La notte è un momento magico, avvolto da un velo di mistero e tranquillità. Quando il sole tramonta, il cielo si tinge di sfumature blu e nere.
Principessa Selene e le graziose stelle iniziano a brillare come gioielli nel firmamento.
È un tempo di riflessione, in cui i pensieri si fanno più profondi e le emozioni più intense.
Durante la notte, il mondo sembra rallentare.
I suoni si attenuano, e l’oscurità offre un senso di intimità.
Le luci delle città scintillano in lontananza, creando un contrasto affascinante con il buio circostante.
È il momento ideale per sognare, per lasciarsi trasportare dalla fantasia e per trovare ispirazione.
La notte è anche un tempo di connessione.
Nel tempo che fu le persone si riunivano attorno a un falò, condividendo storie e risate, oppure si perdevano in lunghe passeggiate sotto il cielo stellato.
Forse tutto questo succede anche oggi, perché ogni notte porta con sé nuove possibilità e avventure, rendendo ogni istante unico e prezioso.
La notte fin dall’antichità è anche mistero, è un palcoscenico perfetto per la magia della riflessione.
Quando il mondo si addormenta, la solitudine diventa una compagna intima, invitandoci a guardare dentro di noi. In questo spazio di quiete, i pensieri fluiscono liberamente, e le emozioni si fanno più vive.
È in queste ore buie che spesso ci troviamo a sognare ad occhi aperti. I desideri, le speranze e le aspirazioni emergono, illuminati dalla luce delle stelle. Ogni sogno sembra più raggiungibile, ogni possibilità più concreta. La solitudine notturna ci offre l’opportunità di esplorare le nostre paure e i nostri desideri più profondi, di confrontarci con noi stessi senza distrazioni.
Per chi scrive la magia della notte risiede anche nella sua capacità di trasformare il banale in straordinario.
Un semplice cielo stellato può evocare sentimenti di meraviglia e stupore, mentre il fruscio del vento tra gli alberi può sembrare un sussurro di speranza.
È un momento in cui la realtà si mescola con l’immaginazione, permettendoci di scrivere nuove pagine.
La notte in me ha sempre suscitato un fascino intriso di magia, solitudine e mistero.
Da bambina ricordo che il buio mi faceva paura, e ricordo che quando dormivo con mia nonna Grazia, le chiedevo di stringermi la mano.
La sua grande mano Mamone stringeva la mia così esile, ed io mi addormentavo nella certezza che nessuno fantasma avrebbe potuto molestarmi.
Al borgo natio vigeva il pensiero magico, e da quando un pomeriggio avevo sentito le vecchiette vicine di casa di mia nonna, raccontare storie di fantasma, il buio della notte aveva iniziato a farmi paura.
Le anime dei defunti uscivano la notte in processione, attraversavano i crocicchi cari alla dea Ecate.
Allora però non conoscevo il legami di Ecate con i crocicchi e non lo conoscevano nemmeno le care vecchiette.
Ricordo anche con tenerezza mista ad emozione, quando in estate seduta sull’uscio di casa mi perdevo a guardare Selene, affascinata, stregata dalla sua bellezza e da quella delle graziose stelle.
In una delle mie letture avevo scoperto che la luna aveva altri due nomi: Selene e Cinzia.
Pensavo anche che la luna fosse la casa degli angeli e credevo di vedere il mio cuginetto Ferdinando, e gli parlavo come se fosse ancora vivo.
Ricordo le notti d’estate nella seconda casa.
Avevo 13 anni, e quando di notte il silenzio abitava gli ulivi del borgo natio, ascoltavo la mia radiolina, sempre sintonizzata su Radio Piana e Radio King International.
Ascoltavo, mentre la luce dorata di Selene feriva dolcemente la mia finestra.
A volte nel cuore della notte, mi sedevo sul balcone e mi lasciavo cullare dalle serenate dei grilli e delle cicale.
La notte tra gli ulivi ha un suo speciale fascino, che al borgo natio si ammantava di mistero.
Di notte cercavo tra gli ulivi “a lanterneda” il fantasma di un fattore che si raccontava si aggirasse ancora tra gli ulivi. Non l’ho mai visto.
A Reggio Calabria nella casa di zia Caterina in via Villini Svizzeri, la notte profumava di speranze.
Sarei arrivata al diploma ?
Alla Laurea?.
Sarei riuscita a realizzarmi?
Notti cariche di sogni, quelli che si fanno ad occhi aperti.
Ricordo la magia delle notti di Roma, piene di voci e suoni, non riuscivo a dormire .
Sognavo ad occhi aperti un bouquet di zagara e rose un velo di pizzo francese…
Le notti di Firenze cullate dall’arte, dai libri dalla civiltà.
La triste notte ad Antignana, carica di dolore.
Il mio cuore piangeva ed io con lui.
All’alba il tubare delle colombe sembrava una nenia funebre.
E poi le notti di Geolia, con il profumo dell’inchiostro, dei fogli bianchi e del caffè.
Scrivo finchè la stanchezza non prende il sopravvento, finchè stanca cado tra le confortanti braccia di Morfeo e dimentico tutto.
Tra le braccia di Morfeo nutro la mia anima, il sonno diventa vitamina per la mente, carica per ricominciare.
All’alba il profumo del caffè accompagna il mio inizio.
Nuove parole, nuovi versi , nuove frasi, nuovi capitoli, finchè Selene non ritornerà di nuovo a splendere ed io ritornerò a sognare l’agognata felicità
Caterina Sorbara

