Coronavirus e le inaccettabili diseguaglianze.
Coronavirus e le inaccettabili diseguaglianze.

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Coronavirus e le inaccettabili diseguaglianze.

Pino Macino, da Pupari & Pupi
Sono felice per questo sentimento diffuso di unità nazionale…per le bandiere ai balconi…per i canti di forza e di speranza.Vogliamo uscire da questo assurdo tunnel e riprenderci la vita. E ce la faremo. Ma tutto sarà ricordo, anche ammantato di retorica inconcludente, se non tireremo alcune conclusioni…per nostro rispetto…per  rispetto della verità. Vi invito a qualche riflessione. La crisi ha avuto – sta ancora avendo –  l’epicentro nel Nord, ricco, opulento, orgoglioso, ben organizzato. Con un sistema sanitario pubblico e privato sostenuto dalle Università, dai centri di ricerca, dalle Imprese nazionali e multinazionali, aiutato poderosamente  sul piano  economico  dalle Regioni  del Sud  che non hanno un sistema sanitario accettabile e che sbatte la testa da decenni tra commissariamenti e piani di rientro dal debito semplicemente impossibili e che pagano  un prezzo umano insostenibile dai cittadini. Cittadini Italiani. Pure, questo Nord  ricco e felice non ce la sta facendo…il problema è grave assai. Il Paese risponde per come può….ma è difficile fare fronte ad una catastrofe inimmaginabile solo pochi giorni fa. Pure queste Regioni già pensano di ricorrere a medici ed infermieri dell’America Latina e contrattano direttamente con le multinazionali l’arrivo di mezzi, medicinali e risorse: hanno forza economica e volontà politica. E su questa consapevolezza rivendicano da tempo una autonomia che le porterebbe a livello di piccoli Stati.E lo Stato darà subito forza e mezzi.E sarà giusto.
Il Sud no. La Calabria no. La Calabria per la Sanità non ha nemmeno l’autonomia regionale, essendo commissariata da dieci anni. E – senza polemica – pur in queste condizioni ed in questa emergenza – non riesce da due mesi nemmeno a formare il Governo regionale, per mancato accordo sulla spartizione del bottino elettorale. Le nostre Università , pur con ottimi docenti, sono le cenerentole della conoscenza. Migliaia e migliaia di nostri ragazzi frequentano ogni anno, per necessità, le Università del Nord, arricchendo quelle economie e firmando la cambiale del non ritorno nella Terra di origine…che invecchia sempre di più, spogliata di giovani e delle risorse dei padri, pagate per una formazione della quale il Nord solo si avvantaggia. A noi resta solo rivendicarne le origini…tutti scienziati…ma tutti fuori Calabria. Questo oramai è insopportabile .
Ce ne accorgiamo soprattutto ora che  dovremo affrontare l’emergenza. Non abbiamo  strutture..inutile  cincischiare. Ci affideremo, alla fine, oltre che allo spirito di sacrificio di medici e infermieri. a Dio ed ai Santi, ma anche loro potranno fare poco e lo dico con rispetto, tanto con le Chiese aperte che con quelle chiuse. E ci accorgiamo della ingiustizia di una Italia divisa, lacerata e sfruttata. Di una Calabria ammazzata dai “lazzari della sua Storia ” come ci ricordava Leonida Repaci. Ma soprattutto di  una Italia che non ha mai voluto avere una politica di unificazione…..In Calabria abbiamo qualche facoltà universitaria solo da cinquant’anni….e ci accontentiamo di rivendicare Cassiodoro, Leonzio Pilato, Baharlam, Leoncavallo, Cilea…i bronzi di Riace, la civiltà Magnogreca, le coste meravigliose…
Se abbiamo due Italie, al netto delle nostre gravi responsabilità di cittadini del Sud e di Calabresi e della sua classe politica cialtrona, lo dobbiamo ad una Politica Nazionale che ha voluto mantenere queste diseguaglianze per sostenere certi interessi.Che sono stati sempre  quelli del Nord. Andiamo dicendo ,in questi giorni , che – dopo il Coronavirus – niente sarà come prima. Sarà anche peggio per noi se non si cambierà politica. Il ponte Morandi è crollato ma  tra pochi giorni sarà  aperto altro ponte, bello, possente e magnifico e ne siamo orgogliosi e contenti. Ma è stato possibile perchè si trova a Genova. La Statale 106 della Calabria continua solo a tenere la contabilità dei suoi morti .E le opere iniziate e incompiute sono lì  – a migliaia – a marcire sotto il nostro sole. Perchè si trovano  in Calabria. Questo è vero o non è vero?.
Ed allora bisognerà trovare il modo – fino alla disobbedienza civile – per dire che questo oramai non ci sta più bene.E che non vogliamo più vivere in questo assurdo modo. Cominciando dalla sanità. Il sole, il mare, il cuore e l’amore, il peperoncino e la nduja non ci bastano più. E dovranno cominciare a capirlo. Tutti.
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