INTELLIGENCE, ROBERTO MUGAVERO AL MASTER DELL’UNIVERSITÀ DELLA CALABRIA: “SAPER FARE LA DOMANDA GIUSTA È LA PRIMA FORMA DI INTELLIGENCE”.

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Rende (11.7.2026) – “Scientific & Technical Intelligence e Nuovi Scenari di Rischio” è il titolo del seminario infrasettimanale tenuto da Roberto Mugavero, Presidente dell’Osservatorio sulla Sicurezza e Difesa CBRNe (OSDIFE) e Professore all’Università degli Studi della Repubblica di San Marino e alla “Sapienza” di Roma, al Master in Intelligence dell’Università della Calabria, diretto da Mario Caligiuri.

Mugavero ha aperto il seminario con una domanda volutamente provocatoria: le forze di polizia fanno intelligence? La risposta è negativa, almeno nel senso tecnico del termine, e questa distinzione ha costituito il filo rosso dell’intera lezione.

Investigazione e intelligence si muovono in direzioni opposte: la prima si attiva dopo un evento per raccoglierne le prove e trasferirle all’autorità giudiziaria; la seconda costruisce scenari di rischio per anticipare le minacce, senza il vincolo di dover produrre prove giuridicamente valide.

La differenza non è solo teorica: è strutturale, metodologica, e determina il modo in cui ogni operazione viene pianificata ed eseguita.

Il punto di riconvergenza dei due mondi è il ciclo del processo informativo, articolato nelle sue tre fasi essenziali: acquisizione, analisi, produzione del risultato finale.

La prima materia con cui lavora qualunque analista è la notizia grezza, che non può essere utilizzata così com’è: deve essere validata, verificandone la fonte e il grado di certezza del contenuto prima di trasformarsi in informazione utilizzabile nell’analisi.

Mugavero ha proposto un esempio illuminante: se sui social media appare la notizia che tale individuo ha fatto colazione senza pagare, si può usarla direttamente? La risposta è negativa.

Infatti, occorre verificare chi l’ha pubblicata, con quali motivazioni, e se esistono riscontri indipendenti.

Una volta che gli obiettivi informativi sono definiti, l’analista sceglie gli strumenti da mettere in campo.

Due in particolare dominano l’intelligence contemporanea: la Human Intelligence (HUMINT), che estrae informazioni da fonti umane, e l’Open Source Intelligence (OSINT), che raccoglie dati da tutto ciò che è liberamente accessibile: dalla stampa ai convegni scientifici, fino al web in tutte le sue forme.

Dal 2022 ha registrato un balzo straordinario anche l’Imagery Intelligence (IMINT): l’invasione russa dell’Ucraina ha reso indispensabile l’analisi satellitare per il monitoraggio in tempo reale del dispiegamento di forze, confermando che i salti tecnologici nei settori militari sono tipicamente “fattore-dipendenti”, si producono in risposta a un bisogno operativo concreto, non secondo una progressione autonoma e lineare.

Un nodo concettuale centrale del seminario ha riguardato il passaggio dalla minaccia simmetrica a quella asimmetrica.

Durante la Guerra Fredda, il sistema bipolare NATO – Patto di Varsavia garantiva una peculiare stabilità: ciascuno sapeva dove si trovava l’avversario, quante testate possedeva, dove erano dislocate le truppe.

Con la caduta del Muro di Berlino e la dissoluzione dell’URSS, quel vuoto di potere è stato riempito non da un nuovo ordine stabile, bensì da attori non statali privi di un indirizzo geografico fisso.

Paradossalmente, ha affermato Mugavero, la minaccia simmetrica era il “migliore dei mondi possibili” per l’intelligence poiché il target era noto.

Con la minaccia asimmetrica, al contrario, l’analista deve inseguire un nemico imprevedibile.

Il caso dello Stato Islamico è emblematico: sconfitto militarmente, ha adottato un modello da franchising, esportando le proprie cellule nell’Africa subsahariana e nell’Asia centrale, continuando a reclutare via internet senza nemmeno la necessità di un contatto fisico.

È in tale contesto che si inserisce la Scientific and Technical Intelligence (SNTI), branca che Mugavero conosce dall’interno provenendo dal settore CBRN.

Traslazione civile della TECHINT militare, la SNTI studia le capacità tecnico-scientifiche di qualunque attore: Stato, gruppo terroristico o organizzazione criminale, valutando in che misura possano tradursi in minaccia concreta.

Si articola in tre fasi: prima dell’evento, producendo early warning sulla proliferazione di capacità offensive; durante, svelando dimensioni tecniche non riconoscibili agli operatori non specializzati; successiva, ridefinendo gli scenari futuri sulla base di quanto accaduto.

Ma il momento più delicato dell’intero ciclo non è tecnico: è la domanda iniziale del decisore politico.

Un Primo Ministro che chiede “voglio sapere da dove potrebbe venire un attacco terroristico al mio Paese” pone una richiesta inutilizzabile per ampiezza.

La soluzione è una negoziazione tra decisore e organo tecnico, da cui emergono gli obiettivi informativi specifici: i Priority Intelligence Requirements (PIR), che orientano tutta la pianificazione successiva, incluso il calcolo tra costi e benefici degli strumenti da utilizzare.

Tra le discipline di raccolta, è la HUMINT a ricevere il trattamento più approfondito. Estrarre informazioni da una persona senza che se ne avveda richiede un profilo rarissimo: capacità empatica, preparazione culturale e, nel caso della SNTI, una base tecnico-scientifica nel dominio specifico. Lo strumento operativo fondamentale è l’elicitazione: ottenere informazioni senza domande dirette, stimolando l’interlocutore a parlare spontaneamente di ciò che interessa.

Mugavero l’ha dimostrata in tempo reale con uno dei partecipanti: anziché chiedere “quante persone servono per pedinare qualcuno su via del Corso a Roma?”, descrive lo scenario e lascia che l’interlocutore aggiunga autonomamente i dettagli.

La CIA ha sviluppato dagli anni Cinquanta alcuni dei programmi di formazione più avanzati al mondo in questo campo.

La frontiera più recente è la Virtual HUMINT: operazioni condotte attraverso identità digitali sui social network, capaci di offrire capacità di acquisizione superiori alla HUMINT fisica per la scoperta di reti di proliferazione.

In un’epoca in cui la minaccia può venire da un laboratorio chimico improvvisato in una zona remota dell’Asia centrale così come da una cella terroristica che recluta via Telegram, sapere fare la domanda giusta prima di partire non è solo una buona pratica metodologica, ma è la prima, insostituibile, forma di intelligence.

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