Ci sono ferite che il tempo non riesce a cancellare. Parole, tradimenti, ingiustizie e delusioni possono rimanere dentro di noi per anni, trasformandosi lentamente in amarezza.
Eppure arriva un momento in cui siamo chiamati a scegliere: continuare a portare il peso di ciรฒ che ci รจ stato fatto oppure liberarci dal male ricevuto.
Perdonare non significa dimenticare.
Non significa dire che il male non รจ accaduto, nรฉ giustificare chi ci ha ferito. Il perdono non cancella la veritร e non impedisce alla giustizia di fare il suo corso. Significa, piuttosto, decidere che quella ferita non continuerร a governare la nostra vita.
Chi non perdona rischia di rimanere legato proprio alla persona e all’evento da cui vorrebbe liberarsi. Il rancore diventa una catena invisibile: crediamo di trattenere l’altro nel nostro giudizio, mentre spesso siamo noi a rimanerne prigionieri.
Perdonare รจ allora un atto di libertร .
Per il cristiano questa libertร assume un significato ancora piรน profondo. Gesรน, dalla Croce, pronuncia parole che sembrano umanamente impossibili: ยซPadre, perdona loroยป. Non nega il male che sta subendo, ma impedisce al male di generare altro male.
Forse il perdono piรน autentico comincia proprio cosรฌ: non quando il dolore รจ scomparso, ma quando decidiamo che il dolore non avrร l’ultima parola.
Ci sono perdoni che richiedono tempo, silenzio, lacrime e perfino distanza. Ma ogni volta che rinunciamo alla vendetta, ogni volta che smettiamo di alimentare il rancore, una porta dentro di noi comincia ad aprirsi.
E dietro quella porta c’รจ la pace.
Perdonare non cambia il passato.
Ma puรฒ cambiare il futuro.




