INTELLIGENCE, ALFIO RAPISARDA AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: «STATO E IMPRESE INSIEME PER LA DIFESA DELLE INFRASTRUTTURE CRITICHE».

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Rende (16.4.2026) – “La sicurezza aziendale come interesse nazionale” è il titolo della lezione tenuta da Alfio Rapisarda, security manager di Eni, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.
Attraverso un percorso che ha intrecciato la storia industriale di Eni, le dinamiche del trilemma energetico, la mappatura delle minacce contemporanee e il modello organizzativo della sicurezza d’impresa, Rapisarda ha offerto una prospettiva privilegiata per comprendere come la protezione di un’azienda coincida, nei fatti, con la protezione degli interessi di un intero paese.
Per comprendere la complessità della tutela aziendale in un contesto come quello di Eni, Rapisarda ha ritenuto necessario partire dall’identità stessa dell’azienda. Eni è oggi presente in 62 paesi con oltre 33.000 dipendenti, ed è passata nel corso dei decenni da società puramente petrolifera ad azienda energetica globale, attiva lungo l’intera filiera dell’energia, dall’esplorazione e produzione di idrocarburi, allo sviluppo del gas, fino alle bioraffinerie e alle rinnovabili. Le origini risalgono al 1926, con la fondazione dell’AGIP, e al 1953, quando per volontà di Enrico Mattei nasce Eni come ente di Stato. I valori che Mattei impresse all’azienda, responsabilità, integrità, trasparenza e rispetto della diversità, rimangono ancora oggi il riferimento etico fondamentale dell’organizzazione. La discontinuità più rilevante nella storia recente è rappresentata dalla privatizzazione avvenuta nella seconda metà degli anni ‘90, che ha trasformato Eni da ente pubblico a società quotata sui mercati finanziari internazionali, modificando profondamente le logiche industriali ed organizzative. Sul piano del modello operativo, Rapisarda ha sottolineato come Eni si distingua dai grandi peer internazionali per una scelta precisa: ha perseguito una sua strategie di crescita basata sulle proprie
competenze, risorse e know-how piuttosto che su logiche di fusioni o acquisizioni, rimanendo, come la descrive lo stesso relatore, «la più piccola tra le grandi e la più grande tra le piccole». Questo ha implicato un radicamento nei paesi ospitanti fondato non sull’ingerenza, ma su una propria identità basata sull’integrazione e sulla collaborazione con le istituzioni e le comunità locali.
Il secondo nucleo tematico ha riguardato le sfide strutturali del settore energetico, sintetizzate dalla nozione di trilemma energetico, ossia la necessità di perseguire simultaneamente tre obiettivi che si trovano spesso in tensione reciproca. Il primo è la sicurezza di approvvigionamento, intesa come garanzia di una disponibilità continua e sufficiente di energia per soddisfare la domanda globale. Il secondo è la sostenibilità ambientale, ovvero la riduzione delle emissioni di carbonio in linea con gli impegni dell’Accordo di Parigi, e gli obiettivi di neutralità carbonica. Il terzo, spesso trascurato nel dibattito europeo, è l’equità energetica, vale a dire assicurare un accesso giusto all’energia a livello globale. Su questo punto Rapisarda ha offerto un dato emblematico, ricordando che l’Africa, pur disponendo di riserve naturali paragonabili o superiori a quelle di altri continenti, ha un tasso di accesso all’energia estremamente basso. In risposta al trilemma, Eni ha intrapreso una trasformazione profonda attraverso l’investimento nelle bioraffinerie, lo sviluppo delle rinnovabili e la costruzione di competenze interne di ricerca, con lo sviluppo del supercalcolo interno quale strumento per accelerare i processi e ridurre i tempi di ritorno sull’investimento. Rapisarda ha però evidenziato una criticità strutturale rappresentata da una forte dipendenza tecnologica e delle materie critiche polarizzata nel Sud-est asiatico e negli Stati Uniti
Questa dipendenza, costruita perlopiù in nome della convenienza economica rappresenta oggi una vulnerabilità sistemica. Il tutto si inserisce nel contesto degli shock petroliferi ricorrenti, dallo Yom Kippur del 1973 alla crisi del 2008 fino al Covid, che hanno dimostrato quanto la volatilità del prezzo del barile sia in grado di destabilizzare l’intera catena del valore energetico.
Nella parte centrale della lezione Rapisarda ha affrontato il panorama delle minacce contemporanee, uno spazio di rischio che non è più lineare né prevedibile e che mescola logiche geopolitiche, economiche, tecnologiche e ambientali. Le minacce con cui Eni si confronta quotidianamente sono ibride e multidimensionali, non si tratta più soltanto di rischi fisici tradizionali, ma di un continuum che comprende la dimensione digitale, con la superficie di attacco cibernetica aumentata esponenzialmente dalla trasformazione digitale, e la dimensione cognitiva, fatta di disinformazione e competizione sleale. Sul piano geopolitico, ha richiamato l’attenzione sui chokepoints energetici globali, lo Stretto di Hormuz ne è un esempio lampante attuale, ma si potrebbero citarne altri come Bab El Mandeb, il Canale di Suez, attraverso i quali transitano la maggior parte delle merci e del petrolio mondiale.

