Si è tenuto il 26 aprile, presso il Museo Nazionale del Bergamotto di Reggio Calabria, il convegno “Le resistenze taciute delle donne partigiane e internate”, promosso dall’ANPC con il patrocinio morale dell’ANEI in occasione dell’81° anniversario della Liberazione.
Ad aprire i lavori è stato il presidente provinciale ANPC Gianluca Tripodi, che ha ringraziato il direttivo nazionale dell’associazione, presente al completo per l’occasione, e ha introdotto il filo conduttore della serata: restituire voce a storie di resistenza troppo spesso rimaste nell’ombra.
La conduzione è stata affidata alla giornalista Eva Giumbo di RTV. Il presidente metropolitano dell’ANEI Nicola Marazzita ha quindi preso la parola per richiamare l’attenzione su una forma di resistenza meno raccontata ma non meno incisiva: quella “senza armi”, esercitata da donne di ogni età e provenienza sociale.
Tra i momenti più toccanti della serata, il racconto di Herta, una giovane ragazza che, durante la prigionia del padre in un campo nei pressi di Vienna, sfidò i rischi e le severe punizioni del sistema concentrazionario per alleviarne la detenzione con piccoli gesti di umanità quotidiana — restituendogli, per qualche mese, una dimensione umana che il lager aveva tentato di annientare.
Spazio anche al ricordo delle giovani dell’Azione Cattolica di Pescantina, che all’arrivo in Italia degli ex deportati dai lager nazisti offrirono loro la prima assistenza. Quegli stessi Internati Militari Italiani le ribattezzarono con riconoscenza “gli angeli di Pescantina”: simbolo concreto di solidarietà e di accoglienza nel difficile ritorno alla vita civile.
A seguire, la vicepresidente nazionale ANPC, on. Silvia Costa, ha sviluppato una riflessione articolata sul contributo femminile alla Resistenza, sottolineando come le donne non abbiano svolto soltanto funzioni di supporto, ma abbiano assunto spesso un ruolo diretto e determinante, anche in prima linea.
Le conclusioni sono state affidate alla presidente nazionale ANPC, Sen. Maria Pia Garavaglia, che ha ribadito il valore unitario del 25 aprile: una ricorrenza che non appartiene a una sola parte politica, ma all’intero fronte antifascista — dai comunisti ai monarchici, passando per socialisti, cattolici e azionisti.
Garavaglia ha inoltre richiamato l’attualità dei valori costituzionali, avvertendo che nulla garantisce che le derive del passato non possano ripresentarsi. Da qui l’invito a non abbassare la guardia: la Resistenza, ha affermato, non si è conclusa con la Liberazione del 1945, ma resta un impegno permanente e quotidiano.
A chiudere il suo intervento, una frase carica di significato: «Ora e sempre Resistenza» — non come slogan, ma come responsabilità viva nella difesa della democrazia.

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