Can che abbaia… La recente denuncia del sindaco di Nicotera induce a una serie di riflessioni sul tema (serio) della sanità e, di converso, sul comportamento (meno serio) del primo cittadino e prima autorità sanitaria del comune.

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Can che abbaia…

La recente denuncia del sindaco di Nicotera induce a una serie di riflessioni sul tema (serio) della sanità e, di converso, sul comportamento (meno serio) del primo cittadino e prima autorità sanitaria del comune.

E’ ormai invalso il metodo, nei piani alti della politica politicante, come in quelli bassi, perché periferici, di parlare solo del presente, riesumando, se si è costretti, il passato solo per addossare agli altri, ma non alla propria parte politica, gli insuccessi in un determinato ambito.  Quasi mai, o forse mai, abbiamo visto politici e/o amministratori fare ammissioni dei propri errori quando non degli autentici fallimenti registratisi nel corso del proprio mandato. Partiamo da qui per verificare se il fatto richiamato all’inizio di questa nota rientri o meno in quest’ultima fattispecie.

Cominciamo col dire che nel nostro comune la tormentata vicenda dell’ospedale data da più decenni e rappresenta una ferita mai rimarginatasi, perché vissuta dai nicoteresi come una spoliazione fisica (basti pensare a tutte le attrezzature e gli arredi che furono portati via dal presidio mai nato), e di un diritto, avendo pagato, al pari e più di altri il prezzo della ridistribuzione e dei tagli che, dai tempi di Scopelliti, continuano a guidare la politica sanitaria regionale. E certamente in tutto ciò che è avvenuto in passato il sindaco di Nicotera non c’entra nulla, anche se non è sicuramente un inquilino nuovo nelle stanze di palazzo Convento. Quello che invece ci preme mettere sotto inchiesta è l’operato che lo ha contraddistinto in questi quattro anni del suo mandato che volge ormai al termine. Orbene, come minoranza, sia nei tanti interventi svolti nelle adunanze consiliari, sia sui mezzi d’informazione, abbiamo spesso parlato di inadeguatezza e di inaffidabilità dell’attuale maggioranza. E abbiamo cercato sempre di supportare tali giudizi con prove e documenti, tale essendo il metodo che privilegiamo. Per quest’ultima vicenda, che poi rimanda a tante altre, dobbiamo usare un’altra parola, in chiave ancora una volta negativa: NON CREDIBILITA’. E ne spieghiamo il perché.  E’ ampiamente dimostrato che il sindaco non rispetta la volontà espressa e deliberata dal Consiglio comunale. Era infatti il 19 settembre 2019, qualche mese dopo l’insediamento dell’attuale maggioranza, che in un seduta aperta, presenti i massimi esponenti della dirigenza dell’ASP di Vibo Valentia, veniva approvata  una mozione con la quale, da un lato, si formalizzava la nascita di un coordinamento misto pro-118, allargando il comitato civico spontaneo precedentemente costituitosi; dall’altro, forti della presenza e del supporto dichiarato della Commissaria pro-tempore dell’ASP, Elisabetta Tripodi, si approvava la mozione del consigliere Macrì della Lega, implementata dal nostro gruppo Movi@Vento, con la quale veniva stabilita la formale richiesta all’ASP dell’istituzione di una postazione mobile medicalizzata per il primo soccorso di emergenza a supporto del presidio ospedaliero di Nicotera; la rimodulazione dei servizi; nonché  la costituzione di un tavolo tecnico permanente finalizzato all’ottenimento della dislocazione di un servizio 118 con il coinvolgimento, oltre che dell’ASP stessa, anche del comune di Limbadi e di Joppolo. Ovviamente la guida di detto coordinamento non poteva che essere affidata al sindaco anche nel suo ruolo di prima autorità sanitaria del comune. Il programma era chiaro e ben delineato. E quale ne fu l’attuazione? NESSUNA! Per chi volesse