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Omaggio ai due agenti uccisi. Trieste è lutto cittadino.

Giornata di lutto cittadino a Trieste dove ieri pomeriggio sono stati uccisi due poliziotti all’interno della Questura. Davanti al luogo della tragedia, alle 12.30 si è tenuta una commemorazione in ricordo degli agenti: rispettato un minuto di silenzio, accompagnato dalle sirene dei mezzi dei Carabinieri, della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato ed è stata deposta una corona di fiori. Migliaia per la messa Migliaia di persone si sono raccolte per partecipare alla messa di suffragio nella chiesa della Beata Vergine del Rosario, a pochi metri dalla Questura. Sono in pratica tutte all’esterno, visto che la chiesetta può contenere soltanto poche decine di persone. Tra quanti stanno seguendo la cerimonia ci sono anche il ministro Stefano Patuanelli, il vicepresidente della Camera Ettore Rosato, le autorità locali, quelle religiose delle tante confessioni presenti in città e tantissimi cittadini giunti spontaneamente. Giovane indagato si è avvalso della facoltà di non rispondere Alejandro Augusto Stephan Meran, il giovane dominicano accusato di avere ucciso i due agenti, è stato raggiunto ieri sera in ospedale dal magistrato di turno e il procuratore, dopo che il primo in Questura aveva sentito il fratello del pluriomicida. L’indagato, comunica la Questura, si è avvalso della facoltà di non rispondere. E’ accusato di omicidio plurimo e tentato omicidio nei confronti del piantone della Questura. Secondo quanto si è appreso, gli inquirenti ritengono che sussista il pericolo di fuga e di reiterazione di reato e per questo hanno chiesto la custodia cautelare in carcere, misura che il Gip dovrà convalidare o no una volta interrogato il giovane.

La dinamica della sparatoria Due colpi di pistola per l’agente Pierluigi Rotta, colpito al lato sinistro del petto e all’addome; tre per l’agente scelto Matteo Demenego, sotto la clavicola sinistra, al fianco sinistro e alla schiena. E’ la drammatica contabilità della sparatoria che ha portato alla morte dei due poliziotti, malgrado i tentativi di rianimazione dei soccorritori. A ricostruire tutta la vicenda di ieri è la stessa Questura. Tutto nasce ieri mattina, da una circostanza “banale”: una donna in scooter, a via Carducci, viene scaraventata a terra da un giovane di colore, che le ruba il mezzo. Nel pomeriggio, alla Questura triestina giunge la telefonata di Carlysle Stephan Meran, che riferisce di aver appreso dal fratello Alejandro Augusto che è lui l’autore della rapina. Il dominicano si rende disponibile ad accompagnare gli operatori a casa del fratello per recuperare il mezzo, specificando che Alejandro Augusto soffre di disturbi psichici, pur non essendo allo stato seguito dai servizi di igiene mentale del capoluogo. Due equipaggi in servizio di Volante e una pattuglia della Squadra Mobile si recano a casa del giovane, insieme a personale del 118. Alejandro è a casa, appare “collaborativo e pacato”. Viene accompagnato in Questura insieme al fratello, a bordo di una vettura della Polizia.

Giunti all’interno dell’Ufficio Prevenzione Generale, l’autore della rapina chiede di andare in bagno, e riesce a sottrarre (con modalità non specificate nella lunga nota della Questura) la pistola d’ordinanza in dotazione all’agente Rotta, colpendolo con due spari. Sentito il frastuono, Demenego accorre per verificare cosa sta accadendo, venendo a sua volta colpito tre volte. Nel caos che ne segue, Carlysle, il fratello maggiore, prima si barrica nell’Ufficio Prevenzione Generale, impaurito e sotto choc, addirittura sbarrando la porta con una scrivania. Poi, non sentendo più spari, fugge nei sotterranei della Questura, dove viene individuato e bloccato dagli agenti intervenuti. Nel mentre l’omicida tenta di imboccare le scale di accesso ai piani superiori, ma viene fatto desistere dal personale presente negli uffici, a cui indirizza altri colpi senza causare feriti; poi cerca di guadagnare l’uscita dalla Questura attraversando l’atrio adiacente, con in mano entrambe le pistole d’ordinanza sottratte agli agenti, ed  esplodendo ulteriori colpi di pistola all’indirizzo del personale in servizio al corpo di guardia, che risponde al fuoco. E’ a questo punto che viene colpito alla mano sinistra un Assistente Capo in servizio alla P.A.S.: questa mattina è stato operato ed è in buone condizioni. Una volta fuori dall’edificio, il fuggitivo cerca prima di entrare in una volante parcheggiata in prossimità dell’ingresso di via di Tor Bandena, e poi, notando l’auto della Squadra Mobile, apre il fuoco verso il mezzo e all’indirizzo del personale, colpendo la portiera lato passeggero appena aperta. Gli operatori rispondono al fuoco, colpendo l’uomo all’inguine, senza danneggiare parti vitali, riuscendo a renderlo inoffensivo ed a disarmarlo, e verificando che una delle pistole poco prima sottratte era aperta e col serbatoio vuoto, mentre l’altra aveva il cane armato.

