“Quel maledetto Novecento”: Francesco Tropeano racconta Maropati tra storia e vuoti di memoria. All’Omega Gallery di Rosarno il secondo appuntamento della terza edizione di Omega Gallery dedicato al volume che restituisce voce ai protagonisti dimenticati della storia del Novecento

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Ci sono storie che il tempo sembra destinato a cancellare, vicende individuali che rischiano di scomparire tra le pieghe della grande Storia e memorie che attendono di essere riscoperte per restituire a una comunità la consapevolezza delle proprie radici. È proprio in questa direzione che si muove “Quel maledetto Novecento: Maropati tra storia e vuoti di memoria”, l’opera di Francesco Tropeano, protagonista del secondo appuntamento della terza edizione di Omega Gallery, svoltosi nei giorni scorsi a Rosarno.

Il volume si presenta come un prezioso atto di resistenza contro l’oblio, capace di andare oltre la semplice ricostruzione della cronaca locale per mettere in luce il legame profondo tra le vicende di un piccolo borgo calabrese e i grandi sconvolgimenti che hanno attraversato il Novecento. Guerre, dittature, emigrazione, lotte sociali e percorsi di resistenza diventano così parte di una narrazione che restituisce alla comunità di Maropati uno spaccato significativo della propria storia.

Accanto alle figure più note della cultura maropatese, come gli intellettuali Fortunato Seminara, Rosario Belcaro e Antonio Piromalli, Tropeano compie un importante lavoro di ricerca, riportando alla luce le vicende di uomini e donne rimasti ai margini della memoria collettiva. Ribelli, resistenti, reduci ed emigranti tornano a essere protagonisti di una narrazione che dà dignità alle esperienze individuali e ne riconosce il valore storico.

Tra le figure che emergono dalle pagine del libro spicca quella di John Camillò, emigrato negli Stati Uniti e sottoposto alla sorveglianza della polizia fascista per i suoi rapporti epistolari con l’anarchico Errico Malatesta. Una vicenda emblematica, che testimonia come anche le storie nate lontano dai grandi centri del potere possano intrecciarsi con le tensioni politiche e ideologiche che hanno segnato un’intera epoca.

Un altro elemento significativo dell’opera è il suo carattere corale. Il libro si configura, infatti, come un lavoro costruito attraverso contributi e sensibilità differenti, un autentico passaggio di testimone tra generazioni distanti per età ed esperienza. Una pluralità di sguardi che arricchisce la ricostruzione storica e permette di superare una lettura puramente nostalgica del passato, restituendo invece la complessità delle vicende umane e sociali.

“Quel maledetto Novecento” si rivolge a quanti desiderano approfondire la storia del secolo scorso attraverso la prospettiva delle comunità locali e delle persone comuni. La ricerca documentaria e d’archivio costituisce uno degli elementi centrali del volume, che assume così un valore non soltanto narrativo, ma anche culturale e identitario. Un contributo alla conoscenza delle radici della Calabria contemporanea, attraverso il recupero di vicende che meritano di essere sottratte al silenzio.

La presentazione del libro si inserisce nel percorso di arte e cultura promosso da Omega Gallery, giunto alla sua terza edizione e fortemente voluto da Francesca Raso, presidente di Alfart Movimento Calabrese Socio Culturale, con l’obiettivo di creare occasioni di confronto e valorizzazione della produzione culturale del territorio.

Dopo i saluti introduttivi della professoressa Francesca Raso, l’incontro è proseguito con gli interventi dell’assessore Antonio Lavorato e del sindaco di Maropati, Antonio Papasidero. La relazione di approfondimento è stata affidata alla professoressa Chiara Romeo, mentre il dibattito è stato moderato da Aldo Polisena, presidente dell’associazione Alioscia.

Particolarmente apprezzati i momenti dedicati alla poesia, con la declamazione di alcune liriche da parte della professoressa Raso, che ha contribuito ad arricchire l’iniziativa di suggestioni ed emozioni.

Numerosi anche gli interventi del pubblico e dei rappresentanti del mondo culturale e artistico. Tra i partecipanti, il professor Filippo Marino, il presidente della Casa del Popolo di Rosarno Papasidero, il pittore Gianfranco Bulzomì, il poeta Nuccio Gangemi, lo scultore Giuseppe Corica e la pittrice Emma Guerrisi.

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di dialogo tra storia, letteratura, arte e memoria collettiva. Un momento in cui il passato ha ritrovato voce attraverso le pagine di un libro che invita a guardare oltre i nomi già consegnati alla storia, per riscoprire anche quelli dimenticati.

Perché conoscere il Novecento, con le sue ferite e le sue contraddizioni, significa anche comprendere meglio il presente. E custodire la memoria di una comunità vuol dire impedire che le storie di chi l’ha vissuta vadano definitivamente perdute.

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