Gioventù Cattolica Italiana (SGCI) diventa Gioventù Italiana di Azione Cattolica (GIAC). Al presidente Angelo Jervolino succederà nel 1934 Luigi Gedda che guiderà l’associazione dei giovani fino al 1946. L’Azione Cattolica conosce un momento di grande espansione nel secondo dopoguerra grazie all’impegno di Papa Pio XII. Le prime scadenze elettorali successive alla proclamazione della Repubblica Italiana, poi, aumentano l’impegno dell’associazione.  Nel dicembre del 1958 il mandato a Gedda non viene rinnovato da Giovanni XXIII. Lo spirito di rinnovamento seguito al Concilio Vaticano II del 1962 porta nel 1964 alla nomina di Vittorio Bachelet a Presidente della Giunta Centrale di AC. In questo contesto, l’Azione Cattolica compie la “scelta religiosa” e decide di non essere più collaterale a nessun partito politico.

Negli anni post-conciliari l’AC si fa pienamente portavoce del cosiddetto “spirito” del Concilio Vaticano II. Nel 1998 viene eletta la prima donna alla guida dell’Azione Cattolica: Paola Bignardi. Appoggiata dalla Conferenza Episcopale Italiana, ha guidato l’associazione in un forte processo di rinnovamento, conclusosi con l’aggiornamento dello Statuto avvenuto nel settembre del 2003 e approvato dall’assemblea dei responsabili diocesani con oltre l’80% dei consensi. Durante la presidenza Bignardi gli iscritti all’associazione si stabilizzarono in 350.000. L’azione di rinnovamento guidata dalla Bignardi e culminata nell’approvazione del nuovo Progetto formativo dell’Associazione ha dato nuova vitalità e visibilità pubblica ed ecclesiale all’associazione, che ha portato nel 2006, sotto la presidenza di Luigi Alici, a un aumento delle adesioni, il primo dopo molti anni segnati da una generalizzata difficoltà dell’associazionismo.

Nell’occasione del 150 esimo dalla nascita Il Papa ha rivolto un saluto ai componenti dell’associazione affermndo che “in questi centocinquanta anni l’Azione Cattolica è sempre stata caratterizzata da un amore grande per Gesù e per la Chiesa. Anche oggi siete chiamati a proseguire la vostra peculiare vocazione mettendovi a servizio delle diocesi, attorno ai Vescovi – sempre -, e nelle parrocchie – sempre -, là dove la Chiesa abita in mezzo alle persone – sempre. Tutto il Popolo di Dio gode i frutti di questa vostra dedizione, vissuta in armonia tra Chiesa universale e Chiesa particolare. È nella vocazione tipicamente laicale a una santità vissuta nel quotidiano che potete trovare la forza e il coraggio per vivere la fede rimanendo lì dove siete, facendo dell’accoglienza e del dialogo lo stile con cui farvi prossimi gli uni agli altri, sperimentando la bellezza di una responsabilità condivisa. Non stancatevi di percorrere le strade attraverso le quali è possibile far crescere lo stile di un’autentica sinodalità, un modo di essere Popolo di Dio in cui ciascuno può contribuire a una lettura attenta, meditata, orante dei segni dei tempi, per comprendere e vivere la volontà di Dio, certi che l’azione dello Spirito Santo opera e fa nuove ogni giorno tutte le cose. Vi invito a portare avanti la vostra esperienza apostolica radicati in parrocchia, «che non è una struttura caduca» – avete capito bene? La parrocchia non è una struttura caduca! -, perché «è presenza ecclesiale nel territorio, ambito dell’ascolto della Parola, della crescita della vita cristiana, del dialogo, dell’annuncio, della carità generosa, dell’adorazione e della celebrazione». La parrocchia è lo spazio in cui le persone possono sentirsi accolte così come sono, e possono essere accompagnate attraverso percorsi di maturazione umana e spirituale a crescere nella fede e nell’amore per il creato e per i fratelli. Questo è vero però solo se la parrocchia non si chiude in sé stessa, se anche l’Azione Cattolica che vive in parrocchia non si chiude in sé stessa, ma aiuta la parrocchia perché rimanga «in contatto con le famiglie e con la vita del popolo e non diventi una struttura prolissa separata dalla gente o un gruppo di eletti che guardano a se stessi» questo no”!

 

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