Nel frattempo i sanitari del 118 intervenuti tentano invano di rianimare gli agenti colpiti e prestano soccorso al ferito.  L’assassino ha usato due pistole. Sparati almeno 23 colpi Ha usato entrambe le pistole Alejandro Augusto. In particolare, da quanto ricostruisce l’Adnkronos, il 29enne ha scaricato completamente la pistola semiautomatica – 15 i colpi nel caricatore – di Pierluigi Rotta, custodita in un vecchio modello di fondina, poi ha strappato dalla fondina anche la Beretta di Matteo Demenego.  I primi colpi sono stati sparati nell’ufficio Volanti, al piano ammezzato della questura, poi l’uomo si è guadagnato l’uscita e a sparato sei colpi nell’atrio della questura, verso il gabbiotto di guardia occupato da una giovane poliziotta e da un agente rimasto ferito alla mano. Uno dei proiettili ha infranto anche un vetro.  Almeno 23 i colpi in tutto, alcuni però sono stati sparati dai poliziotti per difendersi dai colpi del killer.  Altr icolpi sono ancora conficcati nell’auto su cui c’erano i due agent della squadra Mobile che hanno fermato, dopo averlo ferito all’altezza dell’inguine, il giovane di origine domenicano Fondine sequestrate a vittime non erano danneggiate Proseguono le indagini sulla sparatoria avvenuta ieri nella Questura di Trieste e nella quale sono morti due agenti. Si vuole innanzitutto puntare l’attenzione sulle prima fase della drammatica vicenda. A questo proposito sono state sequestrate le fondine delle due vittime per verificarne l’integrità.

Da una prima analisi non risulterebbero danni da comprometterne la funzionalità. Questore: “Sequestrate anche le armi” “Non solo sono state sequestrate le fondine ma anche le armi di tutti i poliziotti. La squadra mobile sta seguendo le indagini e sta facendo tutte le indagini del caso sotto coordinamento autorità giudiziaria”. Lo precisa il questore di Trieste, Giuseppe Petronzi, in merito alla sparatoria di ieri costata la vita a due agenti. “Stiamo seguendo i poliziotti sotto il profilo psicologico, come potete immaginare è una giornata provante per le persone coinvolte”. Sap: “Difetto fondine è stato fatale. Qualcuno paghi” “Sarebbe stato un difetto nelle fondine in dotazione al personale della Polizia di Stato a costare la vita ai due agenti uccisi oggi a Trieste”. Lo sottolinea Stefano Paoloni, Segretario Generale del Sindacato Autonomo di Polizia (Sap). “Uno dei due agenti aveva già avuto problemi con la fondina rotante e gliene era stata data un’altra di vecchio tipo che non permette di bloccare l’arma al suo interno. All’altro collega che invece aveva la nuova fondina rotante – spiega Paoloni – è stata sfilata l’arma insieme al dispositivo di contenimento, poichè il supporto ha ceduto rompendosi. Questo è un difetto che come Sap stiamo denunciando da circa un anno con continue note al Dipartimento, il quale giorni fa ci ha anche risposto dicendo che sono in corso verifiche volte alla ricerca di soluzioni per le criticità rilevate. Abbiamo sempre denunciato questa anomalia che stavolta si è rivelata fatale.

