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Il Sottosegretario ai Trasporti, il leghista Armando Siri, indagato per corruzione.

l sottosegretario ai Trasporti, il leghista Armando Siri, 47 anni, è sotto inchiesta per corruzione con altre nove persone, nell’ambito di accertamenti svolti dalla Direzione investigativa antimafia di Trapani, per conto delle procure di Palermo e di Roma. L’indagine ipotizza uno scambio di favori, utilità e denaro per agevolare aziende considerate vicine a un imprenditore dell’eolico, Vito Nicastri, di Alcamo (Trapani), da un anno agli arresti domiciliari, ma che anche da casa avrebbe continuato, tramite un familiare, a manovrare per fare affari. Secondo l’accusa, Siri avrebbe ricevuto denaro per modificare un norma da inserire nel Def 2018 che avrebbe favorito l’erogazione di contributi per le imprese che operano nelle energie rinnovabili. Norma però mai approvata. La parte palermitana e trapanese dell’indagine ipotizza anche l’aggravante dell’agevolazione di Cosa nostra, non formulata nei confronti del sottosegretario. Disposta una serie di perquisizioni per acquisire atti e documenti riguardanti appalti e autorizzazioni in materia di impianti energetici.

Pm: “Siri ha asservito funzioni a interesse privato”. Il sottosegretario Armando Siri è accusato di corruzione dalla Procura di Roma per avere nella sua “duplice veste di senatore della Repubblica e sottosegretario alle Infrastrutture” nella “qualità di pubblico ufficiale” asservito “le sue funzioni e i suoi poteri ad interessi privati”. È quanto emerge dal decreto di perquisizione dei pm romani nel filone di indagine trasmesso dai colleghi di Palermo.

Siri: “Respingo le accuse, chiedo di essere ascoltato”. “Respingo categoricamente le accuse che mi vengono rivolte. Non ho mai piegato il mio ruolo istituzionale a richieste non corrette”. Lo afferma in una nota Armando Siri. “Chiederò di essere ascoltato immediatamente dai magistrati e se qualcuno mi ha accusato di queste condotte ignobili non esiterò a denunziarlo”, aggiunge. La prima reazione: deve esserci un errore, mai occupato di eolico. “Non so assolutamente niente, non ho idea di cosa siano tutte queste cose”, era stata  la prima reazione del sottosegretario. “Cado dalle nuvole, non mi è stato notificato nulla ma sono tranquillo, non mi sono mai occupato di queste cose. Non so assolutamente chi sia questo imprenditore coinvolto, non mi sono mai occupato di energia e non so davvero chi sia questa persona, credo che si tratti di un errore di persona”. “Sicuramente – aveva aggiunto – non c’entro niente con vicende che possano avere risvolti penali. Mi sono sempre comportato nel rispetto delle leggi. Sono tranquillo”.

Il “signore del vento”. Nicastri, per effetto della nuova indagine, si è visto aggravare la misura cautelare che lo teneva ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa e fittizia intestazione di beni, ed è stato riportato in carcere. Sono intanto state disposte perquisizioni, che vengono svolte in queste ore simultaneamente a Palermo, negli uffici dell’assessorato regionale all’Energia, e a Roma, oltre che nell’abitazione e nelle pertinenze dello stesso Nicastri, indicato anni fa dal Financial Times come il “signore del vento” e ritenuto un prestanome del super latitante Matteo Messina Denaro, che sarebbe suo socio occulto. Al centro delle verifiche disposte dai pool coordinati, a Palermo, dal procuratore aggiunto Paolo Guido e, nella Capitale, dall’aggiunto Paolo Ielo, una serie di permessi gestiti dalla Regione Sicilia, con l’assessorato all’Energia. I magistrati di Palermo hanno inviato gli atti, per competenza, ai colleghi di Roma.

Indagato anche l’ex deputato di FI Paolo Arata. Il fine ultimo di Nicastri sarebbe stato quello di fare approvare una normativa che avrebbe previsto ulteriori incentivi e finanziamenti negli investimenti nel campo delle energie alternative. Tra gli indagati anche un docente universitario, Paolo Arata, genovese come Siri, 68 anni, ex deputato nazionale di Forza Italia e, nel 1994, presidente del Comitato interparlamentare per lo sviluppo sostenibile: negli anni scorsi è stato uno dei sette professori a cui Matteo Salvini ha affidato la stesura del programma di governo della Lega. Anche Armando Siri fu uno dei professori che, per “Noi con Salvini”, si occupò di economia, riforma fiscale e flat tax. Secondo l’ipotesi investigativa, Arata sarebbe stato uno dei personaggi che avrebbero avuto contatti e fatto da tramite con Siri.

Salvini: “Conosco e stimo Siri, piena fiducia in lui”.  “L’ho sentito oggi, l’ha letto dai giornali, è assurdo. Lo conosco, lo stimo, non ho dubbio alcuno, peraltro stiamo parlando di qualcosa che non è finito neanche nel Def”. Così il vicepremier Matteo Salvini, mentre scende dalle scalette dell’aereo di linea che ha portato il ministro in Calabria per il Consiglio dei ministri, commenta con i cronisti la notizia delle indagini per corruzione nei confronti del sottosegretario leghista Armando Siri. “Assolutamente si”, risponde ancora Salvini a chi gli chiede se ha piena fiducia in Siri. “Raggi non si è dimessa”. “Dico agli amici dei 5 Stelle – ha detto Salvini in Calabria – che non si è dimessa la Raggi, che è stata indagata per uno, anzi due anni, e in Italia si è colpevoli se si viene condannati. Se domani indagano Matteo Salvini, anzi – ha sottolineato – ho sbagliato perché Matteo Salvini è già stato indagato diverse volte però non mi dimetto, perché altrimenti farei un altro mestiere che non il ministro. So che do e diamo fastidio – ha aggiunto – a qualcuno come Lega, ma abbiamo il dovere di tenere duro. Però dico agli amici dei 5 Stelle: avete difeso la Raggi per due anni sotto inchieste. Quindi, cortesemente Due pesi e due misure, quando c’è di mezzo la vita delle persone  – ha concluso – non mi piacciono”.

Di Maio: “Se questi i fatti si deve dimettere”. Di parere opposto il vicepremier M5S, Luigi Di Maio: “Se i fatti sono questi il sottosegretario Siri si deve dimettere dal governo. Va bene aspettare il terzo grado di giudizio ma c’è una questione morale e se c’è un sottosegretario coinvolto in un’indagine così grave non è più una questione tecnico-giuridica ma morale e politica. Non so se Salvini concorda con questa mia linea intransigente, ma il mio dovere e tutelare il governo. Credo che anche a Salvini convenga tutelare l’immagine della Lega”.

Toninelli ritira deleghe in attesa di chiarezza. “Alla luce delle indagini delle procure di Roma e Palermo, con il coinvolgimento della Direzione investigativa antimafia di Trapani, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha disposto il ritiro delle deleghe al sottosegretario Armando Siri, in attesa che la vicenda giudiziaria assuma contorni di maggiore chiarezza. Secondo il Ministro, una inchiesta per corruzione impone infatti in queste ore massima attenzione e cautela”. Lo riferisce il Mit in una nota.

Fonte Rainews

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