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L’imprenditore Gaetano Saffioti da diciott’anni sotto scorta: La libertà non ha prezzo

“La libertà non ha pizzo”, ma per respirare a pieni polmoni l’aria che sale dal mare c’è bisogno di sacrifici, coraggio, rinunce. Ne sa qualcosa Gaetano Saffioti, 58 anni, imprenditore di Palmi titolare di un’azienda di movimento terra e calcestruzzo, da diciott’anni sotto scorta. Per non farsi sovrastare dalla rete dei ricatti e delle estorsioni tesa dalla ‘ndrangheta, dopo aver subito per anni angherie e soprusi, nel 2002 decide, improvvisamente, di riprogettare la propria vita e quella dei propri familiari affidandosi allo Stato. Le sue dettagliate denunce danno vita all’operazione “Tallone d’Achille” e portano alla condanna di 48 persone appartenenti a vari clan del Reggino che esigevano il pizzo ogni volta che un mezzo dell’impresa passava sul loro territorio. Una storia amara, un vita che sa di calvario, ma che, oggi, consente a Gaetano Saffioti non solo di sentirsi libero, <senza ripensamenti né recriminazioni>, ma anche di <tornare a guardare la mia immagine allo specchio o mio figlio e mia moglie negli occhi>. Una vicenda che l’imprenditore reggino, abilmente “stuzzicato” dal giornalista Antonio Ricottilli, racconta non senza emozione alle tante persone presenti nel chiostro di palazzo Convento e che, a conclusione della serata organizzata dal coordinamento provinciale di Libera in collaborazione con l’associazione “Nicotera Nostra”, si levano in piedi per tributargli un lungo e caloroso applauso.

il prefetto francesco zito con gaetano saffioti
il prefetto francesco zito con gaetano saffioti

Un gesto quasi liberatorio che sa di condivisione, solidarietà, incitamento a non mollare e che parte da un territorio tanto martoriato quanto proteso a manifestare la voglia di ritornare a tessere la tela della legalità. A testimoniare che si può guardare al futuro con maggior serenità, nel chiostro di palazzo Convento, a fianco di Carmine Zappia, la cui denuncia ha recentemente portato in carcere alcuni esponenti del clan Mancuso, ci sono Sara Scarpulla e Francesco Vinci, nonché Luigia Pagano e Gregorio Piperno, tutti genitori che piangono la tragica e violenta morte dei propri figli. Ci sono, soprattutto, e dovrebbe succedere più spesso, tutti i rappresentanti delle istituzioni a cominciare dal prefetto Francesco Zito per finire al questore Annino Gargano e ai rappresentanti delle forze dell’ordine. Presenti anche l’assessore Marco Vecchio per l’amministrazione comunale e il sindaco di Vibo Maria Limardo, nonché il segretario della Cgil Raffaele Mammoliti e Antonio Pata titolare della coop. “Poro”. Molto apprezzati anche gli intermezzi musicali del Coro polifonico diretto da Romolo Calandruccio.

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