Se la dinamica dovesse essere confermata – conclude – sarebbe di una gravità inaudita e qualcuno dovrà assumersene la responsabilità”.  Dipartimento pubblica sicurezza: su fondine odiose speculazioni, frettolose conclusioni “In relazione alle odiose speculazioni generate ieri da un rappresentante del SAP nel tentativo di correlare la tragica morte di Matteo e Pierluigi all’inadeguatezza dell’equipaggiamento in dotazione, il Dipartimento della pubblica sicurezza dichiara che, allo stato attuale degli accertamenti, in assenza di testimoni e documenti video, è priva di fondamento ogni arbitraria ricostruzione della dinamica che ha portato alla sottrazione dell’arma del collega ucciso per primo”. Così in una nota la polizia di Stato. “Sconcerta, pertanto, a poche ore dall’evento – prosegue il comunicato della polizia – la sicumera con cui si traggono frettolose conclusioni sulla inequivocabile riferibilità dell’accaduto alla presunta inadeguatezza della fondina”. “In un giorno così drammatico – continua la nota – ci si sarebbe aspettati, almeno da chi veste la stessa divisa, un rispettoso cordoglio per le vittime e le loro famiglie. Sconvolge che alcuni, al fine di ottenere visibilità, speculino sulla morte dei colleghi caduti in servizio, profanando il dolore dei loro cari e della intera comunità.

Se, in seguito, si accerteranno responsabilità di qualsiasi natura se ne chiederà conto, senza se e senza ma, anche per onorare la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per il bene comune”.  Lamorgese: “Profondo dolore” Il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, ha espresso con un telegramma al capo della Polizia, Franco Gabrielli, e a tutta la Polizia di Stato il profondo dolore per la morte dell’agente scelto Matteo Demenego e dell’agente Pierluigi Rotta, uccisi questo pomeriggio durante l’espletamento del servizio a Trieste. Il ministro ha voluto inviare alle famiglie degli agenti i sentimenti di commossa e sentita partecipazione al loro dolore. Il titolare del Viminale ha anche rivolto un augurio di pronta guarigione all’Assistente capo coordinatore Cristiano Resmini, rimasto ferito, e ha voluto esprimere il proprio vivo ringraziamento alle donne e agli uomini della Polizia di Stato per l’impegno straordinario e la professionalità messi in  campo quotidianamente a tutela della sicurezza di tutti. Il ministro è ripartito questa mattina da Trieste dove si era recata ieri sera. Da Trieste è ripartito anche il Capo della Polizia Franco Gabrielli, sul posto per esprimere vicinanza agli uomini e alle donne in forze alla Questura dove si è consumata la tragica sparatoria. Sap: addolorati, profondo cordoglio “Esprimiamo il nostro profondo cordoglio alla famiglia dei due colleghi uccisi questo pomeriggio a Trieste. Siamo addolorati”.

Queste le parole di Stefano Paoloni, segretario generale del Sindacato autonomo di polizia (Sap), commentando quanto avvenuto a Trieste questo pomeriggio, dove due agenti sono stati colpiti a morte davanti alla questura. Casellati: Paese piange due dei suoi figli migliori “Esprimo il mio più sentito cordoglio alla Polizia di Stato per i due agenti rimasti uccisi a Trieste e tutto il mio sdegno per quanto avvenuto. Ai familiari dei due ragazzi che hanno perso la vita, mentre con coraggio e abnegazione svolgevano il loro dovere di tutori della sicurezza e della legalità, giunga tutta la mia vicinanza”. E’ quanto afferma in una nota il presidente del Senato, Elisabetta Casellati. “Chi colpisce un uomo delle Forze dell’ordine, colpisce lo Stato. Oggi l’Italia intera piange due dei suoi figli migliori”, aggiunge. Mattarella a Napoli sui due agenti uccisi: “Servitori dello Stato e della nostra comunità”

Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il Presidente della Repubblica, ha ricordato a Napoli la figura dei due agenti uccisi ieri a Trieste: “Servitori dello Stato e della nostra comunità”. Il lungo applauso, che è scaturito – sottolinea il Capo dello Stato – “esprime il sentimento del nostro Paese”. Ieri il Capo dello Stato ha inviato al Capo della Polizia, Prefetto Franco Gabrielli, il seguente messaggio: “Ho appreso con profonda tristezza la notizia della barbara uccisione dell’agente scelto Matteo De Menego e dell’agente Pierluigi Rotta, feriti mortalmente presso la Questura di Trieste mentre erano impegnati in una operazione di servizio. In questa dolorosa circostanza, desidero esprimere a lei ed alla Polizia di Stato la mia solidale vicinanza, rinnovando i sentimenti di considerazione e riconoscenza per il quotidiano impegno degli operatori della Polizia al servizio dei cittadini. La prego di far pervenire ai familiari degli agenti le espressioni della mia commossa partecipazione al loro dolore”. Lo comunica una nota del Quirinale. Le reazioni dal mondo politico. Conte: tragedia ferisce Stato L’incredibile morte dei due agenti di polizia all’interno della questura di Trieste lascia la politica e l’Italia intera senza parole.

