In qualità di Presidente del Consiglio comunale, sento il dovere istituzionale di esprimere pubblicamente il mio più profondo rammarico per la piega che hanno assunto gli eventi che, nelle ultime settimane, hanno interessato il Sindaco, la sua famiglia e, inevitabilmente, l’intera comunità cittadina.
Il nostro Comune è attualmente interessato dall’attività di una Commissione di accesso, chiamata a svolgere, con la necessaria autonomia e nell’ambito delle proprie prerogative, gli approfondimenti previsti dalla legge, all’esito dei quali saranno assunte le determinazioni di competenza.
È un percorso istituzionale che deve essere rispettato nella sua piena autonomia e che, proprio per la delicatezza della materia, non può e non deve essere confuso con vicende di natura completamente diversa.
Nel frattempo, tuttavia, si sono verificati episodi di estrema gravità, con evidenti connotazioni intimidatorie, rivolti nei confronti del Sindaco e della sua famiglia, culminati, da ultimo, in una minaccia indirizzata ai suoi figli.
Di fronte a fatti di tale gravità, indipendentemente da ogni altra vicenda che interessi l’Ente, ci si sarebbe legittimamente attesi una risposta ferma, autorevole e inequivocabile da parte delle Istituzioni dello Stato.
Una risposta che non fosse soltanto espressione di vicinanza umana a chi, nell’esercizio delle proprie funzioni, si trova esposto a forme di intimidazione così gravi, ma che si traducesse soprattutto in una concreta e visibile presenza istituzionale, capace di affermare, senza ambiguità, che chi rappresenta una comunità e viene minacciato non viene lasciato solo.
È proprio questa risposta che, a giudizio di chi scrive, è mancata.
E il silenzio, in una circostanza di tale gravità, non può non destare profondo rammarico e interrogativi.
Per questa ragione, mi rivolgo direttamente alla Prefettura di Reggio Calabria e, più in generale, alle Istituzioni che rappresentano lo Stato, affinché possano essere chiarite le ragioni di una così evidente assenza di riscontro e di iniziative istituzionali a fronte di minacce che hanno oltrepassato la sfera personale del Sindaco, arrivando a coinvolgere i suoi figli e, dunque, il nucleo più vulnerabile della sua famiglia.
La richiesta non nasce da una pretesa di interferire nelle attività investigative o nelle valutazioni che competono agli organi dello Stato, ma dalla necessità di comprendere se e quali iniziative siano state assunte a tutela di un rappresentante delle Istituzioni e della sua famiglia e, laddove tali iniziative non siano state ritenute necessarie, quali siano le ragioni che abbiano condotto a tale determinazione.
Non può, infatti, sfuggire la necessità di mantenere nettamente distinti due piani che non possono in alcun modo sovrapporsi: da una parte, l’attività della Commissione di accesso, che deve proseguire nel pieno rispetto delle proprie prerogative e nella massima autonomia; dall’altra, la tutela dell’incolumità e della dignità di chi, nella sua qualità di Sindaco, rappresenta democraticamente una comunità e che, proprio per tale ruolo, è destinatario di gravissime intimidazioni.
L’eventuale esistenza di un procedimento di accesso presso l’Ente non può, né deve, tradursi nell’indebolimento della doverosa attenzione istituzionale nei confronti di atti intimidatori, tanto più quando questi arrivano a coinvolgere direttamente i familiari di un amministratore pubblico.
Lo Stato deve essere presente sempre, anche quando il contesto istituzionale è complesso e anche quando le vicende amministrative sono oggetto di approfondimenti e valutazioni.
Anzi, è proprio nei momenti più delicati che la presenza delle Istituzioni deve essere maggiormente percepibile, perché è attraverso la loro autorevolezza, la loro imparzialità e la loro capacità di agire che si alimentano il senso di legalità e la fiducia dei cittadini nelle Istituzioni democratiche.
A questo sentimento di profondo rammarico si aggiunge, inoltre, quello per la mancata solidarietà e per l’assenza di una chiara presa di posizione da parte della forza politica di appartenenza del Sindaco.
In una circostanza nella quale una persona, prima ancora che un amministratore, viene colpita attraverso minacce rivolte persino ai propri figli, ci si sarebbe aspettata una presenza, una parola, un segnale inequivocabile di vicinanza.
Il silenzio della politica, soprattutto quando si manifesta proprio nel momento in cui sarebbe maggiormente necessario riaffermare i valori della legalità, della democrazia e della tutela di chi esercita una funzione pubblica, non può che lasciare amarezza.
Non è questo, tuttavia, il momento delle contrapposizioni.
È, piuttosto, il momento nel quale tutte le Istituzioni, ciascuna nell’ambito delle proprie competenze e nel pieno rispetto dei rispettivi ruoli, sono chiamate a ritrovare un comune terreno di confronto e collaborazione.
Per questo, nella mia qualità di Presidente del Consiglio comunale, auspico che possa essere avviato un confronto franco, leale e costruttivo con la Prefettura e con tutte le Istituzioni competenti, affinché sia restituita alla comunità quella necessaria percezione di presenza dello Stato che oggi, comprensibilmente, appare indebolita.
La legalità non può essere soltanto proclamata: deve essere percepita, praticata e difesa.
E quando un rappresentante delle Istituzioni e la sua famiglia vengono fatti oggetto di minacce, la risposta dello Stato deve essere chiara, visibile e autorevole.
È da questa presenza, e dalla capacità delle Istituzioni di camminare insieme, nel rispetto dei propri ruoli, che può e deve essere ricostruito quel sentimento di fiducia che costituisce il fondamento stesso della convivenza democratica.
Il Presidente del Consiglio comunale, Giulio Ranieri