capirne di più di un tale atteggiamento suicida, troverà che dietro il paravento democratico e incline alla partecipazione, il sindaco Marasco nasconde l’incomprimibile pulsione a fare da solo, tanto non crede ai percorsi democratici, che gli servono solo per fare propaganda quando si tratta di esibire un nuovo Statuto o predicare nuovi istituti di democrazia partecipativa, dal valore del tutto cartaceo perché mai attuati. Se bisogno vi fosse di una conferma di quanto diciamo, basterebbe andarsi a ripassare tutte le altre delibere, anch’esse votate all’unanimità (una per tutte il coordinamento dei sindaci della costa per combattere insieme l’inquinamento marino) e sistematicamente sparite nel porto delle nebbie di palazzo Convento. E d’altronde ci sono state altre e numerose occasioni per togliere ogni speranza in un’inversione di tale tendenza che ha portato inesorabilmente al fallimento del percorso politico-amministrativo di questa maggioranza. Un Marasco dunque double-face: a parole democratico e inclusivo; nei fatti divisivo ed autoreferenziale; anzi no: reverenziale nei confronti dei suoi padrini politici di turno ai quali, come da lui stesso affermato in un consiglio comunale del settembre 2021 “bisogna esclusivamente rivolgersi”, a nulla giovando le proteste e le manifestazioni popolari;  come quella, aggiungiamo noi, del 13 settembre 2021 davanti alla sede dell’ASP, alla quale il Nostro era stato invitato ad aderire, ma dalla quale si sfilò puntualmente.  Contrario anche ad una delegazione per interloquire con l’allora Presidente Santelli, poi prematuramente scomparsa; contrario alla convocazione della competente commissione consiliare, peraltro prevista dallo statuto; contrario a qualsiasi incontro che non fosse con stesso; o col suo cerchio, tanto magico quanto afasico; o con i padroncini di turno (compreso l’attuale Commissario Giuliano verso cui ora indirizza i suoi strali), durati il tempo di un selfie. Come se diritti fondamentali, qual è quello alla salute, possano essere oggetto di concessioni graziose o di scambi più o meno decenti; o di gara a “futti compagni”. Ed ora lo stesso Marasco, che nelle sedi deputate come la Conferenza dei sindaci, se pure si è visto qualche volta, dubitiamo che si sia mai sentito, gioca la carta dell’astuzia, a lui congeniale; quella di buttarsi avanti per non cadere indietro; e fa la sparata della denuncia alla procura per la guardia medica, che funziona a corrente alternata dopo il suo depotenziamento da h24 ad h12. E cosa ne è stato del punto 118? Quello che qualche anno fa fu oggetto di un suo messaggio “a reti unificate” col quale proclamava di aver risolto un problema ultra ventennale sol perché aveva ottenuto per qualche mese un’ambulanza a noleggio e non medicalizza? E della Casa della Salute poi diventata Casa di Comunità, cosa ci sa dire? Ha mai sentito il dovere di relazionare in Consiglio su questo tema? Non ci risulta. Ci risulta invece che quelle poche volte che si è parlato in aula di sanità, è stato per iniziativa del nostro gruppo; e le risposte, sempre stizzite, alle nostre interrogazioni sono state del tutto lacunose.

Per concludere, se il sindaco è onesto, si metta a capo di una protesta popolare, più che mai giusta, perché venga restituito ai suoi amministrati il più fondamentale dei diritti. E ci saremo anche noi, perché sarebbe masochistico dividersi su questo. Se invece pensa che la carta bollata possa servirgli da foglia di fico per le tante omissioni ed inadeguatezze che hanno costellato il suo percorso amministrativo, vorrebbe dire che predilige i poco onesti colpi di teatro, aprendo il sipario su una campagna elettorale degna di un “Cetto la qualunque”.

Per il gruppo Movi@Vento

Antonio  D’Agostino – Capogruppo

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