Una tragedia che “ferisce lo Stato”, commenta amaro il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che segue la vicenda da vicino sin dai primi momenti, sentendo per telefono Gabrielli e la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese. L’ex prefetta di Milano, con il capo della polizia, ha raggiunto la questura di Trieste nelle prime ore dopo il dramma. “Chi colpisce un uomo delle Forze dell’ordine, colpisce lo Stato e colpisce ognuno di noi”, scrive il ministro degli Esteri Luigi Di Maio sui social. Reazione immediata anche del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, che non vuole lasciare al centrodestra il monopolio di un nuovo dibattito sulla sicurezza: “Un pensiero alle loro famiglie, alla polizia e a tutte le donne e gli uomini delle forze dell’ordine che con il loro lavoro combattono il crimine e rendono le nostre vite più sicure”, scrive. “Terribili le notizie di Trieste. Le mie condoglianze alle famiglie degli agenti. E alla grande famiglia della polizia”, gli fa eco il fondatore di Italia Viva, Matteo Renzi. “Sconcerto e dolore” per il leader della Lega, Matteo Salvini, che manda una preghiera – tiene a enfatizzare – “da italiano”: “Sempre e comunque dalla parte delle nostre Forze dell’Ordine”, precisa. Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, non si lancia in proclami e si limita a  stringersi attorno alle famiglie e a unirsi al lutto cittadino proclamato dal sindaco della città, Roberto Dipiazza. Al leghista della prima ora, Roberto Calderoli, il Carroccio lascia le parole più forti: “Piangiamo altri due eroi, altri due servitori dello Stato caduti nell’adempimento del dovere, per garantire la sicurezza di ognuno di noi.

Anche di quelli che in queste settimane, senza un motivo, hanno sparso parole d’odio contro chi indossa una divisa: tutte queste persone adesso si facciano una riflessione seria e profonda”. Nessuna indulgenza, tuona, per gli assassini che hanno colpito ripetutamente, “sapendo di uccidere”: “Questi criminali meritano l’ergastolo senza un giorno di sconto. E nessuna indulgenza per gli annunciati e prevedibili cretini e sciacalli che da adesso sui social scriveranno ‘due di meno’ o idiozie di questo genere”, insiste, riferendosi alle frasi sui social dell’insegnante di Novara, dopo l’uccisione del carabiniere Mario Cerciello Rega a Roma. Molto più dura la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni. Chiede l’ergastolo, ma con toni più urlati: “Che i due bastardi assassini marciscano in galera per il resto dei loro giorni: sia fatta giustizia, senza attenuanti e senza sconti”. L’omaggio delle forze dell’ordine ai due agenti uccisi Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizia Penitenziaria hanno reso omaggio agli agenti uccisi a Roma. Madre indagato: “Chiedo perdono. La sera prima sentiva delle voci. Era in cura in Germania” “Mi dispiace tanto, non so come chiedere perdono a queste famiglie. Prego Dio che dia loro pace e che un giorno possano perdonare”.

Lo ha detto Betania, la madre del giovane indagato per la sparatoria avvenuta ieri in Questura a Trieste in cui sono morti due agenti. “Mi dispiace per quello che ha fatto mio figlio – ha aggiunto commossa – cosa si può dire ad un padre che perde un figlio o a un figlio che perde il padre? Non c’e’nulla che si possa dire per confortare un dolore così. La sera prima della sparatoria in Questura l’indagato diceva che “non riusciva a dormire. Sentiva delle voci, che lo stavano perseguitando e lo volevano ammazzare” racconta la mamma. “Cercavo di calmarlo dicendogli di stare tranquillo, di dormire e che sarebbe passato. E mi diceva: mamma non senti la voce? Non lo vedi? Mi vuole uccidere”. La donna ha poi aggiunto: “ha problemi psichici ed era in cura in Germania prima che arrivassimo in Italia”.

Fonte Rainews

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