Entrando nel suo dominio professionale più diretto, Rapisarda ha chiarito la distinzione tra safety e security, sistematicamente confusa in Italia dall’uso di un unico termine. La safety riguarda l’incolumità nei luoghi di lavoro, disciplinata dal D.Lgs. 81, e comprende la prevenzione degli infortuni, la gestione dei rischi fisici e chimici, la formazione e le procedure di evacuazione. La security riguarda invece la protezione da atti intenzionali. I due ambiti collaborano ma non si sovrappongono. Il modello di governance della sicurezza ENI si fonda sul pieno commitment del vertice aziendale, sulla chiarezza delle deleghe e sulla cultura della prevenzione: non è accettabile, ha sottolineato Rapisarda, ragionare con la logica del «non è mai successo, quindi non mi devo preoccupare».
Passando poi alle tipologie di minaccia intenzionale di competenza della security aziendale, sono state enumerate con precisione, includendo terrorismo, sabotaggio, furto, spionaggio industriale, crimine cibernetico e criminalità organizzata.
Sul piano operativo, uno degli sviluppi più significativi è stata la convergenza fisico-cyber, ovvero il superamento della separazione tra protezione fisica e cibernetica in favore di un sistema integrato e unitario di tutela. Rapisarda ha inoltre inquadrato la sicurezza come professione ancora in via di consolidamento normativo in Italia, richiamando la NIS2 e la direttiva sulla resilienza delle
Infrastrutture critiche come riferimento regolatorio europeo in fase di piena implementazione.

L’ultima parte della lezione ha affrontato il rapporto tra sicurezza d’impresa e sicurezza dello Stato. La tesi di Rapisarda è netta, la partnership pubblico-privato non è un’opzione, è una necessità strutturale per la tutela degli interessi nazionali.
Su questo sottolinea le insostituibili prerogative dello Stato, che rimane l’entità naturalmente deputata alla protezione delle infrastrutture critiche e della collettività.

Il capitolo conclusivo è stato dedicato alla cultura dell’intelligence nelle
Imprese, presentata come la dimensione più strategica della tutela aziendale, in grado di favorire consentire la conoscenza dei contesti esterni, le dinamiche geopolitiche, economiche e sociali che ci circondano, prima che si traducano in eventi critici, supportando il decisore con analisi tempestive e accurate. Una conoscenza fondata su fonti aperte, su presenza diretta nei paesi, su relazioni costruite nel tempo, non reattività agli eventi, ma anticipazione.
Questo, ha concluso Rapisarda, è il vero tratto distintivo di una funzione di sicurezza matura e, al tempo stesso, il contributo più autentico che un’impresa strategica può offrire alla sicurezza nazionale.

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